Non starò a raccontarvi delle storie

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5: Topp

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Ognuno di noi, almeno una cinquantina di volte nella vita, ha avuto a che fare coi temutissimi temi d’italiano.
Secondi per difficoltà solo ai pensierini (tanti furono i tweet che scrissi inconsapevolmente a sei anni), la scena che si presentava durante il loro svolgimento era pressoché la stessa: astuccio sulla sinistra, penna cancellabile tra gli incisivi, e lui, il quaderno a righe – protagonista indiscusso dell’intero banco, con tante di quelle orecchie da fare invidia alla più curiosa delle dirimpettaie.

Pagine e pagine di rette senza fine, di poco più chiare della faccia del malcapitato di turno.
Quali estrosi aggettivi e improbabili verbi transitivi ospiteremo stavolta? – si chiedevano, non senza un filo di preoccupazione, preparandosi mentalmente agli inevitabili stropicciamenti e insistenti frizioni.*

Acerrimo nemico dei quadretti, spesso non capivo il motivo di tanta insofferenza: del resto si richiedeva solo ciò di cui un bambino è biologicamente dotato. L’immaginazione. Figuriamoci se a scrivere, poi, era uno di quelli che, non amando il calcio, dovette, a fatica, costruirsi ulteriori e valide alternative di gioco, con voli pindarici e bizzarre fantasticherie.

Scarabocchiare, a quell’età, dovrebbe essere divertente ed estremamente naturale; non c’è paura degli errori grammaticali che tenga (sardità fa rima con doppie e triple a volontà!).
Se ero solito occupare mezzo foglio con data, luogo e perfino ora così da ridurre drasticamente lo spazio da destinare agli esercizi di calligrafia, coi cosidetti temi liberi mi limitavo a indicare l’anno, ché era già sufficiente.
Tra descrivere la propria cameretta o decantare la lucentezza della bburago di turno, preferivo inventare storie. Alcune spassose, altre meno simpatiche ma si trattava pur sempre di fantasia (che, come diceva la maestra Marinella, va sempre stimolata, non ostacolata).

A distanza di tempo posso affermare che, tuttora, traggo ispirazione da quei racconti: vere e proprie conserve di creatività senza scadenza.

Uno dei miei preferiti – che mi valse uno zuccheroso lecca lecca e ben cinque minuti di ricreazione in più, quel giorno – faceva più o meno così:

“Qualche migliaio di anni fa, dopo la comparsa dei batteri negli oceani, la Terra era abitata da tante forme di vita colorate, chiassose e particolarmente estrose: esseri umani, venti annoiati, salamandre rosa e rocce.

Ah, le rocce! Ne esistevano di diversi tipi: gli abbronzati Scogli, particolarmente scivolosi per la troppa lozione solare e perennemente a bagno; il pallido Calcare, cagionevole e friabile; il rosso Magma, talmente timido da raggiungere temperature spettacolari e nascondersi, un po’ come il formaggio fuso col pane tostato, sotto i freschi manti erbosi.

C’erano poi le granitiche Montagne, talmente alte che era quasi impossibile rivolgersi a loro senza un accenno di torcicollo: non potendo, quindi, contare sulla compagnia altrui erano solite stare in gruppo, o meglio, catene, così da non sentire troppo la solitudine.

Solo il Maestrale, di tanto in tanto, faceva loro visita ma queste, dispettose, proprio non lo lasciavano passare.

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Ufffff! – sbuffava e soffiava, stizzito, sul mare e le pianure vicine.

Maestrale sollevava ombrelloni e scoiattoli volanti; i ragazzi magrolini erano costretti a uscire con una manciata di sassi dentro alle tasche e gli adulti, divertiti, fissavano le loro (s)pettinature con la lacca, infischiandosene di Ozono e della sua allergia.

Verde Collina nacque una mattina d’inverno: una Montagna, raffreddata dalla troppa neve, starnutì così forte che un cumulo di rocce e fango rotolò giù per la valle, portandosi dietro alberi, muschio e una manciata di ginestre.

In un nano secondo, fu circondata dagli abitanti del villaggio: tutti a chiedersi cosa fosse.

Troppo bassa per essere un Monte! – asserivano gli uomini.

Troppo alta per essere una Pianura! – affermavano le donne.

È perfetta: guardate le piante come già, entusiaste, vi si arrampicano e mettono radici! Sentite la morbidezza della terra; osservate come perfino Maestrale si diverta a pettinarne la chioma. Teniamola con noi! – insistettero, i bambini.

Verde Collina, incastrata in una situazione difficile ma felice della sua diversità, accettò di buon gusto: si sistemò timidamente a pochi passi dal loro villaggio e, per questo, fu ribattezzata Paleìdda”.**

Topp: una pesante coperta nera come travestimento, un’influenza come alibi ed ecco la catena di Montagne – la prima di una lunga serie del mio progetto “Lågpriskoncept”.

*Ahi loro non era consentito l’uso del bianchetto.
** A palas de sa idea = alle spalle del paese.

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5: Topp

[ Titolo: Topp – Tecnica: Stampa su carta fotografica 1:1. – Dimensione: 15×15 cm]

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