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ROLAND BARTHES PITTORE -Carte Segni (1 di 2).

Roland Barthes, Carte Segni

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Bar Barthes, di Marco Mondino

-le immagini

7.1: Imitazione

«Siccome in pittura non ho fatto altro che degli scarabocchi a macchie, decido di cominciare un apprendimento regolare e paziente del disegno» (Barthes di Roland Barthes, p. 108)

Tutto inizia dal supporto su cui le opere di Barthes sono dipinte. Ci sono i fogli, c’è la carta intestata dell’École Pratique Des Hautes Études, c’è la quotidianità. Una passione silenziosa, quella per la pittura, che Barthes coltiva per otto anni, dal 1971, al ritorno dal viaggio in Giappone, fino al 1978, anno della morte della madre. I disegni, gli schizzi, le opere che ci ha lasciato sono quasi 700 e quasi tutti sono datati e siglati.

In Barthes non c’era nessuna volontà di esporre ma piuttosto la possibilità di esprimere un piacere personale nel privato.

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«Quando ho tempo faccio un po’ di musica o di pittura a titolo pienamente assunto di semplice dilettante. L’enorme vantaggio della condizione di dilettante è che non comporta immaginario, non comporta narcisismo. Quando si fa un disegno o una coloritura in qualità di dilettante, non ci si preoccupa dell’imago, dell’immagine di sé che si darà facendo quel disegno o quel quadro» (La grana della voce, p. 212,).

A ricostruire per la prima volta la produzione pittorica di Barthes è stata una mostra svoltasi a Roma al Casino dell’Aurora di Palazzo Pallavicini Rospigliosi nel 1981. In quell’occasione furono esposte 234 opere ed Electa pubblicò il catalogo con gli scritti di Carmine Benincasa, Giulio Carlo Argan e François Wahl.

Successivamente storici dell’arte e semiologi si sono soffermati a lungo sulla produzione pittorica di Barthes ma la nostra attenzione, almeno in questo post, si sofferma su questo catalogo, oggetto raro, in grado di raccontarci la ricerca che Barthes conduceva sul piano pittorico e visivo.

Le carte dipinte sono quasi tutte di medie e piccole dimensioni, le tecniche utilizzate variano dall’acquarello, alla tempera, dai pastelli a cera agli inchiostri fino all’olio.

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Sfogliando il catalogo alcune tracce figurative sembrano entrare in relazione con le fotografie presenti in L’impero dei segni, altre rimandano ai pittogrammi rupestri.

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«Ci sono disegni che riproducono disegni giapponesi, poi la figura scompare, rimane soltanto la scia di un movimento, come d’un profumo. Oppure segmenti impazziti si agitano nel vuoto, come cercando uno spazio che non c’è» (G.C. Argan, Carte Segni, p. 19).

Il figurativo è così quasi accennato per poi lasciare spazio alle linee, alle pennellate alle macchie, alle tracce colte nel loro insieme, nel loro combinarsi, nel loro sovrapporsi l’un l’altra.

Il colore in alcuni casi crea discontinuità, irrompe e manifesta l’inatteso, gli elementi tracciati assumono direzionalità diverse e si dispongono nello spazio della rappresentazione lasciando vuoti i margini.

[Una nuova mostra si svolse sempre in Italia nel 2004 curata da Achille Bonito Oliva, vi furono esposte 34 opere e il catalogo fu pubblicato da Skira]

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Lo spazio bianco della carta è così quasi sempre visibile ai lati. È come se il gesto partendo dal centro gradualmente si espandesse ma senza mai superare un limite così che la composizione sembra incorniciarsi all’interno del foglio.

Influenzati dagli scritti di Barthes su Twombly, contenuti in  L’ovvio e l’ottuso, non si può fare a meno di pensare all’idea di gesto e al processo che porta alla composizione dell’opera dove le linee si sovrappongono in un’operazione che potrebbe essere infinita.

