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Thomas de Quincey, Confessioni di un oppiomane

Scheda editoriale
Thomas de Quincey, Confessioni di un oppiomane, Einaudi, Torino, 1973. – XIV-159 pp.
19,5×11,5 cm. – (Centopagine, 25); 1 ed.
Traduzione di Filippo Donini
Nota introduttiva di Filippo Donini
Brossura
Al recto della quarta anteriore: Centopagine / Collezione di narratori / diretta da Italo Calvino
Al recto della quarta posteriore: Nome della collana e titoli pubblicati
Al dorso: numero d’ordine, logo della casa editrice, autore, titolo
Responsabilità grafica non indicata [Bruno Munari]
Stampa: 2 giugno 1973
Stampatore: Officina Grafica Artigiana U. Panelli
© 1973 Giulio Einaudi editore S.p.A.
Titoli originali: Confessions of an English Opium-Eater / Suspiria de profundis

Storia editoriale

Autobiografia romanzata dello scrittore e giornalista inglese Thomas de Quincey, Le confessioni di un mangiatore d’oppio, questo il primo titolo del romanzo, fu pubblicato anonimamente in Inghilterra nel «London Magazine» tra settembre e ottobre del 1821, per poi essere pubblicato in volume l’anno successivo. A seguire, lo scrittore pubblicò i successivi Suspiria De Profundis e The English Mail-Coach per una trilogia della sua vita, divenuta celebre anche nella parziale traduzione francese che ne fece Baudelaire con un commento ne I paradisi artificiali, saggio sulle droghe.

La prima edizione italiana dell’opera è del 1889, pubblicata a Milano dall’editore Battezzati con traduzione di Santostefano. Il romanzo comparve poi nel 1930 sempre a Milano nel catalogo dell’editore Corticelli, all’interno della collana “Fiori di ogni paese”. Ma bisogna aspettare vent’anni perché la fortuna dell’opera di de Quincey incontri i grandi nomi dell’editoria.

Nel 1952, Garzanti pubblica una nuova traduzione del testo a cura di Filippo Donini con il titolo Confessioni di un oppiomane, cui seguirono anche Suspiria de profundis e La diligenza inglese, tradotti da Renata Barocas. Quattro anni dopo anche Rizzoli pubblica il testo con traduzione di Aldo Traverso nella collana “Bur”, ma tornando al titolo originario di Confessioni di un mangiatore d’oppio. Sempre nel 1956, l’opera è pubblicata con traduzione di Traverso per il Club degli editori, nella collana “Il laccio nero”.

Nel 1973, Italo Calvino sceglie l’autobiografia di de Quincey come 25esimo titolo della collana “Centopagine”, da lui diretta in Einaudi: la traduzione è quella Garzanti di Filippo Donini, che ne cura anche la nota introduttiva, ma il titolo cambia in Confessioni di un oppiomane (seconda edizione nel 1981). Due anni dopo, Rizzoli ripubblica il testo nella traduzione di Traverso ma con una introduzione di Pietro Citati, sempre nella collana “Bur”(seconda edizione nel 1983). Nel 1979 il testo è ripubblicato da Garzanti nella collana “I grandi libri Garzanti”, sempre nella traduzione di Donini (seconda edizione nel 1987 e nel 1989 con nuova introduzione a cura di Giovanni Giudici).

Dopo nove anni di silenzio, nel 1990, Einaudi torna a pubblicare il testo, questa volta all’interno della collana “Gli struzzi”, sempre con traduzione di Donini (ristampa nel 1996).
Nel 1997, l’opera è pubblicata a Rimini dalle Edizioni del Corsaro, con il titolo Confessioni un oppiomane inglese, mentre nel 1999 esce per le edizioni Demetra di Colognola ai Colli, in provincia di Verona, con traduzione e presentazione di Marco Longhi Paripurna: il titolo è Confessioni di un oppiomane: storia di una dipendenza.

Nel 2003 Garzanti arriva alla quarta edizione del testo in formato tascabile, senza mai cambiare curatela col duo Donini-Giudici, mentre nel 2011 Confessioni di un oppiomane viene dato alle stampe da Edizioni clandestine di Marina di Massa, nella collezione “Highlander”. L’anno successivo Garzanti pubblica la settima edizione del romanzo nella collana “I grandi libri”. Einaudi non pubblica più il testo dagli anni Novanta, mentre Mondadori non ha mai avuto in catalogo Thomas de Quincey, se non per Suspiria, ma in versione dvd per la regia di Dario Argento.

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