Non starò a raccontarvi delle storie

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Virginia Woolf

Virginia Woolf, London, 1939, Photograph by Gisèle Freund; ©Gisèle Freund; ©Fotofolio, Box 661 Canal Sta., NY, NY 10013: cartolina postale

Qualche giorno dopo Natale e Capodanno passò la nostra amica PP a trovarci a cena, eravamo il mio fidanzato, la nostra amica Juliette ed io. Il camino acceso, fuori la neve, le lucine di Natale, un’aria festosa e di nido allo stesso tempo. Dopo cena PP disse: -Vi ho portato i regali!, e mise un cd nel lettore, con aria felice di chi sa di fare una sorpresa che riempirà di stupore. Dopo i primi gracchiolii cominciò una voce, di donna, non più giovane, in un inglese molto elegante: “…Words, English words, are full of echoes, of memories, of associations […]”, non capivamo chi fosse, PP si godeva le nostre facce, poi Juliette disse: -“Virginia!”, con quel vezzo strano dei francesi di chiamare gli scrittori per nome. Aveva ragione, PP aveva registrato dalla BBC la sola, pare, traccia audio della voce di Virginia Woolf. “…Words, English words, are full of echoes, of memories, of associations […]”, l’abbiamo ripetuta e ripetuta cercando di imitarne le inflessioni, –Words, English words, ci dicevamo leggendo, nel silenzio della neve dei giorni dopo. E’ stato un regalo bellissimo.

Per me Virginia Woolf è stato uno spartiacque chiaro, fra le letture disordinate e bulimiche dell’adolescenza e la scoperta della letteratura. Grazie ad un’insegnante ovviamente, che fece leggere alla sua classe, credo la seconda liceo artistico, non solo Gita al faro, ma anche il capitolo XX di Mimesis di Auerbach (Erich Auerbach, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale; Einaudi 1956; ultima edizione 2000 nella PBE Ns), intitolato Il calzerotto marrone, che aprì la mia testa ad un modo di leggere la letteratura che non ho mai abbandonato. MI sembra che da lì sono partito, e che lì sempre torno.

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