Non starò a raccontarvi delle storie

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YA del secolo scorso

Da qualche anno si dice “Young Adult”, dove l’uso dell’inglese è una volta tanto giustificato dalla mancanza di connotazione di genere. In Italia si diceva “Letteratura per ragazzi” e rimandava a un mondo di avventure, di pirati, di fantascienza, contrapposta alla “Letteratura per ragazze” dove c’era un mondo di cucine, di buoni sentimenti, di famiglie. Da tutte le eccezioni a queste classificazioni, che sono state nel tempo via via più forti e frequenti, l’etichetta “Young Adult” raccoglie soprattutto storie relative alla contemporaneità dei lettori e delle lettrici, a un mondo a loro conosciuto, alla scuola, al quartiere. È una letteratura che se da una parte conserva un intento pedagogico –che è una delle sue forze–, dall’altra esercita una grande libertà di forme e linguaggio, rare in altri generi; forse insieme al “Fantasy” uno dei generi più fecondi in questi anni, lontani dall’autoreferienzialità della letteratura per adulti, le persone che scrivono testi YA si permettono –di nuovo– di parlare di grandi sistemi, di sentimenti, di domande esistenziali, di dubbi, come altrove non si riesce più a fare.
Prima che il termine YA diventasse d’uso comune, in Italia una collana ne anticipò temi e forme, restando a oggi ineguagliata per intelligenza e coraggio.
Durò una manciata d’anni, agli inizi degli anni ’90, la progettò Mondadori, era la “Supertrend”, nome forse un po’ ridicolo che dichiara il suo debito agli anni ’80, debito pagato anche dalla grafica, molto interessante e divertita, di Federico Maggioni, grafico e illustratore poliedrico che qui gioca costruendo collage di illustrazioni non sue, di provenienze le più diverse, sempre illuminanti del carattere del testo. Più o meno a metà delle uscite, alla “Supertrend” venne data una nuova grafica, l’art director era Federico Luci. In tre anni pubblicò 21 titoli. Come ora sembra impossibile allora la collana suscitò un ampio e contrastato dibattito. Ciò che faceva scandalo era soprattutto il linguaggio, oltre ai temi. Nico Orengo su La Stampa soprattutto ne scrisse una condanna di rarà cecità. Fu una collana davvero dirompente, come ora non sono più le sue eredi. Un autore fra tutti: Philip Ridley –suoi due titoli, due libri di straziante e commovente bellezza– che aveva il torto di parlare di amore, memoria, dolore, parlando di due maschi innamorati, ne Gli occhi di Mr. Fury, e, con Fenicotteri in orbita, capace di parlare le lingue della crudeltà e della dolcezza intrecciate per comporre un ritratto dell’Inghilterra dei sobborghi spaventoso e commovente.
Nel 1994 Einaudi Ragazzi varò la sua collana YA antelitteram: “Frontiere”, che ebbe una prima fase molto interessante e poi meno. Tutta in bianco in omaggio all’immagine aziendale del marchio e per distinguersi da quei corsari della Supertrend, esordì con un altro caposaldo della letteratura YA: Un amico per sempre, di Aidan Chambers, ancora l’Inghilterra, ancora l’amicizia e l’amore fra due giovani maschi.
Restano, a oggi, i più bei libri pubblicati in Italia di quella prima stagione di una letteratura che meriterebbe uno sguardo molto più curioso e disponibile anche dal pubblico adulto.


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