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VIRGINIA WOOLF, Man Booker Prize, Aereoporti e caffè. Da Londra, Federico Andornino

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Virginia Woolf alla NPG

Quanto mi piacciono gli aeroporti. Avete presente la scena iniziale di LOVE, ACTUALLY, il filmone natalizio ricco di star britanniche (da Emma Thompson a Hugh Grant passando per Liam Neeson, e con un indimenticabile cameo di Claudiona Schiffer)? La voce narrante spiega che gli aeroporti sono un luogo pieno di affetto, di famiglie che si abbracciano, amici che si ritrovano, coppie che si riuniscono. Ecco, io ogni volta che vado all’aeroporto penso a quel film e mi dico che forse c’è ancora speranza in questo mondo. Me lo sto dicendo anche in questo momento, seduto al Pret a Manger di Stansted (niente caffè artigianale da queste parti quindi ho optato per un Earl Grey tea), con la più varia umanità che mi passa davanti e mi scalda un po’ il cuore. Sarà il fatto che sono le 5 di mattina, che sono in piedi dalle 3.50 e che sono nel panico perché dovevo spedire questo articolo tre giorni fa (!!!)… Ma insomma, viva gli aeroporti (anche perché, in questo caso, essere qui significa una cosa sola: CASA).

VIRGINIA WOOLF | NPG | NOVARO

Ma veniamo a noi. Dopo settimane di promesse e di promemoria più o meno velati del nostro Editor in Chief, sabato scorso sono andato finalmente a vedere la mostra su Virginia Woolf alla National Portrait Gallery. Premetto che la NPG è uno dei miei musei preferiti in assoluto. “Un museo con solo ritratti? Che palle…” direte voi. E invece non c’è nulla di più esaltante di ripercorrere la storia di un Paese guardando negli occhi le centinaia di uomini e donne che hanno vissuto in quel luogo e ne hanno cambiato un po’ la faccia. Tenete conto che si va dai Tudor a Beckham. Straordinario no?
Ora, io sono un fan sfegatato di Virginia Woolf. Quando ogni tanto parlo con la mia migliore amica del tatuaggio che un giorno (quando?) ci faremo insieme, l’unica frase che mi viene in mente e che vorrei tatuata da qualche parte (in fronte?) è l’incipit di Mrs Dalloway, uno dei miei libri preferiti. La mostra è, per i lettori di VW, una collezione di reperti straordinaria. Si inizia un po’ in sordina, con foto della casa d’infanzia della famiglia di Viriginia e dei suoi vari parenti. Ma subito dopo si accede a un mondo incredibile fatto di letterari, pittori, fotografi, esploratori, funzionari dell’Impero Britannico, stampatori, editori. È il famoso circolo Bloomsbury e, se devo essere sincero, ci sono qui oggetti che fanno arrossire di imbarazzo l’editore moderno. Perché la Hogarth Press, la casa editrice di Virginia e suo marito, pubblicava cose tipo T.S. Eliot, Virginia stessa, ed era talmente nota e apprezzata da essere contattata da James Joyce in persona per produrre la prima edizione dell’Ulisse (gli editori dovettero rifiutare perché il libro era troppo lungo per una casa editrice che era sì raffinatissima, ma pur sempre con mezzi limitati). Insomma, un trionfo del genio e della passione letteraria.
Di fronte a tanto talento, è ancora più triste arrivare alla parte finale della mostra, con il bastone da passeggio della scrittrice – lo lasciò a casa quando uscì per togliersi la vita, il primo indizio che fece temere il peggio – e le due lettere lasciate al marito e alla sorella. È particolarmente toccante leggere quelle righe e riconoscere una donna che era terrorizzata all’idea di dover affrontare un altro periodo di malattia.

La mostra è ancora alla NPG per una decina di giorni: se passate da Londra dovete andare (promesso, eh!)

 

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In breve
La scusa ufficiale per il ritardo della mia missiva è che attendevo il risultato del Man Booker Prize che è stato annunciato ieri, mercoledì 15 ottobre. Ha vinto l’australiano Richard Flanagan con il suo romanzo The Narrow Road to the Deep North. Niente vittoria per gli americani, dunque, nel primo anno in cui era loro permesso partecipare, e un altro trofeo per Penguin Random House, il più grande editore al mondo. Il libro non l’ho ancora letto ma il mio capo, Australiana ad honorem dopo aver vissuto laggiù per vent’anni, mi dice che è straordinario. Una breve ricerca online mi dice che l’autore è pubblicato in Italia da Frassinelli ma non so se quest’ultimo romanzo sia già uscito.

Sentinelle made in UK
Ammetto con un certo sconcerto che il fenomeno delle sentinelle mi era sfuggito completamente. Fino a quando non ho letto da qualche parte dei “tafferugli” vari delle scorse settimane. “Ah Italia!” ho pensato. Poi il giorno dopo ho letto che Farage, leader del partito anti-europa, anti-immigrati e anti-gay (è talmente “anti” che nessuno ha ancora capito per cosa è “pro” il che la dice lunga sul partito stesso), vorrebbe proibire a persone HIV-positive di entrare nel Paese. E mi sono detto “Ah mondo!”

Caffè
Dopo il detour francese, torniamo ad ambienti più “nostrani”. Ho scoperto da poco Tuscanic, un ristorante toscano DOC a Soho, su Old Compton Street (che è poi la via gay storica di Londra, ma ero lì per un pranzo di lavoro, giuro). Davvero ottimo cibo (e i vini non sembravano male, ma ripeto: pranzo di lavoro!) e un caffè eccellente. Anche stavolta niente camerieri aitanti, ma basta uscire fuori e Soho non è certo parca di fustacchioni.

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