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ROLAND BARTHES PITTORE -Pittura, scrittura, cucina (2 di 2).

Roland Barthes, intermezzo

Bar Barthes, di Marco Mondino

-le immagini

7.2: pittura, scrittura, cucina

“In pittura, come in cucina, bisogna lasciar cadere qualcosa da qualche parte. Nella caduta la materia si trasforma (si deforma): la goccia si distende e l’alimento diventa più tenero: si produce una materia nuova (il movimento crea la materia)”.

(Réquichot e il suo corpo, in L’ovvio e L’ottuso, p.212)

Roland Barthes, Intermezzo. Skira 2004. Art Diresctor Marcello Francone. Grafica di Stefano Tosi. Pag. 49 (part.), 1

La riscoperta del catalogo Carte Segni è stata una buona occasione per seguire le tracce dell’universo pittorico e visivo di Roland Barthes e per soffermarsi sul connubio che lega pittura e scrittura.

Negli stessi anni in cui dipingeva, Barthes ha scritto diversi contributi sull’arte, recensioni o testi per alcuni cataloghi di mostre, molti dei quali si trovano in L’ovvio e L’ottuso, la raccolta di Saggi Critici il cui corpus centrale è principalmente dedicato alla pittura.

La rilettura di questi scritti acquista un’importanza particolare anche per lo stretto rapporto che si determina con la pratica pittorica dello stesso Barthes.

Se i nomi di Brecht o di Michelet sono delle costanti che segnano il percorso intellettuale di Barthes allo stesso modo lo saranno anche artisti come Twombly o Réquichot .

Negli scritti, a una dimensione riflessiva e teorica se ne intreccia una prettamente autobiografica: vedere un’opera di Twombly fa scattare in Barthes la voglia di spostarsi dal suo tavolo di lavoro per trovare un momento di fuga.

«Così, questa mattina del 31 dicembre 1978, è ancora buio, piove, intorno a me c’è il silenzio quando mi rimetto alla scrivania. Guardo Hérodiade (1960), e non ho davvero nulla da dire, se non la stessa banalità: mi piace. Ma all’improvviso scaturisce qualcosa di diverso, un desiderio: il desiderio di fare la stessa cosa: di andare a un altro tavolo da lavoro (non più quello della scrittura), di prendere dei colori e di dipingere, tracciare» (Saggezza dell’arte, in L’ovvio e L’ottuso, pag. 191).

Roland Barthes, Intermezzo. Skira 2004. Art Diresctor Marcello Francone. Grafica di Stefano Tosi. Pag. 53 (part.), 1

L’attenzione di questi scritti è rivolta in primo luogo al gesto che, istintivo o ricercato che sia, coinvolge mano e corpo. Barthes esce fuori dalla dittatura dell’occhio per concentrarsi sul corpo inteso come produttore di gesti e movimenti e allo stesso tempo conduce una riflessione che lascia fuori i generi e i vissuti degli artisti per interrogarsi sulla materia, sui supporti, sugli strumenti e sulla combinazione alchemica degli elementi.

Superando qualsivoglia concezione storicista, Barthes diviene spettatore e ci coinvolge in una lettura dell’opera che per quanto apparentemente personale rivela in realtà anche

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una dimensione teorica profonda.

Interrogarsi sulla materia, sugli strumenti, significa fare un passo indietro e provare a osservare quello che è il tavolo della composizione, analizzandone le fasi e provando a cogliere i movimenti del fare artistico.

L’origine della pittura, ci ricorda allora Barthes, va ricercata da un lato nel gesto del tracciare, così come nella scrittura, dall’altro nell’atto del combinare, così come nella cucina.

Quando si parla di scrittura si intende l’aspetto manuale, ossia la relazione che lega mano, strumento, superficie e gesto. L’attenzione non può che essere rivolta al ritmo, alla traccia che emerge, alla punta che “scava e incide”.

Roland Barthes, Intermezzo. Skira 2004. Art Diresctor Marcello Francone. Grafica di Stefano Tosi. Pag. 57 (part.), 1

Pittura e scrittura entrano in relazione e lo fanno sia nelle opere di Barthes che nelle scritture illeggibili di Réquichot, nei gesti calligrafici di Twombly o nel lavoro semiografico di Masson.

