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VIRGINIA WOOLF. Tre lettere, Tre ghinee

Virginia Woolf, Diari di viaggio. Mattioli 1885. [responsabilità grafica non indicata]; [imm. di cop. senza attribuzione]. Copertina (part.), 12

Le tre ghinee di Virginia Woolf. Una preziosa eredità

di Giuliana Giulietti.

Saggio in 5 puntate.

3: Tre lettere, Tre ghinee

In Tre ghinee Virginia Woolf immagina che un avvocato segretario di un’associazione antifascista le rivolga per lettera una domanda che la lascia di stucco proprio perché rivolta da un uomo colto a una donna: “ Cosa, secondo Lei, si deve fare per prevenire la guerra”? Accanto alla lettera dell’avvocato, sul tavolo di Virginia, ci sono altre due lettere inviate da due signore: una tesoriera onoraria del fondo per la ricostruzione di un college femminile; e una tesoriera onoraria di un’associazione che aiuta le donne a trovare lavoro nelle libere professioni.

Sia l’avvocato che le due signore chiedono per le rispettive associazioni un contributo in denaro. Si tratta, dunque, per Virginia Woolf di ragionare su quello che le chiedono e di valutare, in base al suo stesso ragionamento, se inviare o meno le sue tre ghinee. A ottenere le prime due sono le due tesoriere onorarie alle quali Virginia sottopone la lettera dell’avvocato (che avrà la sua ghinea per ultimo) per capire se e in che modo la ricostruzione di un college e l’indipendenza economica delle donne possono aiutarlo a prevenire la guerra. Tre lettere e tre risposte, dunque, che si legano e si intrecciano tra loro nei capitoli del libro intitolati semplicemente Una, Due, Tre, giacché le tre cause – la pace, l’istruzione universitaria femminile e le libere professioni delle donne – sono intimamente connesse.

Per comprendere le cause delle guerre è necessario sapere qualcosa di politica, di economia, di rapporti internazionali. L’avere o no ricevuto un’istruzione è perciò decisivo. E altrettanto decisiva, sempre al fine di prevenire la guerra, è l’indipendenza di pensiero frutto del diritto a guadagnarsi da vivere che le figlie degli uomini colti hanno conquistato nel 1919 e che di fatto le sottrae all’influenza di padri, fratelli, mariti e figli.

Ma le due tesoriere onorarie che se ne stanno lì col cappello in mano e la faccia triste a chieder quattrini gettano un’ombra su quei diritti faticosamente conquistati e portano allo scoperto – per via della loro povertà e del biasimo che le circonda – le ingiustizie, le discriminazioni e il disprezzo che nelle prestigiose Università inglesi e nelle libere professioni ancora colpiscono e umiliano le donne. Ingiustizie, discriminazioni e disprezzo che aprono tra Virginia e l’avvocato un precipizio, un abisso. Virginia Woolf non mette in dubbio l’autenticità dell’antifascismo e del pacifismo dell’avvocato. Ma sa perfettamente – perché questa è la sua esperienza con Leonard e gli amici di Bloomsbury – che quei sentimenti maschili non coincidono con l’avversione delle donne per il fascismo e per le guerre. “Combattere” – fa notare Virginia all’avvocato – “è sempre stata un’abitudine degli uomini, non delle donne. La legge e l’esercizio hanno sviluppato quella differenza, non importa se innata o accidentale”.

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Commentando questa frase di Tre ghinee, Luisa Muraro osserva che qui Virginia Woolf non solo introduce il tema dell’estraneità femminile (che tornerà ripetutamente nel testo), ma saltando la distinzione tra quello che nella donna sarebbe opera della natura e quello che sarebbe opera del condizionamento culturale, mette se stessa (e la donna) nella posizione di soggetto. Prima di ogni distinzione e determinazione esterna – queste le parole di Luisa Muraro – c’è Lei; c’è un soggetto pensante capace di ragionare e di concludere in base a quello che le risulta. E’ il cominciamento della soggettività e della libertà femminile.

