Non starò a raccontarvi delle storie

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79 -allora

Summer Love, 79 -allora

FN_Summer_love_2Due fotografie di settembre, quattro fotografie dell’inizio dell’anno. In questa pagina, come capita raramente in questo album, dove quasi sempre le singole pagine racchiudono un’unità di tempo definita, sono riuniti una fine -dell’estate- e un inizio -dell’anno-. Le prime due scattate a Dave, le altre quattro a Bohan. Sono entrambi luoghi dove André e Milo tornano regolarmente. Distanti poco più di un’ora l’una dall’altra (adesso, forse allora di più), sono i luoghi della vacanza, della natura, dei corpi. A Bohan quasi certamente c’è la casa i cui interni sono spesso fotografati, a Dave vanno con la tenda, la canoa.

Pagina dopo pagina mi accorgo che si costruiscono in me delle convinzioni delle quali se cerco le prove non sono più certo. Credo che a Bohan ci sia la casa dove forse Milo è stato bambino e dove forse abita la madre, la zia, forse uno zio, ma sono intuizioni, letture tendenziose d’indizi.

Quando si compone un album dei ricordi, le informazioni aggiuntive oltre alle immagini cercano di colmare un vuoto di memoria che si teme ci prenderà quando lo sfoglieremo anni dopo. Le fotografie della nostra vita passata ci interrogano continuamente sull’oblio al quale sottomettiamo i nostri giorni via via che s’allontanano da noi. La didascalia è un’àncora a quando la fotografia fu scattata. Cosa non sapremo, fra anni, quando riguarderemo questa immagine di noi? Cosa avremo dimenticato?

Ecco, se nella prima parte dell’album l’urgenza sembrava tesa a lanciare verso il futuro la felicità stupita del presente di André e di Milo, ora sembra intervenire una pacata coscienza della fortuna, della bellezza, della gioia che lega i due e i loro giorni.

I due ritratti in posa, sullo sfondo del Semois ghiacciato -con la linea dell’orizzonte storta, naturalmente, in quella scattata da Milo-, intabarrati nei montgomery, con grandi sciarpe di lana -e André col cappello che lo fa più adulto-, le due fotografie -probabilmente di André, del Pont cassée (già fotografato altre volte) e di una casa che vi si affaccia, forse presa dal ponte stesso- raccontano sì di loro, ma soprattutto di una giornata, di una passeggiata nella neve, e di ore di cui noi non sappiamo nulla ma che André e Milo -soprattutto Milo, l’estensore delle didascalie- sono certi di ricordare.

“Derniers beaux jours | de septembre 1953 | à Dave….”, “1er janvier 1954 | à Bohan”: le due didascalie, di queste e delle due fotografie in alto nella stessa pagina, chiariscono tempo e luogo, entrambe, sottintendono soggetto e verbo: [noi] quel giorno [eravamo] lì. L’informazione più importante non è più ritenuta necessaria.

Ai piedi della pagina una terza didascalia, scritta in diagonale, dal basso verso l’alto: “Bonne | Année…!!”. Lo sarà? Lo sarà stato? Lo è stato? Come fu? Come sarà? Nell’augurio che Milo scrive, un po’ timido, un po’ vezzoso, si mescolano presente e futuro, inestricabili.

Resta il vuoto fra settembre e gennaio.

-Eravamo lì, quel giorno.

summer love novaro

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