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Robert Graves, di Monasterolo / Boccaccini

Robert Graves

Queer Portraits,

di Paola Monasterolo (disegni) e Federico Boccaccini (testi)

32: Robert Graves

Robert Graves

Robert Graves

Robert Graves nacque a Wimbledon nel 1895 e morì nel 1985 a Deya, un piccolo villaggio dell’isola di Maiorca scelto come sua residenza dal 1929. Riuscì a essere poeta, romanziere, mitografo, classicista, critico e traduttore. Lasciò l’Inghilterra e la modernità per rifugiarsi nella vita rurale e eterna, dedicandosi completamente alla scrittura. Si sposò due volte ed ebbe otto figli. Nella sua autobiografia ricorda gli anni della sua formazione a Charterhouse dove, riconosce, non fosse possibile non avere una relazione amorosa omosessuale. Anche se, precisa, rimase sempre onorevole e casto. Durante la Grande Guerra fu unito da profonda amicizia al poeta Siegfried Sassoon, legame il quale, secondo alcuni, non rimase però così casto. Resta una figura controversa, sospesa su quella linea d’ombra dell’amicizia tra uomini, non più cameratismo e non ancora amore.

 

[Federico Boccaccini]

 

Che c’è di Robert Graves in Italia?

La storia editoriale italiana di Robert Graves è un po’ noiosa, ma merita seguirla tutta perché significativa. Graves pubblica più di venti romanzi, innumerevoli raccolte di testi poetici e decine di titoli fra saggi, raccolte e scritti d’accasione, fra il 1916 e il 1985; in Italia in un secolo arrivano 13 titoli e ad essere ristampati sono sempre gli stessi due o tre, ristampati più e più volte -sempre nelle medesime versioni, anche cambiando marchio editoriale. Theoria, Adelphi e Nottetempo sono gli unici marchi che nel dopoguerra sembrano avere tentato una lettura di Graves aggiornata.

Nel 1935 Bompiani pubblicò la traduzione di Carlo Coardi de I, Claudius (1934): Io Claudio. Autobioografia dell’Imperatore Claudio, ristampato lo stesso anno, l’anno dopo e poi nel 1955 e nel 1957 e via via sino al 2012, sotto il marchio Corbaccio, passando anche per Mondadori (sempre la stessa traduzione). Nel 1936 sempre Bompiani pubblicò un secondo libro di Graves sull’imperatore Claudio, Il divo Claudio e sua moglie Messalina. Autobiografia dell’Imperatore Claudio (Claudius the god and his wife Messalina, 1934), di nuovo tradotto da Carlo Coardi; questo comparve poi nel 1947 in 4a edizione con lo straordinario titolo de: Il divo Claudio e sua moglie Messalina : il tormentato regno di Tiberio Claudio Cesare imperatore dei romani, nato nell’anno 10 a.C., morto nel 54 d.C. come descritto da lui, ed anche il suo assassinio per mano di Agrippina, madre dell’imperatore Nerone, e la sua susseguente deificazione, come descritto da altri, titolo che mantenne nel 1958, sempre da Bompiani ma anche nel 1980 e nell’84, per Sonzogno.
Nel 1952 Garzanti pubblica Le isole senza saggezza, traduzione di Maria Galli de’ Furlani de The islands of unwisdom (1949); al 2015 la sola edizione italiana del titolo. Nel 1954 Bompiani pubblica la versione di Francesco Santoliquido de Seven Days in New Crete (1949), Sette giorni fra mill’anni, che sarà ristampata da Mondadori nel 1976 e ritradotta da Silvia Bre per nottetempo nel 2015. Longanesi nel 1955 pubblica I miti greci, traduzione di Elisa Morpurgo de Greek myths (1955), che sarà ristampato innumerevoli volte (l’ultima nel 2014, stessa traduzione, stessa presentazione di Umberto Albini). L’anno dopo Longanesi pubblica La figlia di Omero, versione di Marcella Hannau de Homer’s daughter (1955), ristampato da Guanda nel 1992. Sempre da Longanesi nel 1958 esce La dea bianca, versione di Marcella Bonsanti de The white Goddess (1948) che sarà ristampata nel 1962 e che Adelphi farà ritradurre da Alberto Pelissero nel 1992 (ristampato poi più volte); lo stesso editore, l’anno dopo stampa Una goccia di veleno, versione de They hanged my saintly Billy (1957) di Orsola Nemi. Guanda nel 1964 pubblica le traduzioni di Giovanni Galtieri per I poeti sono gli uomini, antologia poetica, con testo a fronte. Hebrew myths: the book of Genesis (1955), esce col titolo de I miti ebraici e la critica alla Genesi per Longanesi, versione di Maria Vasta Dazzi, poi ristampato nel 1979, nel 1980, nell’’83 -anche in edizione Club degli editori, che lo ristampò nel 1986. King Jesus (1946) esce col titolo Jesus Rex, nella versione di Adriana Dell’Orto, da Bompiani, nel 1982, con edizione Euroclub nel 1983 e poi nei Tascabili, nel 1986. La casa editrice Theoria pubblica nel 1987 L’urlo, Shout (1929), nella versione di Ottavio Fatica, ristampato lo stesso anno e poi nel 1993 da Adelphi, e l’anno dopo pubblica Un brindisi per Ava Gardner (A Toast to Ava Gardner, 1958), a cura di Guido Fink. Guanda nel 1991 pubblica Lamento per Parsifae, nella traduzione di Giovanni Galtieri, antologia poetica, con testo a fronte. Per il marchio Corbaccio nel 1993 esce Il vello d’oro, versione di Francesca Antonini de Hercules, my shipmate (1945). Sempre da Corbaccio esce due anni dopo la traduzione de Count Belisarius (1938), di Luisa Nera: Belisario.

 

[FN]

[i dati sono ricavati dall’incrociare di informazioni trovate sul sito del Sistema Bibliotecario Nazionale, su Wikipedia, sui siti delle case editrici, su ibs e amazon e spesso su ebay e Maremagnum, e, quand’è possibile, direttamente sulle edizioni originali]

Robert Graves

Robert Graves

Queer Portraits,

di Paola Monasterolo (disegni) e Federico Boccaccini (testi)

32: Robert Graves

1: Christopher Isherwood

2: Jeanette Winterson

3: Sandro Penna

4: Hervé Guibert

5: Abdellah Taïa

6: Colm Tóibín

7: Marcel Proust

8: Patricia Highsmith

9: Philip Ridley

10: Patrizia Cavalli

11: Edward Morgan Forster

12: Jean Genet

13: Susan Sontag

14: Truman Capote

15: James Baldwin

16: Gertrude Stein

17: Edmund White

18: Manuel Puig

19: Willa Cather

20: Michael Cunningam

21: Violette Leduc

22: Jean Cocteau

23: Harold Brodkey

24: Giovanni Comisso

25: Evelyn Waugh

26: Alan Hollinghurst

27: André Gide

28: Marguerite Radclyffe Hall

29: Lawrence George Durrell

30: José Lezama Lima

31: Frank Sergeson

 

 

 

 

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