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33: STRATIS TSIRKAS / Città alla deriva (Il circolo)

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Stratis Tsirkas, CITTÀ ALLA DERIVA (IL CIRCOLO). Guanda 1984. Prosa contemporanea 33.

Stratis Tsirkas, Città alla deriva (Il circolo), Guanda, Milano 1983. 187 pp.; 20 cm x 12 cm; (Prosa contemporanea 33)

Titolo originale: Ακυβέρνητες Πολιτείες (Η Λέσχη)

Traduzione di Filippo Maria Pontani

Brossura con bandelle

Alla copertina: Davide Alfano Siqueiros, Nuova democrazia, 1944-45 (particolare)

Stampa: maggio 1984

Stampatore: Edigraf s.n.c. S. Giuliano Milanese

Copyright by Edition de Seuil, 1971

© 1984 Ugo Guanda Editore S.p.A, via Daniele Manin 13, Milano

Lire: 18.000

Copia in ottimo stato.

[M. M.]

 

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Alla bandella di copertina:

 

Il Circolo, prima parte della trilogia Città alla deriva, è un vero e proprio romanzo a chiave, nel senso forte del termine, in senso filosofi­co. Per quasi tutto l’arco del racconto, l’appa­renza è quella di un’opera tipicamente mo­dernista, novecentesca, post-joyciana. Se un romanzo è prima di tutto evocazione o in­venzione di un luogo e della sua ora, Il Cir­colo mette in scena una Gerusalemme mai vista, la Gerusalemme del 1942, città di fron­tiera, luogo di raccolta di tutti i profughi del Medio-Oriente; crogiolo di razze, di religio­ni, di ideologie; fucina dello spionaggio e del controspionaggio internazionale. Arabi, ebrei, inglesi, francesi, italiani, romeni, au­striaci, egiziani e, soprattutto, greci: tutti convivono con tutti, tutti fanno la guerra a qualcuno, e massimamente a Hitler.

A parte la protagonista, Emma, devota uni­camente alla «causa di sé», gli altri sembrano ferocemente impegnati nella lotta per la so­pravvivenza e nella lotta politica nell’imma­ne calderone dell’odio. In gran parte, l’appa­renza coincide con la sostanza, altrimenti II Circolo sarebbe un racconto fantastico: e so­prattutto per il protagonista maschile, Manos che, pur senza averla mai sfiorata, si innamo­ra di Emma ma che, senza scampo, è spinto alla clandestinità e alla guerra antifascista dall’altro suo amore, quello per la Grecia irredenta, seviziata dagli anni delle dittature. E il racconto, puntualmente, realisticamente, procede su tre piani: una terza persona clas­sica accompagna la vicenda di Emma; una prima persona ruminante, ma tutto somma­to limpida, tendente alla razionalità evoca il divenire di Manos; e un’altra prima persona, quella della proprietaria di una pensione in cui si ritrovano quasi tutti i personaggi, evo­ca, caoticamente, in forma di oscuro silla­bante monologo interiore, il divenire di tutti ad un bivio…

Ma, dicevamo, Il Circolo è un romanzo a chiave: chiave che ci verrà fornita, nel finale, con un colpo di scena grandioso, beffardo, paurosamente demistificatore di tutti gli im­brogli e di tutti gli eroismi latenti nella vicen­da fino a quel punto; e che questo coup de théâtre si richiami a Dostoevskij non è un’in­dicazione sul contesto emotivo e culturale di un romanzo che, abbracciando fino in fondo la problematica novecentesca, risale molto più indietro e si pone, certamente, per la lingua greca moderna, come ricapitolazione, somma d’una esperienza devastante, bisogno di riconnettere tutto ciò che la storia ha lace­rato. Città alla deriva è il capolavoro di un grande scrittore finora sconosciuto in Italia, la cui traduzione nessun editore ha avuto il coraggio di pubblicare in oltre dieci anni. Ma più che una scommessa, la pubblicazione della prima parte della trilogia, cui seguiran­no le altre due, Arianna e lì pipistrello, vuole essere un duplice omaggio, a Stratis Tsirkas e al suo traduttore italiano, Filippo Maria Pontani.

 

Alla bandella della quarta di copertina:

Stratis Tsirkas (pseudonimo di Ghiannis Chatziandreas) nacque al Cairo nel 1911 da famiglia greca. Esordì in letteratura nel 1927, iniziando poi a collaborare con vari giornali di Alessandria, Atene e Cipro. Autore di quattro raccolte poetiche, studioso di Kavafis, al quale dedicò due importanti studi bio­grafici, nel 1963 si stabili ad Atene per com­pletare la stesura di Città alla deriva, le cui tre parti apparvero nel ’60, ’62 e ’65, e che nel ’71 ottenne in Francia il premio per il miglior libro straniero. Nel ’73 apparvero i racconti de L’uomo del Nilo. Mori ad Atene nel 1980.

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