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Tradurre Mrs DALLOWAY: l’incipit secondo Alessandra SCALERO, Nadia FUSINI, Anna NADOTTI, Marisa SESTITO

(Riproviamo su FN l’esperimento che già si fece con il saggio in cinque puntate di Giuliana Giulietti su Agatha Christie o più recentemente con lo studio in quattro puntate di Massimo Scotti sulle copertine dell’edizione del 1978 de Alla ricerca del tempo perduto (Einaudi); qui Paolo Armelli propone un’analisi delle traduzione di Mrs Dalloway in tre puntate, una ogni quindici giorni) (il post che segue è di supporto alla terza puntata: raccoglie infatti l’incipit della versione originale di Mrs Dalloway e di seguito il medesimo brano in quattro versioni italiane, rispettivamente di Alessandra Scalero, Nadia Fusini, Anna Nadotti, Marisa Sestito)

I titoli delle tre puntate:

1. Vivere l’alterità: Virginia Woolf

2. Scrivere l’alterità: Clarissa Dalloway

3. Tradurre l’alterità: le versioni italiane di Mrs Dalloway

3.1 Materiali: L’incipit di Mrs Dalloway e quattro sue versioni italiane

Virginia Woolf, di John Lehmann, La tartaruga edizioni, 1983. Art Director Sergio Calatroni. Pag. 15. (part.), 1

L’incipit di Mrs Dalloway e quattro sue versioni italiane

Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Minimum Fax 2009, Riccardo Falcinelli, progetto grafico, frontespizio (pert.) 1

0: Viginia Woolf: Mrs Dalloway (incipit tratto dall’edizione Penguin Books, London-New York 1996)

Mrs Dalloway said she would buy the flowers herself.

For Lucy had her work cut out for her. The doors would be taken off their hinges; Rumpelmayer’s men were coming. And then, thought Clarissa Dalloway, what a morning – fresh as if issued to children on a beach.

What a lark! What a plunge! For so it had always seemed to her, when, with a little squeak of the hinges, which she could hear now, she had burst open the French windows and plunged at Bourton into the open air. How fresh, how calm, stiller than this of course, the air was in the early morning; like the flap of a wave; the kiss of a wave; chill and sharp and yet (for a girl of eighteen as she then was) solemn, feeling as she did, standing there at the open window, that something awful was about to happen; looking at the flowers, at the trees with the smoke winding off them and the rooks rising, falling; standing and looking until Peter Walsh said, “Musing among the vegetables?” – was that it? – “I prefer men to cauliflowers”—was that it? He must have said it at breakfast one morning when she had gone out on to the terrace – Peter Walsh. He would be back from India one of these days, June or July, she forgot which, for his letters were awfully dull; it was his sayings one remembered; his eyes, his pocket-knife, his smile, his grumpiness and, when millions of things had utterly vanished – how strange it was! – a few sayings like this about cabbages.

(Mrs Dalloway, pp. 5-6)

Virginia Woolf, Voltando pagina. Saggi 1904-1941.  ilSaggiatore 2011; [responsabilità grafiche non indicate]; alla cop.: ©Hulton-Deutsch Collection/Corbis. Copertina (part.) , 4

1: Viginia Woolf / Alessandra Scalero: La Signora Dalloway (incipit tratto dall’edizione Mondadori, Milano 1979)

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comperati lei.

Lucy ne aveva fin che ne voleva, del lavoro. C’era da levare le porte dai cardini; e per questo dovevano venire gli uomini di Rumplemayer. “E che mattinata!” pensava Clarissa Dalloway “fresca, pare fatta apposta per dei bimbi su una spiaggia.”

Che voglia matta di saltare! Così ella s’era sentita a Bourton: quando, col lieve cigolar di cardini che ancora le pareva di sentire, aveva spalancato le porte-finestre e s’era tuffata nell’aria aperta. Ma quanto più fresca e calma, e anche più silenziosa di questa era quell’altra aria, di buon mattino; come il palpito di un’onda; il bacio di un’onda; gelida e pungente eppure (per la fanciulla di diciott’anni ch’ella era allora) solenne: là alla finestra aperta, elle provava infatti un presagio di qualcosa di terribile ch’era lì lì per accadere; e guardava ai fiori, agli alberi ove s’annidavano spire di fumo, alle cornacchie che si libravano alte, e ricadevano; e rimaneva trasognata, fino a che udiva la voce di Peter Walsh: “Fate la poetica in mezzo ai cavoli?” – così aveva detto? – oppure: “Preferisco gli uomini ai cavolfiori” – aveva detto così? Doveva averlo detto una certa mattina a colazione, quando lei era uscita sul terrazzo… Peter Walsh! Sarebbe tornato dall’India quanto prima, a giugno o a luglio, ella non rammentava più, ché le sue lettere erano disastrosamente monotone. Erano i suoi motti che vi si imprimevano in mente; i suoi occhi, il suo temperino, il suo sorriso e, quando milioni d’altre cose erano interamente svanite – strano davvero! – poche parole, come quelle a proposito dei cavolfiori.

(La Signora Dalloway, pp. 5-6)

Virginia Woolf, Voltando pagina. Saggi 1904-1941.  ilSaggiatore 2011; [responsabilità grafiche non indicate]; alla cop.: ©Hulton-Deutsch Collection/Corbis. Copertina (part.) , 4

2: Viginia Woolf / Nadia Fusini: La Signora Dalloway (incipit tratto dall’edizione Mondadori, Milano 2001)

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comperati lei.

Quanto a Lucy aveva già il suo daffare. Si dovevano togliere le porte dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer sarebbero arrivati fra poco. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina – fresca come fosse stata coniata nuova di zecca per dei bambini su una spiaggia.

