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VIRGINIA WOOLF, nascita de Le tre ghinee. Giuliana Giulietti [2 di 5]

Virginia Woolf, Diari di viaggio. Mattioli 1885. [responsabilità grafica non indicata]; [imm. di cop. senza attribuzione]. Copertina (part.), 12

Le tre ghinee di Virginia Woolf. Una preziosa eredità

di Giuliana Giulietti.

Saggio in 5 puntate.

2: Non mi farò mettere in testa un tocco di pelliccia

Virginia Woolf era molto sensibile alle lodi e al successo, ma negli Trenta del Novecento il sentimento della propria estraneità e il suo mettersi dalla parte delle donne e degli uomini comuni, dell’oscurità e dell’anonimato, la inducono a sbarazzarsi della vanità in nome della libertà di pensiero. “Che può essere definita” – leggiamo in Tre ghinee– come il diritto” di dire o scrivere con le proprie parole e a modo proprio quello che si pensa”. Questo vuole Virginia – “the freedom to think of things in themselves” : la libertà di pensare le cose in sé. Da sé – e sa che per farlo deve necessariamente svincolarsi dal mondo patriarcale e dal suo sistema di privilegi ed esclusioni. Senza farsi abbindolare da premi, onori accademici e onorificenze civili che per lei sono soltanto dei feticci.

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Nel febbraio 1932 il preside del Trinity College la invita a tenere le prestigiose “Clark Lectures”- ed era la prima donna invitata a tenerle – istituite proprio da suo padre Sir Leslie Stephen. Virginia ringrazia e dice no. Un anno dopo, nel marzo 1933, il vicerettore della Manchester University le offre la laurea ad honrem.

E ancora una volta lei ringrazia e rifiuta. Sa benissimo che il preside del Trinity e il vicerettore della Manchester University sono disposti a fare uno strappo e ad accoglierla in pompa magna solo perché è una scrittrice famosa. Ma Oxford e Cambridge discriminano le ragazze, le umiliano, le tengono ai margini della vita universitaria. E Virginia non vuole essere un’eccezione fra le donne. Con una rabbia, una radicalità e un’ironia che a decenni di distanza ritrovo in Carla Lonzi, Virginia annota nel diario : “Per 2000 anni abbiamo fatto le cose senza essere pagate. Non potete comprarmi, ora. Non struscerò il naso in quel mastello di rifiuti”.

Da centinaia di anni le donne sono escluse dai luoghi sontuosi – la cattedrale di St.Paul, la Banca d’Inghilterra, il Palazzo di Giustizia, il Parlamento, Oxford e Cambridge – dove, da centinaia di anni, gli uomini colti tengono discorsi, fanno quattrini, amministrano la giustizia e l’istruzione. Non è, dunque, una beffa ricoprirle di onori? Un’assurdità, una menzogna; e nulla potrebbe indurla a farsi complice di tale impostura. Non andrà alla Manchester University per farsi mettere in testa un tocco di pelliccia. Del resto lei ha già spezzato e da tempo ogni complicità col patriarcato. Uccidendo quand’era ragazza l’angelo del focolare, Virginia Woolf è uscita di colpo dal cerchio dell’immaginario maschile. È libera e coraggiosa. Pensa, parla e scrive a partire da sé, dalla propria esperienza e dalla propria visione delle cose. Non teme l’isolamento, l’oscurità, il ridicolo. E per il nuovo libro che continua a progettare, ma che per il momento non scrive, comincia fin dal 1931 a raccogliere fatti: ritagli di giornali, citazioni sulle donne, gli uomini, la sessualità, la religione, l’istruzione.

Consulta l’Almanacco Whitaker, legge biografie e autobiografie, libri di storia, di economia, di politica. Un materiale vastissimo di cui si servirà nel testo e nelle note di Tre ghinee per smascherare la verità di ciò che lei dal suo punto di vista; il punto di vista di chi si sente diversa, un’outsider, vede con straordinaria lucidità – l’ingiustizia del sistema di potere patriarcale; il disprezzo, le umiliazioni, la violenza perpetrata sulle donne. “Ho messo insieme tanta polvere da sparo da far saltare St.Paul”- annota nel diario il 16 febbraio 1932.

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Virginia Woolf concepisce e scrive Tre ghinee negli stessi anni in cui il patriarcato manifesta il suo volto più feroce.

Nel 1933 Hitler prende il potere e il Giappone invade la Manciuria; nel 1935 Mussolini aggredisce l’Abissinia; nel 1936 le truppe di Franco marciano su Madrid. L’Europa è travolta dall’onda di una violenza smisurata. Come tutti coloro che in quei giorni tremendi si mobilitano in difesa della libertà, della cultura, della pace minacciate dal nazifascismo, anche Virginia si chiede : “cosa si può fare per prevenire la guerra”? Non molto – si risponde. Accetta tuttavia di farsi coinvolgere nell’attività politica, partecipa a comitati e manifestazioni antifasciste, non sempre volentieri però. Qualcosa in lei fa resistenza. Sente che la sua ripugnanza per il fascismo e per la guerra non coincide con l’atteggiamento di Leonard e degli amici di Bloomsbury. Nessuno di loro a ben guardare è immune dalla seduzione del potere. Anche a Leonard piace comandare, impartire ordini. Ma Virginia con quella società fondata sul dominio la superbia la tracotanza degli uomini non ha nulla a che fare. Leonard e gli amici invece – pur con tutto il loro amore per la libertà, la cultura, la pace – ne fanno parte, ci sono dentro fino al collo e non vedono quello che lei vede: la stretta connessione tra la violenza disumana del nazifascismo e l’oppressione delle donne. Sono talmente implicati nell’esercizio del potere che cambiano idea. Non ci si può inginocchiare davanti a Hitler – dice Leonard. Alla forza bisogna rispondere con la forza, l’Inghilterra deve dichiarare guerra alla Germania. Ma Virginia no, lei la guerra non la vuole e non la vuole perché è una donna.

Ma -“cosa può fare una donna per prevenire la guerra?”. Ecco la domanda che inaugura Tre ghinee e che di pagina in pagina rende la sua penna, usata come un’arma contro il patriarcato, più infuocata ardita e meravigliosamente ironica.

Quel libro che alla vigilia della pubblicazione le sembra “ un balbettio confuso” è però la “cosa che volevo dire”. E ora che la “cosa” è detta, Virginia Woolf prova un senso di quieta compostezza e si sente libera, all’età di 56 anni, per nuove avventure.

Sono un’outsider – ripete. Il branco può ululare, non mi prenderà mai. E se anche il branco – recensori, amici, nemici – non bada a me o mi prende in giro, sarò ugualmente libera. Sì, Tre ghinee le ha rotto le uova nel paniere. La sua fama si è offuscata, si è fatta dei nemici, i vecchi amici l’hanno mandata all’inferno. Ma nell’inverno del 1939, nel bel mezzo della guerra, un soldato in trincea legge Tre ghinee e scrive a Virginia una lettera piena di ammirazione.

Virginia Woolf, Diari di viaggio. Mattioli 1885. [responsabilità grafica non indicata]; [imm. di cop. senza attribuzione]. Copertina (part.), 12

Le tre ghinee di Virginia Woolf. Una preziosa eredità

di Giuliana Giulietti.

Saggio in 5 puntate.

1: L’angelo del focolare e i vecchi tromboni di Cambridge

2: Non mi farò mettere in testa un tocco di pelliccia

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