Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

ROLAND BARTHES, Michelet.

Roland Barthes, Michelet

BARTHES_MICHELET_MONDINO_NOVARO

Bar Barthes, di Marco Mondino

-i testi

6: Emicranie

«A Leysin […] ho potuto leggere tutto Michelet; copiavo su delle schede le frasi che a qualunque titolo mi piacevano, o che, semplicemente, si ripetevano. Nel classificare queste schede – un po’ come ci si diverte con un gioco di carte – sono inevitabilmente approdato a una tematica, su cui ho scritto un libro quando Seuil mi ha chiesto qualcosa per la collana “Écrivains de toujours”» (Autopresentazione, p. 10).


Questo frammento, tratto da un’intervista a Roland Barthes, mette in luce un metodo di lavoro e al contempo la passione e il piacere con cui Barthes si è dedicato scrupolosamente allo studio dell’opera di Michelet. Ma partiamo da una domanda banale, chi è Jules Michelet?


A chiarircelo è il memento posto nelle prime pagine del libro Michelet, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1954:


«Michelet, storico francese, nato a Parigi. Le sue opinioni liberali fecero sospendere per due volte i suoi corsi al Collège de France. Nella sua Storia di Francia e nella Storia della Rivoluzione è riuscito a realizzare un’autentica resurrezione della nostra vita nazionale» (1798-1874).


Il lettore dimenticherà presto questa stringata nota, come non presterà attenzione a tutto quel materiale in cui, in maniera sintetica, si annotano gli eventi principali della vita dello storico. Il libro manifesta e mette in luce il percorso personale costruito da Barthes e si compone come una vera e propria raccolta di quelle schede e quei fogli che Barthes aveva pazientemente redatto cercando di mettere insieme i temi e i motivi che caratterizzano il pensiero storico di Michelet.


La lettura attenta, paziente e appassionata degli scritti di uno dei più importanti storici francesi si è trasformata per Barthes in un’occasione per cercare di ricostruire “un reticolo organizzato di ossessioni”.


Non siamo in presenza di una biografia e neanche davanti a un’antologia di brani scelti e commentati, siamo di fronte a un testo complesso e affascinante in cui attraverso un gioco costante di metafore si descrive il lavoro di uno storico e le costanti che emergono all’interno della sua voluminosa opera.

sc007b1cd1 copia copia


Il discorso di Michelet è definito un crittogramma e Barthes riesce a far emergere attraverso un gioco di rimandi e un accostamento di elementi testuali diversi la struttura di un pensiero storico che si fa corpo.


A questo proposito Susan Sontag scrive:


«Attraverso l’inventario dei temi e delle metafore ricorrenti nelle narrazioni epiche del grande storico ottocentesco, Barthes svela un resoconto più intimo: la storia del corpo dello stesso Michelet e la “resurrezione lirica dei corpi passati”. Barthes è sempre alla ricerca di un senso altro, di un discorso più eccentrico, spesso utopistico» (La scrittura come tale: su Roland Barthes, p. 171).


sc007b1cd1 copia copia


Il corpo di Michelet emerge così sin dalle prime pagine come in preda a delle vere e proprio emicranie: siamo davanti a un corpo che lavora in costante condizione di “sgomento totale”. Michelet ha delle vere e proprie emicranie storiche, muore di storia come «si muore – o piuttosto non si muore – d’amore». Michelet «bruca la storia, la percorre e la inghiotte».


In questo percorso, in cui il corpo riveste una dimensione centrale, Barthes ricostruisce anche uno stile nel fare storia. Così scopriamo l’attenzione di Michelet per i documenti intesi come voce: «più il documento si avvicina a una voce, meno si discosta dal calore che lo ha prodotto, e più è l’autentico fondamento della credibilità storica».


Ma siamo davanti a uno storico che ripercorre anche le abitudini e le mitologie che caratterizzano il quotidiano. La nascita dei caffè e altri oggetti che si impongono nella quotidianità sono descritti e presi in analisi.


Barthes parla di Michelet come di colui che ha dato avvio a un’etnologia della Francia attraverso l’interrogazione degli oggetti ritenuti più naturali quali il cibo, i visi o i vestiti.


E che dire delle descrizioni degli umori e dei ritratti dei grandi personaggi della storia attraverso aggettivi puntuali e corrosivi. C’è l’asciutto Luigi XV, il freddo Sieyès, lo spugnoso Vendôme. E ancora la moglie di Filippo V definita la burrosa o Caterina di Russia descritta come la minotaurica.


«Ciascun corpo della storia micheletista reca siffattamente l’insegna della propria carne».


Siamo in presenza di un testo che propone una critica tematica e che al contempo si interroga sulla “struttura di un’esistenza”, la lettura di Michelet è allora un’occasione per tornare a riflettere ancora una volta su un metodo di lavoro.

sc007b1cd1 copia copia


Oggi questo libro in Italia appare di difficile reperibilità, l’ultima edizione uscita per Guida risale al 1989. Nonostante abbia goduto di poca fortuna e venga raramente citato o poco ricordato rappresenta un passo importante nella produzione di Barthes e diventa speculare a un altro libro, il Barthes di Roland Barthes che appare nella stessa collana e che esce vent’anni dopo.


Prima edizione francese: Michelet par lui-même, Seuil, Paris 1954.


Prima edizione italiana: Michelet, trad. it. a cura di G. Viazzi, Guida, Napoli 1973


Note: Autopresentazione, a cura di G. Marrone, Scritti. Società, testo, comunicazione, Einaudi, Torino 1998.


S. Sontag, La scrittura come tale: su Roland Barthes, tratto da «Riga», n. 30, 2010. 

 

Bar Barthes, di Marco Mondino

-i testi

6: Emicranie

1: Linee programmatiche

2: Linee biografiche

3: Lingua, stile, scrittura

4: Dieci ragioni per scrivere

5: Il fibroso

6: Emicranie

7.1: Imitazioni

7.2: Pittura, scrittura, cucina

8: La scrittura del visibile

9: Barthes recita!

10: Scrivere

11: L’occhio inesperto

12: Barthes il centenario

Barthes_mondino_novaro_1

Bar Barthes, di Marco Mondino

Un tentativo di esplorare con cura il pensiero di Roland Barthes attaverso i suoi libri, condotto attraverso lo sguardo attento e interrogante di chi si accosta a Barthes decenni dopo la scrittura delle sue opere. Marco Mondino apre il suo Bar su FN, con un gesto ambizioso e pacato, che vuole dar conto di tutti i testi di Barthes pubblicati in Italia -presentati, nelle illustrazioni, nelle loro prime edizioni-, uno per uno, cronologicamente; ai post monografici se ne affiancheranno altri, più mossi, inaspettati, d’occasione. Concluso, con la pubblicazione degli inediti più personali, il tempo presente di un autore che ha segnato profondamente almeno tre decenni del pensiero culturale, il Bar Barthes si propone di inziarne una rilettura, informativa, puntuale, divertita. 

 

Bar Barthes, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post