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78 -il tempo e l’universo

Summer Love, 78 -il tempo e l’universo

FN_Summer_love_2Sei fotografie in questa pagina, disposte in un ordine libero, molto diverso dalle composizioni delle prime pagine dell’album. Si avverte, via via che l’album acquista consistenza, via via che il tempo passa, una minore urgenza, anche nell’intenzione della rappresentazione. L’attenzione si sposta dalla coppia, dai corpi e dagli sguardi reciproci fra chi è fotografato e chi fotografa, al momento. La didascalia stessa, riferita alle due foto in alto, si riferisce al tempo: “Derniers beaux jours | de septembre 1953 | à Dave….”, ciò che vediamo, qui, ciò che ora André e Milo vogliono consegnare al tempo futuro, sono i giorni. Alla melanconia dolce della didascalia risponde la calma assolata del lungo fiume della Mosa -o del Semois?-, la libertà dei corpi seminudi.

Sono due gruppi di fotografie, che le didascalie àncorano a due momenti e luoghi diversi.

Le prime due, in alto, orizzontali, sono della fine dell’estate; le altre quattro, verticali, salvo una, sono incollate sotto e sono dell’inizio dell’anno dopo.

La prima fotografia, sulla sinistra, ritrae André e Milo, insieme.

L’auto, la canadese, la piccola barca -qui senz’albero ancora, è la stessa più volte ritratta in agosto. Chi ha scattato la fotografia, acquattato nell’erba? È una strana fotografia. Da una parte la posa di Andrè e di Milo -indaffarati a sistemare delle cose in stoffa (una stoffa pesante, forse gli zaini?) con lo sguardo verso ciò che fanno, indifferenti allo scatto dell’otturatore che sta per imprimerne l’immagine sulla pellicola-, che farebbe pensare che la fotografia sia stata scattata da una persona terza; dall’altra la posizione della macchina, a terra, che si oppone all’idea che la macchina sia in mano a qualcun’altro. La sua assenza nelle fotografie -è facile pensare che se fossero stati in compagnia André e Milo avrebbero voluto ritrarre anche questa terza presenza- depone a favore di un autoscatto, dai tempi così lunghi da permettere di posare laggiù la macchina, tornare, mettersi a trafficare, dimenticarsi -o figurare di dimenticarsi- dello scatto che sta per avvenire.

Nell’erba, come già in molte altre fotografie dell’album, ci siamo noi, ma questa volta André e Milo sembrano avere dimenticato la nostra presenza, rendendoci voyeur e natura al tempo stesso; la pianta fiorita in primo piano, sulla sinistra, segna come una quinta lo spazio fra noi e loro -o il tempo-, e lo scafo, a terra, mette sulla scena i due corpi come un davanzale rinascimentale.

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La seconda fotografia, a destra, in alto, anche lei orizzontale, è un ritratto di Milo. Anche qui, com’è frequente quando scatta Andrè -e questo deporrebbe anche per l’ipotesi che, per fare la fotografia precedente, la macchina sia stata collocata a terra da lui-, una fronda d’alberi in primo piano segna un limite fra sguardo e soggetto fotografato; la composizione, apparentemente disordinata, è invece precisa: tutti gli elementi sono disposti lungo linee ortogonali e appoggiato al centro delle due diagonali è il volto di Milo; Milo è fermo in una posa -rara nelle fotografie dell’album, nelle quali quasi sempre guarda in macchina baldanzoso e fiero- simile a quella assunta da André per la fotografia precedente: indaffarato, lo sguardo concentrato sulle mani, sul lavoro che sta facendo; la gamba sinistra leggermente avanti l’altra, come a dare un lieve senso di movimento, lo fa somigliare a un kouros, come un ricordo dell’Eros di Centocelle della casa di Bohan. Il corpo di Milo divide lo spazio verticale in due metà; alla destra di chi guarda il fiume che scorre, la sponda lontana; alla sinistra la canadese e sullo sfondo, seminascosta, una casa. Milo fa da cardine e passaggio fra i due mondi; la canoa li unisce, sottolineando con un taglio la tripartizione del corpo di Milo: le gambe, il bacino, il torso. Alle spalle di Milo, un salice piangente è manto e baldacchino; consegna Milo alla sua trasfigurazione in figura atemporale.

Qui, lo sguardo di André, trasforma Milo nell’oggetto della sua adorazione e lo consegna al tempo.

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-tu sei l’equilibrio dell’universo

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