Non starò a raccontarvi delle storie

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vent’anni

"credo autunno 85"

Dietro, scritto a pennarello blu, punta grossa, c’è scritto “credo autunno 85”. Sarà vero? In base a cosa l’avrò scritto? Mi sembra verosimile, ma chissà. Nell’85 avevo vent’anni esatti, dovevo aver finito il liceo, cioè le Magistrali (che non frequentai, diedi l’esame da privatista -prima avevo fatto due anni e mezzo di Liceo Artistico, un anno al privato e uno e mezzo al pubblico), cioè l’anno integrativo, che bisognava fare per andare all’Università -mi iscrissi a Lettere, essendo le Magistrali di soli quattro anni. Feci le Magistrali perché mi sembrava l’esame più facile. Eccetto qualche materia dovetti portare il programma di tutti e quattro gli anni. Tutto questo qui è già passato? Sto facendo l’Università? (diedi cinque esami in cinque anni: due grammatiche Italiane, Mortara Garavelli, una filologia romanza, Pennaccini, una semiotica, come si chiamava?, Caprettini, forse, e una storia della lingua italiana, Beccaria). Rimpiango un po’ ora, venticinque anni dopo, di essere stato così refrattario alla scuola, di essere un autodidatta. Quando sono stanco mi vorrei appoggiare su un dott., su un prof. che precedano il mio nome. Ma tutto era difficile. E l’insonnia martellava sfibrandomi. Ero una specie di animaletto sfinito che teneva ringhiando il mondo a distanza. Non c’è più niente di queste foto in me ora. Non i capelli, non le sopracciglia, che si stanno stranamente attenuando, non le labbra, che invidio, ma soprattutto si è finalmente spenta quella specie di fiamma inesausta che sembra bruciare dietro gli occhi, che mi consumava perché me ne nutrivo. Una sfida mai riposta, un ringhio sotterraneo. Però la bocca, a dispetto di tutto e delle mie fatiche, sorride. È immobile, ma irresistibilmente, l’angolo destro, tira al sorriso. Io ridevo! Ero nato per essere allegro! Ho dovuto compierne quaranta per imparare finalmente ad esserlo.

La cosa che davvero sono felice non ci sia più è quel boccolo che s’avvita sopra l’occhio destro. Non c’era verso, io lo dividevo, e lui si riabboccolava, solo e a viticchio, dondolava sulla fronte facendo un perenne boing.

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