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ROLAND BARTHES e ARCIMBOLDO.

Roland Barthes, Arcimboldo

Bar Barthes, di Marco Mondino

-le immagini

8: La scrittura del visibile

«Così procede Arcimboldo, dal gioco alla grande retorica, dalla retorica alla magia, dalla magia alla sapienza»

(Arcimboldo, p. 54).

Roland Barthes, Arcimboldo. Abscondita 2005. Responsabilità grafiche non indicate. Copertina (part.), 1

La scrittura del visibile è un tema che riserva sempre piacevoli sorprese: guizzi di senso, interpretazioni ricercate e, allo stesso tempo, la convocazione di quell’universo barthesiano che in un modo o nell’altro ci appare familiare.

Leggi Arcimboldo e la scrittura di Barthes si rivela in tutta la sua efficacia con il suo modo di procedere in fuga dall’ovvio e alla ricerca del senso che si dispiega su più livelli.

I quadri di Arcimboldo sono così tante cose e, pazientemente, Roland Barthes ci suggerisce la sua lettura che mette insieme il gioco, il fiabesco, la retorica, il ruolo dell’osservatore, che può cogliere aspetti diversi

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di una pittura a suo modo “mobile”, e ancora il mostruoso.

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Le teste composte si inseriscono in una dimensione ludica, in un grande gioco di società dove gli elementi accostati contribuiscono alla costruzione di un tema. Combinando l’edera, il fungo, la stuoia di una serra, ad esempio, viene fuori il tema invernale. Nel convocare il gioco Barthes si affida ai suoi ricordi d’infanzia inserendo sottili spunti autobiografici. Ma le teste di Arcimboldo chiamano in causa anche l’universo dei racconti popolari e hanno qualcosa in comune con le fiabe e i suoi personaggi.

Roland Barthes, Arcimboldo. Abscondita 2005. Responsabilità grafiche non indicate. Pag. 17 (part.), 1 Roland Barthes, Arcimboldo. Abscondita 2005. Responsabilità grafiche non indicate. Pag. 18 (part.), 1

Arcimboldo è per Barthes “Retore e Mago”, artista capace di stupire e argomentare, di usare la tela come un vero e proprio laboratorio di tropi, di sfruttare con agilità la capacità combinatoria degli elementi e di giocare a stupire l’osservatore. La retorica viene convocata con tutto il suo armamentario di metafore, metonimie, allegorie e allusioni:

<<Una conchiglia che sta per un orecchio: è una Metafora. Un ammasso di pesci sta per l’Acqua (dove vivono): è una Metonimia. Il Fuoco diventa una testa fiammeggiante: è un’Allegoria. Enumerare frutti, pesche, pere ciliegie, fragole, spighe per lasciare intendere l’Estate: è un’Allusione. Ripetere un pesce per farne qui un naso, là una bocca: è un’Antanaclasi (ripetizione di parola con senso mutato) >>(p.23).

Ma le opere di Arcimboldo non si limitano solo a questo, che dire dei quadri reversibili? L’immagine si capovolge et voilà, il senso che ne esce fuori è diverso.

Roland Barthes, Arcimboldo. Abscondita 2005. Responsabilità grafiche non indicate. Pag. 36 e 37 (part.), 1

Roland Barthes, Arcimboldo. Abscondita 2005. Responsabilità grafiche non indicate. Pag 37 e 36 (part.), 1

La pittura di Arcimboldo è per Barthes mobile e sta all’osservatore allontanarsi o avvicinarsi, concentrare il suo sguardo sul dettaglio, sulla frutta o sui legumi, o sull’intero volto e sulle espressioni degli sguardi. Il senso così per Barthes muta anche dal livello in cui si pone lo spettatore e saranno, ad esempio, la vicinanza o la lontananza a fondarlo.

