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24: ROBERT PINGET / Monsieur Songe

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Robert Pinget, MONSIEUR SONGE. Guanda 1983. Prosa contemporanea 24.

Robert Pinget, Monsieur Songe, Guanda, Milano 1983. 112 pp.; 20 cm x 12 cm; (Prosa contemporanea 24)
Titolo originale: Monsieur Songe
Traduzione di Daniele Gorret
Brossura con bandelle
Alla copertina: Pol Bury, 16 palle e 16 cubi su 7 scaffali (1966)
Stampa: marzo 1983
Stampatore: Tipolitografia Lodigraf s.p.a. di Lodi
Copyright by Les Editions de Minuit, 1982
© 1983 Ugo Guanda Editore S.p.A, via Daniele Manin 13, Milano
Lire: illeggibile
Copia in buono stato.

[M. M.]

 

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Alla bandella di copertina:

«Non ho vita che nello scrivere. La mia esistenza è nei miei libri. (…) Il resto può essere soltanto prodotto di una curiosità malsana e assolutamente infondata»: frasi come queste, che rivelano in modo inequivocabile il radicalismo da asceta della letteratura di Robert Pinget, sono forse le più adeguate ad accompagnare il lettore di questo Monsieur Songe, scritto nel corso di una ventina d’anni di un’esistenza letteraria risoltasi in opere come L’inquisitoire, Quelqu’un, Le Libera. I ibro che attraversa altri libri, con un protagonista che raccoglie e filtra i tratti (che sono poi le ossessioni, i tic e le manie) della lunga galleria di personaggi nella «contea» pingettiana tra Fantoine e Agapa, Monsieur Songe è la prova più convincente e definitiva di quella «concezione calma dell’assurdo e della disperazione» che Alain Bosquet aveva riconosciuto propria dell’autore ginevrino rispetto all’opera del maestro e amico Samuel Beckett. Parente stretto dei «vecchi» beckettiani, Monsieur Songe riesce infatti a coniugare con più naturalezza di loro ridicolo e vecchiaia, angoscia e dignità borghese, assurdo ed estrema consequenzialità logica; più ancora, riesce a far coincidere nell’abisso della stessa riflessione banalità senza rimedio e abbagliante illuminazione metafisica. Elemento catalizzatore di queste combinazioni (ottenute quasi sempre a temperature elevatissime) è il comico, che si rivela qui capace di prodezze ed evoluzioni superbe, soprattutto in quel rapporto in «trompe-l’oeil» tra Monsieur Songe che vive o tenta di sopravvivere alla noia («M.S. è un pensionato») e Monsieur Songe che stende il proprio diario dove della noia tenta di registrare i minimi spostamenti progressivi («Perché M.S., essendo poeta, scrive»). «La bêtise est mon fort» si potrebbe porre ad epigrafe dei suoi appunti, rovesciando l’incipit di un libro dedicato a un altro illustre «signore» della letteratura novecentesca: il Monsieur Teste di Paul Valéry. E così grande è la forza della «bêtise» da corrompere le strutture sintattiche e produrre un linguaggio a propria immagine che del parlato privilegerà le ripetizioni, i luoghi comuni, le frasi di circostanza; è come se la ripetitività e la gratuità del reale debordassero dal protagonista e dalle sue «avventure» quotidiane e finissero per intaccare la sostanza stilistica del libro con un ritmo e un’intonazione che, a tratti, non potranno non richiamare al lettore italiano gli esiti migliori di un altro grande poeta del non senso e della banalità domestica: il nostro Achille Campanile.

 

Alla bandella della quarta di copertina:

Robert Pinget è nato a Ginevra nel 1919. Amico di Samuel Beckett e tra i protagonisti della scuola del «nouveau roman», è autore di una ventina tra romanzi, libri di novelle e pièces per il teatro. Tra le sue opere ricordiamo: Entre Fantoine et Agapa (1951), Le fistou (1959), L’inquisitoire (1962, trad. it. L’inquisitoria), Autour de Morlin (1965), Quelqu’un (1965, trad. it. Qualcuno), Le Libera (1968), Passacaille (1969) e L’Apocryphe (1980).

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