Non starò a raccontarvi delle storie

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James Lecesne / TREVOR. Rizzoli 2014

Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei
(Trevor. A novella)
di James Lecesne

traduzione di Giordano Aterini
art director: Francesca Leoneschi
grafica e illustrazione di Andrea Cavallini / theWorldofDOT

cartaceo: rilegato con sovracoperta, 106 pag.: 11€
digitale: 5,99€
Rizzoli (Gruppo RCS) -Rizzoli narrativa, Milano 2014

Copyright © James Lecesne / prima pubblicazione: Seven Stories Press, NY
Copyright © Rizzoli / RCS Libri S.p.A. settembre 2014

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È uscito in Italia da Rizzoli a settembre del 2014, nella traduzione di Giordano Aterini, Trevor. Il sottotitolo italiano, Non sei sbagliato: sei come sei, chiarisce immediatamente il nodo centrale del libro. In quarta, in quinto strillo in basso cita la parola gay; in generale qui la scelta degli strilli è improntata alla preoccupazione di non arrivare soltanto a un pubblico di settore (gay che leggono cose gay), ma più allargato. La cosa è naturalmente buona e giusta -anche se ben rivela l’arretratezza culturale del contesto (è da sempre che le persone lgbtq lavorano di slittamenti per apprezzare la cultura etero, non è facile, d’accordo, ma insomma, uno sforzino lo si potrebbe mettere in conto che anche gli etero sappiano farlo), ma un po’ insistita.

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Anche la dedica in alto, (… tutti quelli che … ) composta in font come a mano -come tutta la copertina- insiste sul punto, c’è però un salto interessante, un vero invito a riconoscersi in una storia che si vuole esemplare al di là del suo specifico.

La quarta di copertina anche, in quest’ottica, è interessante, la cito interamente, copiandola da sito di Rizzoli:

“Trevor, tredici anni, è un inguaribile ottimista, una spirito effervescente ed entusiasta, un artista in erba che con la sua vita sogna di cambiare il mondo, proprio come Lady Gaga. A scuola, però, le sue passioni iniziano ad attirargli battutine e insulti, che nella sua limpida ingenuità Trevor non capisce, e così facendo contribuisce a rinfocolare. Abbandonato dagli amici, frainteso dal mondo degli adulti, genitori compresi, Trevor si ritrova presto affibbiata l’etichetta di gay. Una storia che si ripete spesso in molte scuole del nostro Paese. Per fortuna, però, nel caso di Trevor questo è solo l’inizio.”

Il corsivo è mio; ma cosa vorrà dire, quella frase in corsivo? Io che sto scrivendo questa recensione per esempio sono gay: se uno dice che sono gay mi affibbia l’etichetta di gay? No. Quindi forse quello che io capisco dai paratesti guardati sinora è che Trevor è un etero eccentrico al quale viene affibbiata (Treccani, affibbiare: “[…] 2. fig. Dare, assestare: a. un pugno, un ceffone; estens., dare in genere (spec. cosa sgradita): a. un incarico gravoso; a. un quattro in condotta; a. un nomignolo […]”) l’etichetta di gay, ingiustamente.

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Si troverà capzioso questo ragionamento, e in parte lo è. Nel testo c’è un passaggio nel quale la sparuta Gay/Straight Alliance della scuola lo invita a dichiararsi gay, o indeciso, almeno. Trevor fugge da quell’ipotesi di etichettatura. Si potrebbe allora pensare che il libro racconti in generale di come la separazione in etichette delle persone sia ingiusta e violenta, e di certo il libro parla anche di questo. Ma il punto, naturalmente, è che ci sono etichette fighe e etichette usate come insulti, e che questo è profondamente ingiusto.

Insomma, l’eccentricità di Trevor -il suo essere “sbagliato”, come dice bene il sottotitolo italiano- non sarebbe altrettanto problematica se non lo caratterizzasse come gay. E sarebbe infinitamente meno problematica se Trevor fosse eterosessuale.

