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80 -quattro

Summer Love, 80 -quattro

FN_Summer_love_2In questa pagina una sola fotografia, molto grande, occupa quasi tutta la superficie. È incollata al centro, in basso la didascalia: “Kermesse aux Boudins | à la Victoire… | octobre 53”

summer love novaro

Cronologicamente si pone quindi dopo le prime due della pagina precedente -di settembre– e le altre quattro, della stessa pagina -del primo gennaio.

È una fotografia del tutto diversa dalle altre che compongono l’album. L’immagine ritrae una serie di commensali seduti ai due lati di due tavoli, uno in fila all’altro verso la parete di fondo. Al tavolo verso lo spettatore quattro persone: a capotavola nessuno, sulla nostra destra in primo piano André, leggermente chino, in giacca e cravatta, sigaretta alla mano sinistra, appoggiata al tavolo su una tovaglia di stoffa a quadri; gli occhi forse chiusi, ha la mano destra anch’essa appoggiata sul tavolo in una strana posizione, forse gioca con qualcosa che non vediamo, forse sta guardando quel che sta facendo; accanto a lui Milo, gli occhi puntati sulla mano destra di André, la mano sinistra in basso, non si vede, è l’unica mano che non sia appoggiata sul tavolo; la sigaretta fra le dita della mano destra, anche lui in una posizione leggermente incassata, un sorriso appena abbozzato, come sospeso.

Di fronte a loro le due signore che compaiono altre volte nell’album e per le quali ipotizzo una relazione parentale, vorrei dire con Milo, ma anche di questo non ho certezza. Sono due signore legate alla casa di Bohan, solo di questo posso essere certo. Una didascalia in una fotografia incollata in qualche pagina precedente le univa sotto la qualifica di “Famille“.

In primo piano, di fronte a André, una delle due signore, vestita di nero, con un piccolo cappellino scuro, tenuto da uno spillone dorato; un colletto di pizzo bianco quasi accennato, le mani strette quasi a pugno; ha anch’essa, come André, gli occhi abbassati, lo scatto dell’otturatore li ha colti chiusi. Accanto alla prima signora, la seconda, un vestito più vezzoso, a righe, più giovanile, un cappellino più elaborato, sormontato da una veletta; la bocca, come la prima signora, piegata all’ingiù, le labbra sottili; il volto è seminascosto dal cappellino e dall’ombra di questo, ma non del tutto: un occhio, fiammeggiante e rapace, fissa André.

Oggi, fotografare, soprattutto se con uno smart-phone, permette una verifica immediata: non solo le pose, ma le espressioni passano al vaglio istantaneo di chi scatta la fotografie e delle persone ritratte, una sorta di censura / approvazione che un tempo era impossibile con la stessa efficacia.

Così le espressioni che le persone hanno nelle fotografie analogiche sono traditrici, frutto, più che di ogni altro elemento, dell’accidente dell’istante. Cosa significano le espressioni dei volti dei quattro? Possiamo vederci una muta rassegnazione della signora in nero, una disapprovazione feroce della signora al suo fianco, la gentilezza timida di Milo e André, la fatica di André di un momento, l’imbarazzo di Milo, ma tutto sarebbe possibile ed esatto come inventato: forse lo era, forse questo vogliono dire queste espressioni, ma se è stato vero lo è stato solo in quell’istante, forse non un attimo prima, forse non un attimo dopo, certo non più -eppure è questo quello che vediamo.

È vero però che questa fotografia, che immagino scattata da un fotografo a pagamento, che passava di tavolo in tavolo a offrire i suoi scatti -certo non era un loro commensale: al loro tavolo non c’è un quinto piatto-, è stata ritenuta credibile da André e Milo, tanto da accoglierla nell’album, tanto da poterla credere una buona illustrazione di un momento, una buona generatrice di ricordi.

Ma la fotografia ha qualcosa di strano, che risponde dell’imbarazzo che sembra palpabile delle due coppie, che sembra andare oltre l’accidente dell’istante, ed è, come da un coro, sottolineato dalle persone al secondo tavolo, sullo sfondo.

Qui sono tre commensali, due uomini e una donna, tutti e tre seduti dal lato delle signore, forse qullo più in fondo si è spostato dal suo posto dal lato di André e Milo per meglio rientrare nell’inquadratura; gli uomini, quasi sorridenti, sembrano presi di sorpresa, ma la donna no: vestita di nero, dai capelli corti e il volto tondo, anch’esso quasi sorridente (tutto è quasi, in questa foto), guarda in macchina, spavalda, così come il cameriere, bianco vestito, che in piedi a braccia conserte prolunga il piano chiaro del tavolo verso l’infinito.

Salvo la signora del secondo tavolo, nessuno guarda in macchina al tavolo in primo piano, non André, sempre restio, non Milo, sempre pronto, non le signore, come sovente accade nelle fotografie di quest’album.

Ma se la fotografia è stata scattata da un fotografo di passaggio egli avrà pur detto “sorridete!”. La pervicace insistenza degli sguardi dei quattro, immobilizzati nella direzione del tavolo, come fossero colti loro malgrado dallo sguardo impudente del fotografo racconta di un imbarazzo taciuto, di un malessere e di una resistenza pervicaci.

È questa l’unica fotografia sinora che ritrae Milo e Andrè -e le due signore- in presenza di altre persone sconosciute -se pure non lo fossero i tre del tavolo affianco, di certo lo è il cameriere, di certo ne è abitato il ristorante. Per la prima volta il mondo entra in una fotografia -non scattata da loro- di Milo e André.

Molto si potrebbe romanzare, su una coppia che esiste nel mondo ma che se ne rappresenta sempre all’esterno, fuori dal tempo e dalle relazioni, in un mondo disabitato se non da loro e sull’imbarazzo di una fotografia che li ritrae invece in un luogo pubblico, preda dello scatto di uno sconosciuto, testimoniati dal altre persone il cui sguardo incrocia il nostro, oltre l’obbiettivo della macchina fotografica, al di là del tempo.

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Le kermesse aux Boudins sono cene spesso collettive, eredi di una tradizione medievale, a base di boudins, i sanguinacci della cucina belga ma in generale dell’Europa centrale. Non sono riuscito a trovare, scandagliando in rete, niente che rispondesse al nome Victoire abbinato a restaurant e/o alle città sinora citate nell’Album.

 

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