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I vendicatori angelici, di Karen Blixen. Secondo fantasma.

Primo fantasma
Karen Blixen, I vendicatori angelici (The angelic avengers)

Lo si trova molto facilmente sul mercato dell’usato, quest’unico romanzo di Karen Blixen; probabilmente perché è stato un best seller nel 1985, spinto a un notevolissimo successo di vendite dalla gran visibilità dell’autrice per il pubblico di allora, e da una scrittura limpida, accattivante, radiosamente “facile”, resa alla perfezione dalla traduttrice italiana, Bianca Candian.

Si tratta di una scrittura, in realtà, piena di segreti, perché I vendicatori angelici altro non è che un sublime pastiche: una vicenda che ha il ritmo e i temi del feuilleton francese ottocentesco, narrata però in uno stile che evoca il romanzo gotico inglese, le sorelle Brönte e, nelle riflessioni morali delle quali è costellato il racconto, George Eliot.
Scritto nel 1944, in danese, fu pubblicato dall’autrice con uno pseudonimo che doveva essere, nelle sue intenzioni, francese: Pierre Andrézel. Sino al 1956 Blixen sostenne che proprio di una traduzione dal francese si trattava, e non di un’opera sua originale; fu lei, nondimeno, a tradurlo in inglese nel 1946, quando venne pubblicato in Inghilterra e in America. Sul testo inglese, intitolato The angelic avengers, è stata condotta la bella traduzione italiana.

Uno dei modelli cui Blixen si ispira è L’ebreo errante di Eugène Sue, pubblicato con immenso successo nel 1845; il fatto che I vendicatori angelici si svolga nel 1840 sottolinea la sua prossimità con questa fonte, cui Blixen rende, come vedremo, un segreto omaggio nel cuore stesso del racconto. La prima parte dell’Ebreo errante racconta il viaggio avventuroso, dalla Siberia alla Francia, di due adorabili gemelle adolescenti, Rose e Blanche.
A Rose e Blanche spetterebbe, in parte, una ricchissima eredità, su cui però si appuntano le mire dell’ordine dei Gesuiti, rappresentato da un perfido campione della più consumata ipocrisia, Rodin. Con un certo sadismo, Sue incoraggia il lettore a sperare nel trionfo delle due fanciulle, che conduce in salvo attraverso un’infinità di pericoli; ma quando si sono ricongiunte al padre perduto e sembrano ormai al sicuro, nella sesta parte del lunghissimo romanzo, le gemelle muoiono nell’epidemia di colera che infuria a Parigi nel 1832.

Proprio come L’ebreo errante (e in particolare la sua prima parte, L’auberge du faucon blanc), I vendicatori angelici mette in scena le vicissitudini di due simpatiche e graziose eroine, Lucan e Zosine.
Legate da profonda amicizia nel collegio inglese in cui crescono –benché Zosine sia in parte di origine francese–, le due ragazze si separano alla fine degli studi: Lucan, di famiglia non ricca, lavora come istitutrice, mentre Zosine conduce una vita agiata e brillante nel castello del padre, ricco commerciante in derrate coloniali. Sul padre di Zosine si abbatte però la rovina e Lucan e Zosine, entrambe in gravi difficoltà, si trovano a cercar di sopravvivere senza appoggi in un mondo disseminato di insidie. Sembrano trovare un rifugio nella fattoria di Sainte-Barbe, in Occitania, presso una singolare figura di pastore protestante inglese a riposo, il signor Pennhallow, che le istruisce amorevolmente e quasi le adotta.
Sainte-Barbe, con i suoi sotterranei e le memorie di antichi delitti che la circondano, è però un luogo maledetto. Nel mondo di erudizione e di quiete in cui le due ragazze sembrano aver trovato protezione, affiorano indizi inquietanti, fino a una terribile rivelazione: da una lettera dimenticata in fondo a un mobile, Lucan e Zosine scoprono che Pennhallow non è che un abilissimo ipocrita, che serve segretamente il potere delle tenebre ed è a capo di una diabolica organizzazione criminale. È a questo punto che l’autrice inserisce un omaggio cifrato al suo modello, L’ebreo errante: la lettera che le due ragazze trovano racconta la vicenda di Rose, una loro coetanea che ha trovato la morte in seguito alle persecuzioni di Pennhallow e che porta significativamente il nome di una delle due eroine di Eugène Sue, egualmente perseguitate da un uomo di chiesa campione di ipocrisia, il gesuita Rodin.

Ma L’ebreo errante –di cui con evidente divertimento Blixen rovescia il finale, offrendo a Lucan e a Zosine non soltanto la salvezza, ma l’amore e la felicità– non è l’unico modello dei Vendicatori angelici, tutt’altro: uno degli aspetti più originali di questo capolavoro misconosciuto è quello di essere una sorta di incantevole (e consapevolissimo) Museo degli Stereotipi della Finzione Ottocentesca, una piccola enciclopedia del feuilleton, del romanzo gotico, del romanzo sentimentale e del romanzo d’avventura. Inoltre, ricorrendo a una tecnica tardosettecentesca –quella del roman à tiroirs– Blixen inserisce nella storia principale altre storie che la completano, e che spaziano dai riti voodoo di Santo Domingo ai cupi tempi del Terrore rivoluzionario in Francia: alla perfezione del tutto contribuiscono, insieme, il suo genio per il racconto breve e la sua consumata padronanza di tutte le tecniche narrative della tradizione occidentale.

Non posso fare a meno di chiedermi, dopo questa rilettura, come sia possibile che questo piccolo classico dal fascino irresistibile non sia più stato ristampato, dopo le tre edizioni succedutesi nel 1985, se non in un’edizione economica Bompiani del 1988, la cui sguaiata copertina è un insulto alla memoria della scrittrice danese e al gusto dei suoi estimatori. Si tratta di una dimenticanza? Di rassegnazione a un certo declino di Blixen nel canone e nelle preferenze delle nuove generazioni? Oppure a qualcuno è balenato il dubbio che la traduzione italiana del titolo sia sbagliata –dovrebbe essere Le angeliche vendicatrici, perché di vendicatori maschi nel romanzo non c’è traccia– e questo ha bloccato eventuali ristampe? Quale che sia la risposta a questi interrogativi, sia benedetto ebay dove chi non ha letto I vendicatori angelici può colmare la lacuna con pochi euro. Godendosi anche una delle più belle copertine Adelphi d’antan, una Fanciulla allo specchio di William Orpen che già da sola potrebbe giustificare l’acquisto.

Karen Blixen, I vendicatori angelici, trad. dall’inglese di Bianca Candian, Adelphi 1985, ed. orig.

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