Non starò a raccontarvi delle storie

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trent’anni

trent'anni

Non avevo ancora compiuto trent’anni, e facevo il fotografo. Fui fortunato, perché non appena cominciai a far vedere le mie foto, queste piacquero, e feci una mostra a Milano, al Diaframma, galleria importante in quegli anni; venni recensito bene; partecipai a delle collettive, e un gallerista di Torino decise di puntare su di me, facendomi fare una grande personale (grande perché c’erano molti pezzi, ma anche perché i miei pezzi erano spesso di più di 2 metri per lato). Erano proprio gli anni ’90, Torino cominciava ad essere mondana, era divertente. Fui un vero azzardo per il povero gallerista: fu venduta una sola foto, che comprò mia madre: fu un gesto elegante. Nel frattempo ero andato a vivere a Parigi, più per lasciarmi alle spalle una situazione amicale difficile che per velleità internazionali. Avevo una nuova amica, e con la sua fidanzata decidemmo di prendere una grande casa insieme, in rue de Turenne. Io andavo in giro per gallerie, e se dopo mille passi avanti e indietro riuscivo ad entrare in una galleria, la mia voce spariva, tremavo, andavo via. Mi ero detto, quando avevo cominciato, che se all’alba dei trent’anni fare il fotografo fosse ancora stato -mi ricordo che era questa l’espressione che usavo: un hobby costoso, avrei smesso. Li compii, e smisi. Qualcuna delle tante foto della personale torinese sono poi rispuntate anni dopo in un locale, in un negozio, strane reviviscenze. Quando ogni tanto incrocio per strada il gallerista, sempre cerco di non farmi vedere.
Questa cartolina la presi al Jeu-de-Paume, in occasione della mostra di Louise Bourgeois. Me la rileggevo sempre.

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