Non starò a raccontarvi delle storie

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PRIDE!

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Pride!

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Mentre l’altro ieri aspettavo l’ennesimo volo in aeroporto (il numero 11 dall’inizio del mese, ma questa volta per piacere) mi affiorava alla memoria la storia di quelle specie di squali che devono stare sempre in movimento, altrimenti muoiono asfissiati perché il loro sistema branchiale non è in grado di pompare acqua fresca e quindi ossigeno.

Una reminiscenza curiosa, che deve avermi colpito da bambino. Non avrei mai pensato di essere un squalo. Né da piccolo, né già più cresciuto, non è mai stata la prima metafora a passarmi per la mente dovendomi raccontare. Forse era anche la situazione italiana, non sono. Quando ero bambino mi vedevo in un futuro curiosamente banale e amorfo, in cui avevo un ruolo ravvivante, magari come insegnante, nel grigiore che mi circondava. Quando da tutto sommato adulto mi guardavo attorno prima di scegliere di lasciare il mio mondo per la Norvegia mi vedevo più come una ballerina di seconda fila, quella del “magari ce la faccio, ho delle potenzialità”, vagamente adombrato di invidia.

Tant’è che si cambia senza capirlo a volte, e a me è successo che la mia vita negli ultimi anni/mesi/giorni è sempre più un viaggio. Quali siano le conseguenze di lungo termine non è dato sapere, ma sicuro sicuro nel breve mi vedrò in qualche incubo come squalo col tutù.

Non saremo navigatori e santi, noi norvegesi più o meno adottivi, ma sono in tanti a viaggiare da queste parti, per i più svariati motivi. E al di là delle ovvie differenze fra viaggiatore e turista, complici le distanze ragguardevoli e il mio lavoro ho iniziato a conoscere nuove sfaccettature di questo grande e strano paese in cui vivo.

 

Trattandosi di un pezzo in vista della chiusura estiva di FN (ma il direttore non chiude mai) mi sembra quasi appropriato raccontare ai lettori delle riflessioni che scaturiscono dal viaggiare, in modo più o meno logico.

 

Per esempio, proprio nel mezzo della distinzione fra turista e viaggiatore in Norvegia, complice il costo della vita, si infila il CouchSurfer, ovvero il navigatore di sofá, colui/colei che con un mix di tecnologie moderne e coraggio vive la sfida del bivaccare gratuitamente per i divani altrui. Grandi risparmi, ma soprattutto contatti e nuove conoscenze. Nonostante il mio essere quasi mai a casa siamo già al surfer numero 3 della stagione, questa volta un ragazzo tedesco sordo che sta girando l’intera Norvegia in bici. Non so bene come, più che altro a gesti e sorrisi, ma ci capiamo. E va bene così, ci si sente molto umani.

 

Restando in tema spostamenti ci sono gli aerei, il mio lavoro e le stranezze della gente che gli aeroporti li attraversa, capendone solo parzialmente le regole. All’aeroporto internazionale di Oslo Gardermoen ancora tanti sono confusi da due soluzioni diverse dal resto dell’Europa ma che la dicono lunga sulla Norvegia: le valigie in transito dall’estero vanno prese in carico e poi riconsegnate alla compagnia aerea[1], e il taxfree esiste anche e soprattutto agli arrivi[2] invece che alle partenze.

 

Altro dettaglio interessante che si nota viaggiando molto è il vestiario, dopo qualche mese si distingue facilmente non solo turista/viaggiatore/business man/passavo di qui per caso. Si inizia pure a capire un po’ di più di provenienze. Per fare un esempio: gli italiani in viaggio da queste parti sono di due tipi: o imbacuccati come per una spedizione sul Cervino, o con un K-Way figo figo. I primi ti fanno ridere a bordo, mentre si godono la sauna inclusa nel biglietto aereo. I secondi normalmente danno soddisfazioni quando il sorriso sui loro volti si spegne uscendo dal terminal e salutati dal venticello di Bodø[3]. Oltre a questa distinzione turistica ci sono quelle più ad uso interno: il norvegese del nord è più værbitt, preso a “morsi” dal clima, e quindi viaggia attrezzato e confortevole. Sarà estate, ma se sei che so, del Troms o del Finnmark, non è raro viaggiare con zaino e capi tecnici. La popolazione di Oslo, cosiddetti østlendinger, viaggiano vestiti più comunemente, e infatti se vengono al Nord non fanno altro che lamentarsi per il freddo. D’altra parte le belle giornate estive (di cui vediamo un esempio in foto, subito dopo un decollo in clima splendido da Leknes, sulle isole Lofoten) sfiorano i 28-30 gradi, quelle brutte regalano facilmente vento, nebbia, 2 gradi e qualche volta un po’ di neve.

