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Roland Barthes: S/Z. Einaudi 1973

Roland Barthes: S/Z

roland barthes

FN mostra Barthes

50 prime edizioni di Roland Barthes in mostra


a cura di Federico Novaro e Marco Mondino
grafica di Christel Martinod

 

dal catalogo della mostra
scheda n.10

S/Z (S/Z; Éditions du Seuil, 1970)
Traduzione di Lidia Lonzi

Einaudi, La ricerca letteraria. Letteratura -16
Torino 1973

Brossura; 10,5 x 18 cm.; 251 pp.
Responsabilità grafica non indicata

[L’analisi di Sarrasine di Balzac compiuta attraverso la segmentazione e la frammentazione del testo in lessie, “piccoli frammenti di testo”, secondo la definizione di RB. Contiene un indice ragionato utile per mostrare le procedure adottate per l’analisi del testo.]
[Le due collane gemelle, “La ricerca letteraria” (articolata in “Serie straniera” e “Serie italiana”)(1965-1973) e “La ricerca critica” (articolata in “Letteratura” e “Cinema, musica, teatro, arti visive”) (1967-1982 con ristampe sino al 1989), sono state il luogo dove la casa editrice Einaudi si è misurata con le avanguardie, restando le più sperimentali del catalogo; caratterizzate dall’assenza di illustrazione avevano copertine di cartoncino lucido, verde bandiera, rosa fucsia, blu petrolio e a volte addirittura riflettente per le grigie della “Serie straniera”]
[Ristampato nella “PBE” nel 1981 dove ha avuto più ristampe]
[Fuori catalogo]

roland barthes

Dalla nota in coda al volume:

Roland Barthes   S/Z

Nel medioevo la gestione del testo anteriore era divisa in quattro ruoli, nessuno dei quali corrisponde a quello che oggi chiamiamo il critico. Lo scriptor copiava, senza aggiungere nulla. Ciò che il compilator aggiungeva non era mai farina del suo casso. Se il commentator metteva qualcosa di suo nel testo guida, lo faceva puramente allo scopo di renderlo intelligibile. Finalmente l’auctor azzardava alcune idee proprie, ma sempre sostenedole con ciò che era stato pensato da altri.
Io ho tentato di fare tutto questo da solo e contemporaneamente. Ho copiato un testo, antico, molto antico, un testo anteriore poiché è stato scritto prima della nostra epoca moderna; ho ridotto in rantumi e rimesso insieme delle idee acquisite attraverso la cultura, vale a dire attraverso il discorso degli altri; ho steso un commento, non per rendere intelligibile, ma per sapere cosa è l’intelligibile; e nel fare tutto ciò ho continuam,ente preso come punto d’appoggio ciò che veniva enunciato intorno a me.
Spero in tal modo di collaborare,
en passant (come si conviene a ogni scrittura), alla pluralizzazione della critica, all’analisi struturale del racconto, alla scienza del testo, ad incrinare il sapere dissertativo: un complesso di attività che, a mio modo di vedere (e tutto, intorno a me, dice quanto siano urgenti) si collocano all’interno dell’edificazione (collettiva) di una teoria liberatrice del Significante.

 

 

 

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