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Che risplendano tutte le sue finestre!

Virginia Woolf, Diari di viaggio. Mattioli 1885. [responsabilità grafica non indicata]; [imm. di cop. senza attribuzione]. Copertina (part.), 12

Le tre ghinee di Virginia Woolf. Una preziosa eredità

di Giuliana Giulietti.

Saggio in 5 puntate.

4: Dove ci conduce il corteo dei figli degli uomini colti?

Due è la risposta alla tesoriera onoraria dell’associazione delle libere professioniste alla quale Virginia affida, dopo un lungo ragionamento e averle posto certe condizioni, la sua seconda ghinea. La povertà di questa signora stupisce e incuriosisce Virginia. Sono quasi vent’anni che le libere professioni sono aperte alle figlie degli uomini colti. Come è possibile che la loro rappresentante non abbia i soldi per pagare l’affitto del suo ufficio? Per vederci più chiaro Virginia ricorre all’Almanacco Whitaker e lì scopre che nel campo delle libere professioni – esattamente come in quello dell’istruzione universitaria – le donne subiscono ingiustizie e discriminazioni. Tra questi due settori della vita pubblica c’è infatti una sorta di sotterranea complicità tesa a eliminare le donne e a respingerle di nuovo nella sfera privata. Tutte le posizioni chiave della burocrazia statale sono occupate da uomini usciti da Oxford o da Cambridge. E Oxford e Cambridge – informa Whitaker – limitano rigidamente il numero delle ragazze che hanno diritto all’istruzione universitaria. Nel 1935 le studentesse residenti nei diversi colleges erano 500 contro i 5.328 studenti maschi residenti nella sola Cambridge. Inoltre sono proprio le figlie (e non i figli) che rimangono in casa a accudire ai vecchi genitori mandando così avanti quella”azienda ancora fiorente” che è la famiglia patriarcale. Ne consegue che nella pubblica amministrazione le donne sono poche e collocate ai livelli più bassi e peggio pagati. Ma la ragione più profonda di una tale disparità, Virginia la trova o meglio la sente, scorrendo il lunghissimo elenco dei funzionari pubblici (Presidenti, Direttori, Segretari, Sottosegretari) dove proprio alle fine della lista compare un nome preceduto dall’appellativo “signorina”. Ci deve essere qualcosa di esasperante in questa parola se la si spinge “più giù, più giù, più giù ancora”; nelle sfere inferiori dove gli stipendi sono più bassi. Qualcosa che agita, confonde indispettisce. Qualcosa che si diffonde nell’aria, un effluvio. La parola “signorina “ trasmette una vibrazione sessuale. E può darsi che il sesso porti con sé un aroma speciale; delizioso fra le pareti domestiche, ma sgradevole alle narici maschili in ogni luogo della vita pubblica compresa la Chiesa d’Inghilterra.

Basta leggere i giornali – e qui l’odore del sesso si fa più acuto – per rendersi conto di quanto sia grande la rabbia degli uomini contro il lavoro e la libertà delle donne. Virginia Woolf ne cita alcuni brani che ripetono più o meno lo stesso ritornello: via le donne dagli uffici governativi, dalla banche, dalle poste; via le donne che occupano i posti degli uomini obbligandoli a un ozio forzato; che tornino a fare le domestiche o le madri di famiglia che quello è il loro posto. Ecco, dunque, svelato l’arcano. L’aroma – ma forse è meglio chiamarlo atmosfera – che circonda la parola “signorina” e che influisce persino su sostanze solide come gli stipendi è di genere maschile; e in essa vi è contenuto qualcosa di ben più pericoloso dei bassi salari. Là dentro, in quelle citazioni, “troviamo in embrione l’insetto che riconosciamo sotto altri nomi in altri paesi. Là sta racchiuso allo stato embrionale l’essere che, quando è italiano o tedesco chiamiamo Dittatore, un essere che è convinto di avere il diritto, se derivato da Dio, dalla Natura, dal sesso o dalla razza non ha la minima importanza,di imporre ad altri esseri umani come devono vivere, quello che devono fare”. Questo essere pericolosissimo pronto ad alzar la testa e a sputar veleno è qui, in mezzo a noi, nel cuore dell’Inghilterra e dice in inglese quello che Hitler dice in tedesco: “Esistono due mondi nella vita di una nazione, il mondo degli uomini e il mondo delle donne. E il mondo della donna è la famiglia, il marito, la casa”. E, dunque, la donna costretta a respirare quel veleno e a combattere silenziosamente e senza armi quel verme nel chiuso di un ufficio, non combatte forse contro il fascismo e il nazismo come chi lo combatte con le armi in pugno? Non sarebbe giusto aiutarla a schiacciare quel verme qui, nel nostro paese, prima di chiederle di aiutarci a schiacciarlo all’estero?

