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SE TI ABBRACCIO NON AVERE PAURA, di Fulvio Ervas. AVVERTENZE, di Caterina da Padova


Se ti abbraccio non avere paura. Fulvio Ervas, Marcos y Marcos 2012

Avvertenze, di Caterina da Padova, 13

Illustrazione per "Avvertenze", di Caterina di Padova (Liz Taylor in The Taming of the Shrew, 1967)

Cattivik versus Belzebù

Sì, la forse tentazione di essere cattivi conduce all’inferno, o almeno rischia di inquinare il giudizio come se l’atto di giudicare fosse il prodotto di una reazione chimica – un po’ nervosa – ad un modo, invischiato nella retorica degli affetti, di affrontare il rapporto stretto con persone colpite da una forma di ritardo mentale o fisico.

E forse l’esperienza di lettura di certi libri, come quello imprescindibile di Giuseppe Pontiggia, Nati due volte, a cui si è ispirato il bel film di Gianni Amelio dal titolo Le chiavi di casa, fa la differenza e insospettisce rispetto alla volontà di raccontare il “caso vero” “la storia realmente accaduta” “l’esperienza diretta”, intendendo la verità come bene assoluto, come valore aggiunto alla medietà di una cronaca.

Il caso di Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas è la spia straordinaria di un certo gusto che tende ad enfatizzare la “testimonianza” al punto da diventare insegnamento universale, caricandole in groppa ben altro rispetto alla minuta tragedia.

Intanto il libro, raccontato in prima persona dall’eroico Franco, padre di figlio autistico grave, è la trascrizione, che si vorrebbe il più possibile fedele, delle parole dello stesso padre allo scrittore Fulvio Ervas, già insegnate di scienze naturali e pure autore di gialli comici con tanto di animali vittimizzati in ogni forma. Il fondamento di questo romanzo/verità è il rapporto di fiducia creatosi tra i due uomini in un caldo pomeriggio estivo all’ombra di un pergolato nella campagna veneta.

Lo scrittore Ervans, più che mai colpito dalla carica umana di questa avventura, scrive di getto il tragicomico viaggio di formazione di papà Franco e del figlio Andrea, 15 anni, coast to coast nell’America on the road di Kerouac annacquato con l’ultimo titolo di De Carlo, già stanco anche lui di ripetere sempre le stesse cose.

Medici contrari, amici preoccupati,madre ansiosissima, Franco dice basta ai metodi tradizionali: vuole che suo figlio impari a vivere, a scontrarsi con la durezza e l’intrinseca bontà del mondo che lo circonda. Incontri eccezionali segnano il cammino dei due: uno sciamano, una seducente cameriera, un donna anziana che ha perso la nipote, una ragazza problematica con cui –forse– ma il lettore è lasciato nell’incertezza, Andrea, (autistico, ma certo anche aitante e riccioluto) ha il suo primo rapporto sessuale. Non serve neppure aggiungere quanto il padre imparerà dal figlio e in conclusione come saprà affrontare il domani.

Un romanzo confuso, denso di incisi inutili, alla ricerca di un umorismo che fa cadere le braccia, ha tenuto testa alle classifiche per mesi grazie al passaparola dei lettori sulla rete e al di fuori.

Commenti commossi, entusiasmo e lacrime per questa storia di paternità alle prese con un figlio difettoso. Un uomo che quasi non ha cedimenti, poche incertezze, uno davanti a cui il buon senso ti inviterebbe a renderlo innocuo.

Un inno d’amore per il figlio così intriso di narcisismo da affermare “d’impulso mi assale, forse egoisticamente, la tremenda idea che potrei portarlo con me, quando sarà il momento. Faremo una grande festa, le nostre prove di smarrimento eterno. Salutiamo tutti: Andrea toglierà le foglie dalle piante con cui abbiamo addobbato la sala, toccherà la pancia alle persone e ci berremo un ultimo bicchiere. Faremo volare nel cielo uno sciame di bolle, mongolfiere d’acqua e sapone, lanceremo fuochi d’artificio e saranno luci blu a coprire le stelle”.

Per la cronaca, il titolo si riferisce al messaggio riportato su simpatiche magliette in diversi colori fatte fare apposta dai genitori, dal gusto sicuro, per Andrea, in modo che funzionino da “semplice suggerimento” rivolto ai compagni di scuola quando il ragazzino si getta su di loro per abbracciarli. Che non abbiano paura, Andrea li ama.

Singhiozzi, groppo in gola, effetto sicuro.

Sì, siamo cattivi, ma a noi questo Franco non piace, noi preferiamo la scientificità ferita di Pontiggia che non si capacitava della povertà della lingua italiana per definire persone come Andrea. Preferiamo quella sobrietà morale che scavava dentro alla distanza che ci separa da chi nasce diversamente abile.

Presto anche il film a suggellare la notorietà raggiunta senza le fanfare degli uffici stampa.

Avvertenze, di Caterina da Padova

13. Se ti abbraccio non avere paura. Fulvio Ervas, Marcos y Marcos 2012


Illustrazione per "Avvertenze", di Caterina di Padova (Liz Taylor in The Taming of the Shrew, 1967)

Se ti abbraccio non avere paura / Fulvio Ervas /cartaceo | 17 € ;  Marcos y Marcos, Milano 2012


(chi ha pagato il libro: Caterina da Padova, in luoghi e a costi che sono a FN sconosciuti)

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