Non starò a raccontarvi delle storie

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Venezia

io, venezia, campanile di s. marco [198?]

Qui sono in cima al campanile di San Marco, a Venezia. Fotografato da una mia amica di allora, di quand’ero piccolo e ancora di adesso. Ci trovammo lì forse per un festival del cinema, di che anno non ricordo, ma potrei azzardare un primi anni ’80, ma chissà. La maglietta me la ricordo molto bene, anche perché l’ho eliminata solo quest’autunno. Era di Armani, e mi sembra l’avessi comprata su un banchetto, in un mercato, aveva una piccola falla nel colore; l’ho messa estate dopo estate sempre, poi lo stridore fra la sua immutabilità e i cambiamenti che invece riplasmavano la mia faccia e il mio corpo mi hanno convinto a metterla via, ragalata forse, o in qualche raccolta -i vestiti, come i libri, non si buttano.

La prima volta che andai a Venezia fu di nascosto. Era il febbraio del mio primo anno di liceo -il Classico, che lasciai qualche settimana dopo; andai, mentendo ai miei genitori, coi miei nuovi amici, tutti dell’ultimo anno. Arrivati in treno senza pagare i biglietti, dormivamo in stazione per terra e giravamo per la città in uno dei primi Carnevali di Lizzani. Chiedevamo i soldi per mangiare o, i miei amici, per bere, o per il fumo. Una delle sere in un improvvisato corteo nel caos delle calli zeppe di persone tutti intorno a me gridavano: -Potere!-, e rispondevano: -Operaio!, -Potere!, -Operaio!
Io non riuscivo ad aprire la bocca. Era bello essere lì, era esaltante il coro ritmato, i pugni alzati all’unisono, il riconoscersi. Che scemenza, avrei potuto urlare anch’io, chi se ne frega, è un attimo e non ha nessuna importanza, e non ci riuscivo. I pochi operai che conoscevo, genitori dei miei amici o dei miei compagni, erano dipendenti della ditta di famiglia.
Torno spesso a quell’episodio per cercare di spiegarmi la mia riluttanza irrimediabile al senso di appartenenza, il mio allertare i sensi ogni volta che mi pare si manifesti, ad averlo in perenne sospetto, sentimenti che mi hanno spinto costantemente al margine. Spero di trovarvi un merito, una responsabilità della quale andare fiero, e invece no. Sono sentimenti radicati in me e che coltivo, ritenendomi nel giusto, ma in nessun modo me ne credo origine.

A Venezia poi sono tornato tantissime volte, la mia vita sentimentale sarebbe niente senza Venezia, così, nel più rosa dei cliché.

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