Non starò a raccontarvi delle storie

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Tulane Drama Review: Vol.10, Number 2 , Winter 1965 / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

37. Tulane Drama Review: Vol.10, Number 2 , Winter 1965

A.A.V.V., “Tdr: Tulane Drama Review: Vol.10, Number 2 , Winter 1965”.

La mia intenzione era quella di esternare visivamente il mondo dentro di noi, costruendo un labirinto artificiale, ma soprattutto un susseguirsi di eventi in sequenza all’interno della città.” 

(Anthony Martin)

Flusso continuo. Esplorazione performativa. Città e persone. Improvvisazione.

Tulane Drama Review ci immerge nel mondo Fluxus. Dalla copertina disegnata dal fondatore del movimento, George Maciunas, intitolata “Pigeon Event in St. Mark’s Place, New York City”, alle interviste, ai saggi e alle performance di artisti di primo piano: tra gli altri, Michael Kirby, Robert Ashley, John Cage, Ken Dewey, Letty Eisenhauer, Anna Halprin, Dick Higgins, Theodore Hoffman, George Maciunas, Jackson Mac Low, Robert Morris, Claes Oldenburg, Yvonne Rainer, Ramon Sender, Paul Sills, Kelly Yeaton, La Monte Young.

Questo numero, oltre all’universo Fluxus, ci racconta di un evento collettivo nella città di San Francisco: in una lunga pagina, un diagramma in bianco e nero su carta colorata riporta la performance collaborativa chiamata “City Scale” (1963) concepita da Ramon Sender, Anthony Martin e Ken Dewey del San Francisco Tape Music Center. Un’esplorazione/relazione tra performer e pubblico, tra uomo e città attraverso una serie di eventi più o meno spontanei compiuti a San Francisco. L’intento era quello di accostare la città alla musica, al flusso di persone e agli stimoli visivi, sonori ed ambientali, al fine di ricreare un viaggio tra esperimenti acustici emessi a più livelli e rumori del movimento umano nella città: una contaminazione ed un assorbimento di spazio e uomo.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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