Che emozione! Che tuffo al cuore! Sempre così le era sembrato, quando con un leggero cigolio dei cardini, lo stesso che sentì proprio ora, a Bourton spalancava le persiane e si tuffava nell’aria aperta. Com’era fresca, calma, più ferma di qui, naturalmente, l’aria la mattina presto, pareva il tocco di un’onda, il bacio di un’onda; fredda e pungente, e (per una diciottenne com’era lei allora) solenne, perché in piedi di fronte alla finestra aperta lei aveva allora la sensazione che sarebbe successo qualcosa di tremendo, mentre continuava a fissare i fiori, e gli alberi che emergevano dalla nebbia che a cerchi si sollevava fra le cornacchie in volo. E stava lì e guardava, quando Peter Walsh disse: “In meditazione tra le verze?”. Disse così? O disse: “Io preferisco gli uomini ai cavoli?”. Doveva averlo detto a colazione una mattina che lei era uscita sul terrazzo – Peter Walsh. Stava per tornare dall’India, sì, uno di quei giorni, in giugno o luglio forse, non ricordava bene, perché le sue lettere erano così noiose; ma certe sue espressioni rimanevano impresse, e gli occhi, il temperino, il sorriso, e quel suo modo di fare scontroso, e tra milioni di cose ormai del tutto svanite – com’era strano! – alcune sue espressioni, come questa dei cavoli.

(Fusini, pp. 3-4)

Virginia Woolf, Voltando pagina. Saggi 1904-1941.  ilSaggiatore 2011; [responsabilità grafiche non indicate]; alla cop.: ©Hulton-Deutsch Collection/Corbis. Copertina (part.) , 4

3: Viginia Woolf / Anna Nadotti: La Signora Dalloway (incipit tratto dall’edizione Einaudi, Torino 2012)

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.

Perché Lucy aveva fin troppo da fare. Bisognava togliere le porte dai cardini, stavano arrivando gli uomini di Rumpelmayer. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina – fresca come se fosse scaturita per dei bambini su una spiaggia.

Che allegria! Che tuffo! Aveva sempre avuto quella sensazione quando, con un sommesso cigolio dei cardini, lo stesso che udiva ora, spalancava le portefinestre a Bourton e si tuffava nell’aria aperta. Quanto era fresca, calma, più ferma laggiù naturalmente, l’aria di prima mattina; come la chiarezza di un’onda, il bacio di un’onda, freddo e pungente e tuttavia (per una ragazza di diciott’anni qual era lei allora) solenne, sentendo come lei sentiva, là in piedi davanti alla finestra aperta, che stava per accadere qualcosa di terribile. Guardava i fiori, gli alberi che la bruma dipanandosi svelava e le cornacchie che si alzavano in volo, e planavano; là in piedi a guardare, finché Peter Walsh disse, “In meditazione fra gli ortaggi?” – disse così? O disse, “Io preferisco gli uomini ai cavolfiori?” Doveva averlo detto un mattino a colazione quando lei era uscita sulla terrazza – Peter Walsh. Sarebbe tornato dall’India a giorni, in giugno o luglio, non ricordava quando, perché le sue lettere erano mortalmente noiose; ci si ricordava invece di certe sue battute; i suoi occhi, il coltellino, il sorriso, i modi scontrosi e, quando milioni di altre cose erano completamente svanite – che stranezza! – qualche battuta come quella sui cavoli.

(Nadotti, pp. 3-4)

Virginia Woolf, Voltando pagina. Saggi 1904-1941.  ilSaggiatore 2011; [responsabilità grafiche non indicate]; alla cop.: ©Hulton-Deutsch Collection/Corbis. Copertina (part.) , 4

4: Viginia Woolf / Marisa Sestito: La Signora Dalloway (incipit tratto dall’edizione Marsilio, Venezia 2012)

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.

Perché Lucy di lavoro ne aveva già abbastanza. Le porte andavano levate dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer sarebbero arrivati a momenti. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina – fresca, come elargita a dei bambini su una spiaggia.

Che bellezza! Che tuffo! Perché sempre così le era sembrato quando, con un lieve cigolio dei cardini che risentiva adesso, aveva spalancato la portafinestra a Bourton e si era tuffata nell’aria aperta. Com’era fresca, calma, più quieta di questa certamente, l’aria di prima mattina; come il battito di un’onda; come il bacio di un’onda; fredda e pungente eppure (per la ragazza di diciotto anni che era allora) solenne, sentendo come lei sentiva, lì in piedi davanti alla finestra aperta, che qualcosa di arcano stava per accadere; guardando i fiori, gli alberi con la foschia che si srotolava e le cornacchie che salivano, scendevano; lì in piedi a guardare finché Peter Walsh disse, “Persa nei pensieri in mezzo alla verdura?” – erano queste le parole? – “Preferisco la gente ai cavolfiori” – erano queste le parole? Doveva averle dette una mattina a colazione, quando lei era uscita sulla terrazza – Peter Walsh. Sarebbe tornato dall’India uno di questi giorni, se giugno o luglio se ne era dimenticata, perché le sue lettere erano talmente noiose; erano le sue battute che restavano impresse; gli occhi, il temperino, il sorriso, la scontrosità e, quando milioni di cose erano svanite nel nulla – com’era strano! – alcune battute come questa sui cavoli.

(Sestito, pp. 45-47)

Virginia Woolf, Voltando pagina. Saggi 1904-1941. ilSaggiatore 2011;  [responsabilità grafiche non indicate]; alla cop.: ©Hulton-Deutsch Collection/Corbis. Copertina (part.) , 12

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