Gli oggetti disposti sulla tela contribuiscono a creare dei visi e, al contempo, delle allegorie, ma proprio a partire dal senso allegorico altri sensi sono possibili e questi nascono dai movimenti attrattivi o repulsivi del corpo.

sc007b1cd1 copia copiaBarthes ci ricorda come davanti a una testa composta si sviluppa anche un mondo del valore, per cui non ci si limita a indovinare, a cogliere i giochi retorici ma ci si trova anche di fronte a «disagio, sgomento, desiderio, riso» tutti questi elementi contribuiscono ancora una volta ad arricchirne la lettura.

Le teste di Arcimboldo coinvolgono così anche un livello patemico, una dimensione disforica, quello che Barthes definisce un vero e proprio diasgio

<<Guardate l’inverno: quel fungo tra le labbra sembra un organo ipertrofico, canceroso, laido: vedo il volto di un uomo appena morto, una pera d’angoscia affondata nella bocca fino all’asfissia>> (p. 47).

La carne arcimboldesca osserva Barthes è sempre eccessiva, devestatata, tumefatta. Sarà proprio l’utilizzo di una logica combinatoria che permette alla pittura di Arcimboldo di accrescere la disforia:

<<più una forma è venuta di getto più è euforica. […] Il procedimento stesso della composizione interviene a sconvolgere, disgregare, guastare il sorgere unitario della forma>> (p. 49).

Ma il mostro è anche meraviglia, un mondo dove animale, umano e vegetale si combinano generando una trasmigrazione.

Gioco e retorica, combinazione e meraviglia, stupore e disgusto, repulsione e riso, nei ritratti di Arcimboldo il processo di senso non si arresta e anche le ragioni del corpo entrano in gioco.


Info

Il testo, originariamente pubblicato nel 1978 da Franco Maria Ricci, è stato inserito in L’ovvio e L’ottuso e, nel 2005, riproposto da Abscondita nella collana Miniature. L’edizione è arricchita dalle riproduzioni di alcune opere (in bianco e nero) e include una nota sulla vita e sulle opere di Arcimboldo scritta da Corinna Ferrari.

Nella stessa collana Abscondita ha pubblicato anche lo scritto di Barthes La Tour Eiffel.


Roland Barthes, Arcimboldo. Abscondita 2005. Responsabilità grafiche non indicate. Pag. 38 e 39 (part.), 1

Roland Barthes, Arcimboldo. Abscondita 2005. Responsabilità grafiche non indicate. Pag. 39 e 38 (part.), 1


Bar Barthes, di Marco Mondino

-le immagini

8: La scrittura del visibile

1: Linee programmatiche

2: Linee biografiche

3: Lingua, stile, scrittura

4: Dieci ragioni per scrivere

5: Il fibroso

6: Emicranie

7.1: Imitazioni

7.2: Pittura, scrittura, cucina

8: La scrittura del visibile

9: Barthes recita!

10: Scrivere

11: L’occhio inesperto

12: Barthes il centenario

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Bar Barthes, di Marco Mondino

Un tentativo di esplorare con cura il pensiero di Roland Barthes lungo i suoi libri, condotto attraverso lo sguardo attento e interrogante di chi si accosta a Barthes decenni dopo la scrittura delle sue opere. Marco Mondino apre il suo Bar su FN, con un gesto ambizioso e pacato, che vuole dar conto di tutti i testi di Barthes pubblicati in Italia -presentati, nelle illustrazioni, nelle loro prime edizioni-, uno per uno, cronologicamente; ai post monografici se ne affiancheranno altri, più mossi, inaspettati, d’occasione. Concluso, con la pubblicazione degli inediti più personali, il tempo presente di un autore che ha segnato profondamente almeno tre decenni del pensiero culturale, il Bar Barthes si propone di inziarne una rilettura, informativa, puntuale, divertita.

 

Roland Barthes, Arcimboldo. Abscondita 2005. Responsabilità grafiche non indicate. Pag. 4 (part.), 1

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