«Diversamente da molti pittori di oggi, Tw mostra il gesto. Non ci è chiesto di vedere, pensare, assaporare il prodotto, ma di rivedere, identificare, e per così dire, di “godere” il movimento che vi è pervenuto» (Cy Twombly o Non multa sed multum in L’ovvio e l’ottuso, p. 163)

«Stamattina, pratica feconda – in ogni caso piacevole: osservo molto lentamente un album in cui sono riprodotte opere di Tw interrompendomi ogni tanto per tracciare, su alcune schede, velocemente degli scarabocchi: non imito direttamente TW (perché poi dovrei farlo?), imito il tracing che inferisco, se non inconsapevolmente, certo in modo fantasmatico, dalla lettura; non copio il prodotto ma la produzione: mi metto per così dire sulle tracce della mano» (ivi p. 171).

L’attenzione di Barthes per il gesto pittorico va sicuramente messa in relazione anche all’idea di scrittura, intesa in senso fisico, e su cui Barthes si è a lungo soffermato. La pittura sembra divenire quasi una continuazione della scrittura, una forma espressiva che dà libertà al gesto ma che si dispone sempre con una certa regolarità e impaginazione nel foglio. La passione silenziosa di Barthes, si trasforma in un oggetto, in un dono, come ricorda François Wahl:

«Fu durante una cena alla «Closerie des Lilas» per i trentacinque anni di Sollers – c’erano Julia Kristeva, Severo Sarduy, Marcelin Pleynet, Pierre Guyotat, Jean-Louis Houdebine, forse dimentico qualcuno – che R. B regalò a Philippe uno dei suoi disegni: gli amici, con questo gesto, si ritrovano di nuovo impegnati dalla scrittura. Una scrittura amichevole: quella di R. B. lo fu senza dubbio sempre, ma va notato che quella dei disegni, non si risolse ad altro uso se non quello di farne regalo a qualcuno di noi»( F. Wahl, Carte Segni, p. 22).

Il Catalogo Carte Segni contiene anche uno scritto di Barthes sul rapporto tra Stendhal e l’Italia e due pagine tratte da La Camera chiara. Alle riproduzioni delle opere pittoriche sono accostate anche alcune fotografie di Barthes e la riproduzione di un testo scritto a mano.


Roland Barthes, Carte Segni. A cura di Carmine Benincasa. Direttore editoriale: Carlo Pirovano; Art Director: Pierluigi Cerri; Direttore tecnico: Gianni Gordel; Redazione: Gabriella Borsano; Impaginazione: Eva Bozzi. 191 p. ill- col e b/n; testi di Carmine Benincasa; Giulio Carlo Argan; François Wahl; Roland Barthes. Seguono: Biografia; Bibliografia.

 

Bar Barthes, di Marco Mondino

-le immagini

7.1: Imitazione

1: Linee programmatiche

2: Linee biografiche

3: Lingua, stile, scrittura

4: Dieci ragioni per scrivere

5: Il fibroso

6: Emicranie

7.1: Imitazione

7.2: Pittura, scrittura, cucina

8: La scrittura del visibile

9: Barthes recita!

10: Scrivere

11: L’occhio inesperto

12: Barthes il centenario

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Bar Barthes, di Marco Mondino

Un tentativo di esplorare con cura il pensiero di Roland Barthes lungo i suoi libri, condotto attraverso lo sguardo attento e interrogante di chi si accosta a Barthes decenni dopo la scrittura delle sue opere. Marco Mondino apre il suo Bar su FN, con un gesto ambizioso e pacato, che vuole dar conto di tutti i testi di Barthes pubblicati in Italia -presentati, nelle illustrazioni, nelle loro prime edizioni-, uno per uno, cronologicamente; ai post monografici se ne affiancheranno altri, più mossi, inaspettati, d’occasione. Concluso, con la pubblicazione degli inediti più personali, il tempo presente di un autore che ha segnato profondamente almeno tre decenni del pensiero culturale, il Bar Barthes si propone di inziarne una rilettura, informativa, puntuale, divertita. 

 

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