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The Medium is the Massage / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

24. The Medium is the Massage

Marshall McLuhan, Quentin Fiore, “The Medium is the Massage: An Inventory of Effects” produced by Jerome Agel, Random House, 1967.

I maggiori progressi delle civiltà sono processi che distruggono le società in cui avvengono.

(A.N. Whitehead)

La tecnologia ci sta cambiando? È questa la domanda che si pone il professor Marshall McLuhan in questo “inventario di effetti”. I nuovi media ci massaggiano, ci anestetizzano e ci plasmano. Oggi leggiamo immagini, non parole; non ascoltiamo più, ma ci immergiamo nella “visione” del mondo. Dal world wide web ai social network, dai reality show alla crossmedialità, McLuhan precorre i tempi, descrivendoci le dinamiche del futuro.

Il gioco di parole massaggio/messaggio, nato da un refuso del suo tipografo, ci introduce alle future epoche, quella del “MassAge” (l’Età delle Masse) e quella della “MessAge” (l’Età del Disordine). È questo il nuovo ambiente in cui si affacceranno i giovani, che “capiscono istintivamente l’ambiente presente, il dramma elettrico. Vivono miticamente e in profondità.”

I nuovi media, relazionandosi con l’ambiente che ci circonda, non sono più solo strumenti d’informazione, ma modificano il nostro corpo al fine di farci godere o di farci soffrire, proprio come durante un massaggio. La televisione ad esempio è uno strumento rassicurante, che ci immobilizza e ci crea assuefazione.

Grazie all’impaginazione dadaista di Quentin Fiore siamo immersi nel bianco e nel nero, tra helvetica di diverse grandezze e ritagli di immagini: un orecchio, un occhio, un’impronta digitale, due dita che aprono le pagine dello libro stesso, fino ad arrivare al nuovo cuore dell’era elettronica, il microchip. “Il libro” diviene “estensione dell’occhio, i vestiti un’estensione della pelle… i circuiti elettrici, un’estensione del sistema nervoso centrale. I mezzi di comunicazione, alterando l’ambiente, evocano in noi sintesi uniche di percezioni sensoriali. L’estensione di un qualsiasi senso altera il modo in cui pensiamo e agiamo, il modo i cui percepiamo il mondo. Quando questi rapporti cambiano, cambiano gli uomini.”

La vecchia generazione si formava in modo lineare, con la carta stampata, aderendo alla realtà. La nuova generazione si evolve grazie ai moderni mezzi elettronici, che ci plasmano allo stesso modo della struttura sociale, unendoci in un unico villaggio globale, “…un happening simultaneo. Siamo ritornati a uno spazio acustico. Di nuovo ricominciamo a strutturare i sentimenti primordiali, le emozioni tribali da cui solo qualche secolo di analfabetismo ci separa.” 

La nuova cultura pop e il nuovo ambiente dei media sono istantanei, immagini esperienziali che ci proiettano all’interno di una nuova dimensione, un villaggio social-globalizzante, chiamato oggi internet.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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