Non starò a raccontarvi delle storie

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Scientific American, Microelectronics / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

41. Scientific American, Microelectronics

A.A.V.V., “Scientific American”, September 1977.

Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro. Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo. ” 

(Alan Kay)

Circuiti elettronici. Interfacce grafiche. Spazio di conoscenza. Futuro presente.

Nel 1970 l’informatico Alan Kay, padre delle interfacce grafiche utente, era ricercatore allo Xerox Parc, membro dello sviluppo di nuovi prototipi, dalle stazioni network, ai laptop, al nuovo sistema di programmazione “Smalltalk”.

In questo articolo Kay ci mostra le grandi innovazioni della nuova interfaccia grafica a finestre all’interno del computer Xerox Alto, il progetto che Steve Jobs copiò per ideare il Macintosh. Il sistema ad interfacce era una grande ricerca, un nuovo ambiente simulato per aumentare l’astrazione umana, con un notevole potenziale da utilizzare come strumento di conoscenza per i più giovani come una biblioteca virtuale per esplorare il mondo. Kay ci avvisa che l’informatica sarà il nuovo futuro, la nostra nuova rivoluzione, dove il computer diviene non solo uno strumento, ma un nuovo “medium” come direbbe Marshall McLuhan.

Come racconta: “Gli uomini amano la fantasia unita alla partecipazione. La fantasia soddisfa la necessità di avere un mondo più semplice e più controllabile. Il computer è un mezzo per dipingere, scrivere, fare arte, è un veicolo e uno strumento musicale. I campi magnetici sono i programmi, una metafora centrale così che tutto ciò si possa allineare in maniera fresca e spassosa verso un nuovo linguaggio”.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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