Non starò a raccontarvi delle storie

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Salinger bianco Einaudi

J.D. Salinger è scrittore di pochi libri, quattro, e di grandissima fama. Il suo primo libro, uscito negli Stati Uniti nel 1951, The Cathcher in the Rye, ebbe grande successo. Arrivò in Italia nella traduzione di Jacopo Darca l’anno dopo, col titolo Vita da uomo (Gherardo Casini editore, Roma, 1952).

Nel 1961 Einaudi ne pubblicò la traduzione di Adriana Motti, titolandolo Il giovane Holden, consegnandolo a un successo che pare imperituro. Salinger gode, ora da postumo, come sino al 2010 in vita, di una venerazione che lo avvicina ad alcune icone della musica o del cinema. Ma laddove la fama s’accompagna spesso alla proliferazione delle immagini, dei ritratti e delle testimonianze, così non è per Salinger, la cui fama si esercita nell’assenza: mentre il successo della sua opera saliva e scalava le generazioni, Salinger si ritraeva vieppiù dalla vita sociale e mondana, sino a sparire del tutto.

Lo straordinario successo internazionale che gli arrise, concesse a Salinger un controllo pressoché negato a ogni scrittore o scrittrice: quello sulle copertine; Salinger non impose un’illustrazione o un’altra, ne impose la scomparsa. Maniacalmente ripiegato sull’impossibile controllo della propria opera, Salinger volle provare a farle il vuoto intorno e così, via via in tutto il mondo, le copertine dei suoi quattro libri persero ogni immagine, forse nella ingenua illusione che fosse solo un’immagine in copertina a orientare la lettura di un testo. Salinger avrebbe forse amato l’epoca degli ebook, dove il testo è spogliato e liquido, dove le font con cui è composto si possono modificare a piacimento di chi legge, dove il tempo non lascia segni e dove l’editore stesso scompare.

Forse invece sarebbe stata la frustrante scoperta che un libro non è mai solo scrittura e che le copertine ne sono solo le vesti più appariscenti. In Italia una felice coincidenza ha voluto che l’editore dei suoi libri fosse Einaudi. La casa editrice che dagli anni ’70 iniziò a rendere iconico il bianco delle sue copertine trovò nella pretesa di Salinger una sorta di distillato della propria immagine di brand –accondiscendere a quella necessità nevrotica (ci volle tempo, dapprima Einaudi lo fornì d’illustrazioni di Ben Shahn), forse rivelò in Einaudi il valore commerciale di un colore che sembrava sino ad allora una scelta etica. Un libro di Salinger pubblicato da Einaudi è un libro Einaudi per essenza, niente può essere più Einaudi, quel bianco accecante, così denso di tracce, di memoria, di humus editoriale, rappresenta per la casa editrice un precipitato perfetto di tutta la propria storia, riraccontata attraverso una cancellazione e densa di ogni libro pubblicato, celebrando così il fallimento estremo del desiderio di Salinger: il testo nudo.

[nel 2015 ho scritto più o meno un post al mese per il sito del Rosso Antico, un vermuth. Esperienza felicissima –pagamenti puntuali, interlocutore gentile e attento–, poi conclusasi per il dirottamento altrove degli investimenti pubblicitari. In questi giorni mi sono accorto che tutto il sito, e quindi i miei post, che sino a poco fa si trovavano, è sparito. Naturalmente da allora molto si è perso nei miei computer, ma qualcosa riesco a recuperare e lo metterò qui, dove si parla di libri a partire da un esempio, un pretesto, uno specimen (n.d.d.)]

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