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Sempre nel viaggiare si inizia a notare un altro dettaglio, che è il fattore di coesione. A bordo degli aerei più piccoli, come quelli che opera la mia compagnia, è normale conoscersi. O da prima, perché si ritorna finalmente per le ferie al paese natio, oppure perché ci si è già visti prima e perché non attaccare bottone, magari per allontanare dalla mente lo stress di un volo irrequieto (si sa, volare a bassa quota facendo una specie di servizio bus è sicuro ma non necessariamente tranquillo e completamente privo di scossoni). La cosa curiosa, come osservatore, è vedere che bastano 20-25 minuti di volo perché le persone parlino, si conoscano ed intregrino. In quell’istante, in quella situazione, il viaggio unisce si è tutti più vicini.
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Infine, a parlare di questi viaggiatori strani del Nord, non si può non parlare a giugno del Pride di Oslo. Piccolo, unitario, koselig. Non siamo mai in tantissimi a partecipare, circa 20000 per la sfilata. Non siamo neppure sempre fortunati col clima (due anni fa una pioggia molto nordica ha regalato un bel po’ di raffreddore in giro). Ma quello che ci distingue è che siamo lì per una festa di cittadini per i cittadini, a sostenere la bellezza di non essere tutti uguali. Non una polemica. Rappresentanze ufficiali in parata di ogni gruppo politico, organizzazione sociale, provenienza etnica (ma quando è bello vedere i sauditi arcobaleno ballare assieme ai brasiliani?). C’è che la città accoglie la settimana del pride con striscione. C’è che sponsor come piovesse. C’è che il corrispettivo della GTT decora i propri tram con bandierine arcobaleno che sventolano in punta per quei 7 giorni (le uniche altre bandierine ammesse durante l’anno sono quelle norvegesi, per il 17 maggio). C’è che con 20mila persone in strada tutto il resto della città scende a salutare. C’è che “etero come piovesse” in sfilata, sorridenti, possibilmente con marmocchi per mano perché “bisogna educarli da piccoli”. C’è che l’apertura non sta nelle parole, negli slogan, nelle urla, ma nelle piccole azioni. Dalla signora già un po’ anziana che regala un abbraccio ai manifestanti che lo vogliono. O al padre single friendly con cui si fa pranzo dopo aver iniziato il corteo da sconosciuti. O c’è la star comica della tv, notoriamente etero, che però decide di fare tutto il corteo assieme al carro degli orsi con spettacolino annesso e connesso. E sì, ci sono tanti ma tanti politici, ognuno nella sua delegazione, in fondo al corteo, che se proprio un giornalista li ferma dico “Sì, ciao, sono contento/a di essere qua, bel tempo, bell’atmosfera, bella festa”.

Buone vacanze, buon viaggio e buon orgoglio a tutte/i!

 

 

 – il comico Truls Svendsen (etero) partecipa come bear

sigismondi – Il gruppo da parata delle infermiere.

sigismondi – Un po’ più calde a fine parata

sigismondi – L’esercito partecipa con orgoglio…

sigismondi – … e la polizia non è in antisommossa

sigismondi – Pure la Chiesa di Norvegia compare in arcobaleno

sigismondi – Ovviamente non mancano i sindacati. Rossi!

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– Si fanno sempre nuovi amici

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– E rimane una festa che unisce

[1] La Norvegia ha accordi particolari con la EU, nella fattispecie Schengen sì, Masstricht no, ovvero libera circolazione delle persone ma non delle merci. Ciò implica che in un transito da internazionale a nazionale si debba recuperare personalmente il bagaglio, passare attraverso alla dogana, e riconsegnarlo. L’intera operazione, dati i tempi di consegna e di riattraversamento dei varchi di sicurezza, pur con la proverbiale efficienza scandinava, implica che un transfert ad Oslo richieda come minimo un’ora, un’ora e mezzo. Fatto che rende in sé sempre più popolari i voli diretti dall’Europa a città già all’interno della Norvegia.

[2] In un paese dove la tassazione per importare una bottiglia di vino è sui 5 euro, e sui superalcolici sfiora i 24, il taxfree agli arrivi è una garanzia di successo. Prodotti relativamente buoni a prezzi accettabili. Annesse e connesse polemiche politiche non mancano: il nord ce l’ha con chi vive a sud perché hanno più taxfree e quindi accesso ad alcool a buon prezzo. Il sud ce l’ha con il nord perché gli introiti del taxfree pagano fra l’altro la per nulla economica gestione dei piccoli aeroporti del nord. La pace e la guerra scorre attraverso l’alcool. :P

[3] Quello che, vi ricordate, a Marzo cercava di sradicare i cartelli stradali.

 

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Bodø- di Emanuele Sigismondi.

Scrivo con l’anima e la vita sospesa nel nord estremo del mondo, fra Bodø e Sørkjosen, città capoluogo di provincia la prima, con poco meno di 50 mila abitanti, e microscopico paesino perso fra i fiordi e i ghiacci della contea di Troms il secondo, con la folle cifra di 853 abitanti, animali domestici esclusi dal computo.

1. Intro

2. La tempesta perfetta

3. Papperkaker!

4. La piccola bellezza

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