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Da BOWIE a PASOLINI, a Berlino

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Berlino rende omaggio a Pasolini

Passaggio di staffetta al Martin-Gropius-Bau di Berlino. Si danno il cambio due mondi culturali ed estetici estremamente diversi, uniti tuttavia da quello spirito di ribellione che oggi possiamo definire “queer”, segno inconfondibile del loro pensare, agire, produrre. Si è infatti conclusa solo alcune settimane fa la personale di David Bowie e già il rinomato museo berlinese apre le sue porte ad una grandiosa mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini: “Pasolini Roma“.
Cineasta, poeta, pittore, giornalista, marxista e rivoluzionario, ma anche convinto sostenitore dei valori tradizionali e uno dei più importanti critici del capitalismo del Ventesimo secolo, Pasolini rimane una delle figure intellettuali italiane più preziose e, nel contempo, scomode.
Realista poetico, icona del postmoderno, élite intellettuale nel panorama europeo del dopoguerra. Nei giudizi su Pier Paolo Pasolini c’è tutto l’amore che l’intellettualità tedesca ha sempre riservato ad una personalità fuori dal comune, considerata l’anima di una fioritura intellettuale che l’Italia non avrebbe in seguito mai più eguagliato.

pasolini | novaro | galoppo

Giuste o sbagliate che siano queste valutazioni, la mostra inaugurata l’11 settembre a Berlino e in cartellone fino al 5 gennaio 2015, ripercorre gli aspetti pubblici e privati della vita di Pier Paolo Pasolini.
Come il titolo “Pasolini Roma” suggerisce, la mostra ruota attorno al rapporto di Pasolini con la capitale italiana nella quale visse e lavorò per 25 anni, fino al suo assassinio nel 1975.
La mostra è costruita come un viaggio nel tempo e nei luoghi di Pasolini. I visitatori vengono incanalati attraverso una stanza buia che, con l’ausilio di un videoproiettore, si trasforma in uno scompartimento di un treno in corsa. Invece di un paesaggio, fuori dal finestrino scorrono le immagini degli anni giovanili del poeta friulano. Destinazione: Roma. È nella capitale, infatti, che Pasolini fugge nel 1950, lasciandosi alle spalle il Friuli e la giovinezza. La denuncia di abuso sessuale di giovani ragazzi gli costò il posto di insegnante ed anche quello di membro del Partito Comunista.

Nonostante il cambio dalla provincia alla metropoli, la fuga si rivelò essere un fallimento. Non a caso, Pasolini avrà sempre un rapporto d’amore e odio con Roma, un rapporto pieno di contraddizioni. La sua vita nella capitale italiana è stata caratterizzata da un susseguirsi di processi. Non trascorre praticamente anno senza che debba presentarsi davanti ad un giudice: per aver insultato la religione di stato, per oscenità, per diffusione di una cinematografia pornografica. Su un’enorme parete sono elencati tutti i processi a suo carico, con tanto di foto ed articoli di giornale. Ogni volta, la causa delle denunce è un “comportamento sessuale sospetto”.

Pasolini non ha nascosto la sua omosessualità, ne parlava apertamente. In una bacheca si può leggere una sua lettera che rivela come l’omosessualità fosse divenuta un’abitudine per Pasolini – il riferimento è soprattutto agli incontri di sesso anonimo nella periferia romana – e che egli fu costretto dai suoi stessi impulsi a mettere in discussione la propria visione della morale, superandola. Ed è così che poterono quindi nascere capolavori letterari come “Ragazzi di vita” (1955) e cinematografici come “Accattone” (1961).
All’inaugurazione della mostra al Martin-Gropius-Bau presenzia Ninetto Davoli, grande amore del poeta friulano, che ricorda Pier Paolo Pasolini come “una grande persona, una persona, diciamo, umanissima; una persona di una delicatezza estrema, una persona con una sensibilità veramente mostruosa. E malgrado questa sua sensibilità, questo suo modo tranquillo, calmo, sereno, riusciva ad essere pungente e a raccontare tutto quello che lui ha raccontato, quello che c’è anche qui alla mostra”.
E sono le foto di scena accanto ai suoi dipinti, le lettere autografe, i giudizi della stampa italiana dell’epoca che raccontano una vita tra pubblico e privato, il cui segno distintivo rimane l’imprescindibile rifiuto dell’ipocrisia e della bigotteria.

 

ninetto davoli

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