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Da uno dei ponti sul Tamigi (un’immagine che ricorre più volte nel testo) Virginia Woolf osserva il corteo dei figli degli uomini colti che salgono le scalinate, entrano ed escono dalle porte di Westminster e del Parlamento, ascendono a quei pulpiti, impartiscono lezioni, amministrano la giustizia, fanno quattrini e chiede alla tesoriera – “ abbiamo voglia di unirci a quel corteo oppure no? E soprattutto, dove ci conduce il corteo dei figli degli uomini colti? Ormai, da quasi vent’anni, anche le donne possono come i loro fratelli uscire di casa, salire quelle gradinate, entrare e uscire dai palazzi del potere, partecipare ai loro riti e indossare come loro la toga, la parrucca, una cappa di ermellino. E forse un giorno, chissà, indosseremo anche noi l’uniforme dei soldati. Parole profetiche visto che oggi, negli Stati Uniti, le “soldatesse” mandate in Iraq o in Afghanistan combattono in prima linea, uccidono e si fanno uccidere. No, non è quella dell’eguaglianza la strada giusta da seguire. E neppure quella per prevenire la guerra. Virginia, l’outsider, ne è fermamente convinta, e in cambio della sua ghinea pone alla tesoriera, e sperando che le rispetti, condizioni ben precise. Dovrà impegnarsi, la signora, a eliminare dalle libere professioni la possessività, l’invidia, l’aggressività,l’avidità che le caratterizzano. Non imitando, dunque, i comportamenti maschili, ma volgendo lo sguardo (e qui vengono in soccorso le biografie) alle donne del diciannovesimo secolo; non solo alle quattro che sono uscite dall’oscurità (Florence Nightingale, Anne Clough, Mary Kinsley, Gertrude Bell), ma alle tantissime che restarono nell’anonimato e che andarono però alla medesima scuola. Loro maestre furono la povertà, la castità, la derisione e la libertà da fittizi legami di fedeltà. Alla tesoriera, probabilmente stupefatta, Virginia spiega il significato di quelle parole. Per povertà s’intende denaro sufficiente per vivere, per non dipendere da nessun altro essere umano, non un centesimo di più. Per castità s’intende che quando con il vostro lavoro vi sarete assicurate quanto basta per vivere, dovrete rifiutare di vendere il vostro cervello per denaro. Per derisione s’intende che dovrete rifiutare tutto ciò che serve a fare pubblicità al merito, e tenere per fermo che il ridicolo, l’oscurità e la disapprovazione sono preferibili, per ragioni psicologiche, alla fama e alla lode. Non appena vi offrono onorificenze o titoli, sbatteteli in viso a chi ve li offre. (Cosa che Virginia ha sempre fatto). E per libertà da fittizi legami di libertà s’intende che dovrete liberarvi dell’orgoglio per la vostra patria e anche dell’orgoglio per la vostra religione, la vostra università, la vostra famiglia, il vostro sesso.

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Mai nessuna donna prima di lei aveva osato pronunciare, e per di più sull’orlo di un conflitto mondiale, parole così potenti e sovversive. Parole che testimoniano una grandezza, un’intelligenza, un coraggio e una radicalità davvero straordinari. Parole che mettono in luce (e aveva cominciato a farlo in Una stanza tutta per sé) quella che possiamo chiamare la tradizione nascosta di una nascente genealogia femminile.

Perché, se siamo donne, dobbiamo pensare il passato attraverso le nostre madri.

Prenda questa ghinea – conclude Virginia nella lettera alla tesoriera onoraria – e la usi non per dar fuoco all’intero edifico, ma per fare una grande luminaria. “Risplendano tutte le sue finestre. Che le figlie delle donne incolte intreccino una danza intorno alla nuova casa, la casa povera/…/ che cantino tutte insieme: “Basta con le guerre! Basta con la tirannide! E le loro madri felici rideranno nella tomba:” Per questo abbiamo sopportato insulti e disprezzo! Illuminate le finestre della nuova casa, figlie! Che risplendano!”

Virginia Woolf, la figlia di un uomo colto, si mette dalla parte delle madri incolte, del loro sapere, della loro civiltà e individua, nella relazione madre-figlia, il principio di un nuovo ordine simbolico. La Società delle Estranee ne è lo splendido inizio.

Virginia Woolf, Diari di viaggio. Mattioli 1885. [responsabilità grafica non indicata]; [imm. di cop. senza attribuzione]. Copertina (part.), 12

Le tre ghinee di Virginia Woolf. Una preziosa eredità

di Giuliana Giulietti.

Saggio in 5 puntate.

1: L’angelo del focolare e i vecchi tromboni di Cambridge

2: Non mi farò mettere in testa un tocco di pelliccia

3: Tre lettere, Tre ghinee

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