Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

Roland Barthes: LA CAMERA CHIARA. Einaudi 1980

Roland Barthes: La camera chiara

roland barthes

FN mostra Barthes

50 prime edizioni di Roland Barthes in mostra


a cura di Federico Novaro e Marco Mondino
grafica di Christel Martinod

 

dal catalogo della mostra
scheda n. 21

La camera chiara. Nota sulla fotografia (La chambre claire. Note sur la photographie. Éditions du Seuil, 1980)
Traduzione di Renzo Guidieri

Einaudi, Gli Struzzi -230
Torino 1980
Brossura; 11,5 x 19,5 cm.; 215 pp. ill. b/n (fotog.)
Responsabilità grafica non indicata
Alla copertina: eliografia di Joseph Nicéphore Niépce

[Uno dei libri più citati e letti di Barthes. Un vero e proprio classico anche all’interno degli studi dedicati alla fotografia. Scritto nel 1979, è l’ultimo libro di Barthes pubblicato in vita in Francia, in Italia esce postumo]
[Storica collana tascabile Einaudi, aperta nel 1970 e chiusa dopo alcuni cambiamenti grafici e di programma nel 2009; ha ospitato più di seicento titoli]
[Dopo 16 ristampe ne “Gli Struzzi” è stato riproposto nella “PBE nuova serie” nel 2003]
[Fondo Novaro]

roland barthes

 

Alla quarta di copertina:

Questa nota sulla fotografia (nota nel senso di riflessioni, considerazioni, anche digressione), scritta da Roland Barthes pochi mesi prima della morte, risulta il suo testo più penetrante.
La fotografia, “medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo”, viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi, fotografie con le quali si stabilisce una speciale corrente determinata da “attrazione” e “avventura”, in un raccordo con la cultura surrealista della foto-descrizione anni ’30 e con una riconsiderazione dell’immaginario sartriano anni ’40, e un oggi, un qui e ora, puntualmente vissuto e colto.
Passando poi a uno scavo autobiografico obiettivo – “dovevo penetrare maggiormente dentro di me per trovare l’evidenza della Fotografia” – in cui si ricrea, in una sorta di percorso proustiano, il sentire per affetti e sentimenti.
Perché il discorso è interrogazione, è dialogo, ma è anche confessione; al “linguaggio espressivo” e al “linguaggio critico” se ne aggiunge un altro, più ineffabile e rilevante, vera e propria premonizione: da qui scaturisce una considerazione della fotografia come “studium” e come “punctum” (i due termini usati da Barthes in un distinguo illuminante), ma soprattutto dello storico e dell’effimero in cui viviamo.

Bar Barthes, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post