Quello che racconta questo libro, infatti, è soprattutto la crudeltà della pressione che, in un periodo così fragile come l’infanzia e l’adolescenza, su tutti noi viene esercitata dagli adulti -e dai coetanei che di quegli adulti sono spesso gli alfieri crudeli- affinché decidiamo chi siamo, una volta per tutte.

La scritta editoriale in quarta “Dedicato a tutti quelli che nella loro vita | vengono emarginati perché diversi” è  interessante anche per l’uso del “diversi”. Nei decenni passati “diversi” è stato -e talvolta è ancora- quasi sinonimo di omosessuali. Nornali e diversi era la coppia più gettonata. Qui certamente -lo dice il contesto- non è usata in quel senso, ma nel senso di “differenti”; eppure è una frase che potrebbe troneggiare anche su una fanzine anni ’70 di qualche organo di liberazione sessuale. Quell’eco nella lingua resta e, se non alle giovanissime generazioni, risuona ancora, anche qui, tradendo tutto l’impaccio di cui era portatrice.

Trevor è diverso perché è innamorato del suo compagno o perché il suo idolo artistico è Lady Gaga, citata nel risvolto di copertina?

Insomma, tutto è ellittico nei paratesti di copertina. Poi dentro tutto si risolve.

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La carta della Prefazione affidata a Carlo G. Gabardini è coerente col resto. Gabardini è un comico televisivo famoso a un pubblico generalista, che quindi ne sarà attirato; ed è famoso perché nel 2014 ha girato un video per Le Cose Cambiano che è stato il suo coming-out pubblico, un video che ha avuto molta fortuna e che utilizza efficacemente e coerentemente le corde comiche facendo un lavoro molto importante e utile in un Paese nel quale le persone lgbtq sembrano esistere solo nelle menti ossessionate e folli degli omofobi e delle omofobe.

E la Prefazione non è affatto ellittica. Come non è ellittica la prefazione di uno dei migliori scrittori di Gay Teen Book, David Levithan, o la postfazione dell’autore.

Insomma, se forse in Italia si sta faticosamente uscendo dall'”amore che non osa dire il suo nome”, nella sua editoria -anche la più volenterosa- sembra debbano esistere solo “libri che non osano dire il loro nome”, temendo, forse, d’essere male etichettati.

Trevor

Detto questo, Trevor è un testo leggero, divertente, molto esile e con molta pucciness, che sente il peso degli anni e che di questa distanza temporale si gioverà, in Italia, per piacere più a un pubblico eterosessuale digiuno di Teen Gay Book che a adolescenti lgbtq che abbiano anche solo visto Glee una volta (e in questo i paratesti di copertina dimostrano di avere ben chiaro il loro target).

All’origine di Trevor, c’è sua prima versione -teatrale-, del 1980, poi trasformato in sceneggiatura per il cortometraggio omonimo nel 1995 (Oscar per il Miglior Cortometraggio -ex-equo) e infine in racconto. (Da Teenvogue: Why did you decide to adapt this story into book form?
“The original story was set in 1980, and Trevor was devoted to Diana Ross. That doesn’t resonate so much with kids these days—now, Lady Gaga is his idol! There was some concern that the film was becoming an artifact of another time, and I wanted to make him more recognizable to kids.” ).

Sostituire Diana Ross con Lady Gaga non basta e forse il testo originale avrebbe mantenuto la dirompenza che certamente ebbe e che ora ci raggiunge sfibrata e polverosa.

Il libro ha un merito che lo sovrasta, l’essere stato per l’autore occasione per fondare il Trevorproject, organizzazione di ascolto e aiuto per persone adolescenti in difficoltà a causa del loro orientamento sessuale (che è cosa diversa da essere in difficoltà perché si è diversi).Trevor

 

 

Trevor

 


 

 

 

 

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