Questi tre artisti diventano non solo l’oggetto di un lavoro critico da parte dello stesso Barthes ma piuttosto delle figure che lo accompagnano nel suo percorso visivo. Alla dimensione del tracciare che riguarda la scrittura si aggiunge quella della manipolazione e della trasformazione che invece chiama in causa la cucina.

Pensate così a un tavolo pieno di ingredienti e nello stesso tempo cercate di concentrarvi con attenzione sui gesti che il cuoco, o chi per lui, mette in scena. Ci troviamo di fronte a una pratica che

«miri a trasformare la materia secondo la scala completa delle sue consistenze, con operazioni molteplici quali l’intenerimento, l’ispessimento, la fluidificazione, la granulazione, la lubrificazione, che producono quanto viene chiamato in gastronomia il glassato, il legato, il vellutato, il cremoso, il croccante» (Réquichot e il suo corpo, in L’ovvio e L’ottuso, pag. 210)

Ogni operazione si rivela fondamentale per attuare una trasformazione, per produrre un effetto che successivamente si manifesterà nel nostro piatto. Questo processo di deformazione della materia coinvolge necessariamente il corpo. Entrambe le origini della pittura sono così legate

“ai due gesti della mano che talvolta gratta, talvolta liscia, talvolta spiana; in una parola, al dito, e al palmo, all’unghia e al monte di venere” (ibidem, p. 211).

A partire dagli scritti su Réquichot e Twombly il discorso di Barthes rivela tutto il suo fascino e ci conduce a guardare non tanto l’opera in sé ma a interrogarci su quelli che sono i processi con tutto il loro carico gestuale e le loro imperfezioni.

Se da un lato non ci resta che godere del movimento con tutta la sua carica e la sua scossa, dall’altro non possiamo non considerare quell’alchimia che libera i materiali per crearne degli altri.

Roland Barthes, Intermezzo. Skira 2004. Art Diresctor Marcello Francone. Grafica di Stefano Tosi. Pag. 64 (part.), 1

Info

Gli scritti a cui si fa riferimento in questo post sono tutti contenuti in L’ovvio e L’ottuso (Einaudi 1985). Tutte le fotografie sono tratte dal Catalogo Roland Barthes, Intermezzo curato da Achille Bonito Oliva e pubblicato da Skira (2004). Il catalogo oltre alle riproduzioni di alcune opere delle carte di Barthes contiene scritti di Claudio Strinati, Achille Bonito Oliva, Giulio Carlo Argan, Francesca Villari, Rita Cirio, Umberto Eco, Alberto Arbasino, Giosetta Fioroni, Daria Galateria, Pietro D’oriano, Mariella Di Maio.



Bar Barthes, di Marco Mondino

-le immagini

7.1: pittura, scrittura, cucina

1: Linee programmatiche

2: Linee biografiche

3: Lingua, stile, scrittura

4: Dieci ragioni per scrivere

5: Il fibroso

6: Emicranie

7.1: Imitazioni

7.2: Pittura, scrittura, cucina

8: La scrittura del visibile

9: Barthes recita!

10: Scrivere

11: L’occhio inesperto

12: Barthes il centenario

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Bar Barthes, di Marco Mondino

Un tentativo di esplorare con cura il pensiero di Roland Barthes lungo i suoi libri, condotto attraverso lo sguardo attento e interrogante di chi si accosta a Barthes decenni dopo la scrittura delle sue opere. Marco Mondino apre il suo Bar su FN, con un gesto ambizioso e pacato, che vuole dar conto di tutti i testi di Barthes pubblicati in Italia -presentati, nelle illustrazioni, nelle loro prime edizioni-, uno per uno, cronologicamente; ai post monografici se ne affiancheranno altri, più mossi, inaspettati, d’occasione. Concluso, con la pubblicazione degli inediti più personali, il tempo presente di un autore che ha segnato profondamente almeno tre decenni del pensiero culturale, il Bar Barthes si propone di inziarne una rilettura, informativa, puntuale, divertita.

 

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