Dalla parte del precipizio dove si trova e che la separa dall’avvocato, Virginia guarda il mondo (che è il medesimo per entrambi) con occhi diversi dai suoi. Due angoli visuali o punti di vista – quello di un’outsider ,Virginia e quello di un insider, l’avvocato – attraverso i quali le cose, anche se sono le stesse, appaiono diverse a lei e a lui. Guardando gli edifici con cappelle aule e prati di Oxford o Cambridge, l’avvocato vede la Sua Università , “fonte inesauribile di ricordi e di tradizioni”. Ma Virginia e le figlie degli uomini colti guardando quegli stessi edifici vedono solo la povertà dei colleges femminili di Newnham o Girton o di Somerville (a fronte della ricchezza dei colleges maschili, Il Trinity, il King’s, il Clare e gli altri); vedono le discriminazioni, il disprezzo e le umiliazioni che vi subiscono.

Nel 1937 Newnham e Girton non sono ancora membri dell’Università di Cambridge e alle ragazze vengono rilasciati solo titoli nominali che le ostacolano quando si tratta di trovare lavoro. Nel capitolo Una dove la lettera dell’avvocato e della tesoriera che vuole ricostruire il college si incastrano l’una nell’altra, Virginia Woolf espone una serie di fatti ricavati da biografie, diari, documenti della vita pubblica, giornali e che mettono in luce come l’istruzione, la migliore del mondo, non insegni a odiare la violenza, bensì a farne uso. Lo dimostra un episodio accaduto a Cambridge nel 1921e riferito (all’epoca in cui Virginia scrive) dall’attuale Rettore del Trinity College, Sir J.J.Thomson. Le direttrici dei colleges femminili chiesero ai vari Rettori e Presidi, se le ragazze che avevano superato gli esami potessero rendere pubblico il fatto aggiungendo il titolo di dottore al loro nome, come facevano quegli stessi signori. La proposta incontrò la più decisa opposizione. Gli uomini di Cambridge si presentarono in massa alla votazione e la proposta venne respinta con la schiacciante maggioranza di 1707 voti contro 661. Una folta squadra di studenti esultanti e decisi a tenersi ben stretti, contro le loro sorelle, privilegi e potere si diresse armata di bastoni e di un grosso carretto a Newnham dove danneggiò i cancelli di bronzo installati in memoria di Miss Clough, la prima Direttrice di quel college.

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E non sono forse – si chiede Virginia – la violenza e il senso del possesso due sentimenti connessi molto da vicino con la guerra? E se l’istruzione impartita all’università non insegna a coloro che la frequentano a odiare la guerra, vale davvero la pena di inviare a quella signora una ghinea per la ricostruzione del suo college? Forse sarebbe meglio annotare la nostra ghinea sotto la voce “Stracci. Benzina. Fiammiferi”. Per radere al suolo l’intera costruzione e dar fuoco alle vecchie ipocrisie. E le figlie degli uomini colti danzino attorno al grande falò, gettando di continuo bracciate di foglie morte sulle fiamme, mentre le loro madri sporgendosi dalle finestre più alte, gridano, “ Che bruci! Che bruci! Non sappiamo che farcene di questa istruzione! Tuttavia, pur avendo cara questa visione, Virginia decide infine di dare il suo contributo per la ricostruzione del college che, con tutte le sue carenze, costituisce l’unica alternativa alla casa paterna. Non ci resta che sperare che col tempo quell’educazione cambierà. Ma quella ghinea va data per prima, prima di darne una all’avvocato per la Sua associazione. Perché è un contributo per il medesimo fine, la prevenzione della guerra.

Virginia Woolf, Diari di viaggio. Mattioli 1885. [responsabilità grafica non indicata]; [imm. di cop. senza attribuzione]. Copertina (part.), 12

Le tre ghinee di Virginia Woolf. Una preziosa eredità

di Giuliana Giulietti.

Saggio in 5 puntate.

 

 

 

1: L’angelo del focolare e i vecchi tromboni di Cambridge

2: Non mi farò mettere in testa un tocco di pelliccia

3: Tre lettere, Tre ghinee

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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