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Pepperkaker!

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Bodø / Pepperkaker!

Qualche tempo fa un norvegese mi ha chiesto di che cosa sia fatto il Natale italiano. Tradizioni, consuetudini, tic nervosi più o meno autoindotti, piatti tipici. Sul momento la risposta non è stata fra le più semplici, ma credo che col tempo riuscirò ad elaborare.
La domanda ha però scoperchiato il vaso di Pandora della mia percezione dei preparativi attorno a me. Non che fossi cieco, ma ad un certo punto mi sono reso conto che dopodomani è Natale e i norvegesi locali sono tutti presi in un loro mondo di esperienze che rendano koselig [1]il periodo più buio dell’anno.
E in effetti si tratta di un momento dell’anno molto sentito, il giro di boa di un ciclo della natura che storicamente enorme influenza sulle nostre vite di omini dei ghiacci.

ora blu
Senza pretesa di essere esaustiva, vi presento una mia lista rigorosamente non ordinata per rilevanza di elementi particolari o differenze fra le culture che ho notato nel corso degli anni.

pepperkaker

 

Qualche tempo fa un norvegese mi ha chiesto di che cosa sia fatto il Natale italiano. Tradizioni, consuetudini, tic nervosi più o meno autoindotti, piatti tipici. Sul momento la risposta non è stata fra le più semplici, ma credo che col tempo riuscirò ad elaborare.
La domanda ha però scoperchiato il vaso di Pandora della mia percezione dei preparativi attorno a me. Non che fossi cieco, ma ad un certo punto mi sono reso conto che dopodomani è Natale e i norvegesi locali sono tutti presi in un loro mondo di esperienze che rendano koselig [1]il periodo più buio dell’anno.
E in effetti si tratta di un momento dell’anno molto sentito, il giro di boa di un ciclo della natura che storicamente enorme influenza sulle nostre vite di omini dei ghiacci.
Senza pretesa di essere esaustiva, vi presento una mia lista rigorosamente non ordinata per rilevanza di elementi particolari o differenze fra le culture che ho notato nel corso degli anni.

 

  • Già i/le norvegesi hanno una passione malsana per tutto ciò che è dolce (il nome stesso, godteri, evoca per l’appunto qualcosa di “buono”), oppure inclusivo di cioccolato, rigorosamente al latte. A Natale questa piccola mania che coinvolge anche insospettabili adulti si esprime al suo meglio con le pepperkaker, i biscotti speziati tipici. La tradizione vuole che siano fatti in casa, nel mondo moderno spesso il norvegese medio compra l’impasto già pronto, in cui zenzero, cannella, chiodi di garofano la fanno da padrone, e realizza da sé i biscotti usando spesso stampini a forma di cuore, renne, angeli, fiocchi di neve, possibilmente tramandati in famiglia da generazioni.
    Una popolare variazione è la casa di pan di zenzero, e sì, esistono anche dei veri e propri artisti che si sfidano per realizzare gli edifici più belli col solo pan di zenzero e glassa di zucchero.
  • Le candele. Non esiste koselig senza una viva fiamma, camino o stufa visti come l’ideale, ma ogni forma di fuoco è utile allo scopo. Durante l’inverno e in particolare nel periodo natalizio due solo le costanti: le candele ovunque in ogni casa, e l’aumento degli incendi. Ovviamente non esiste alcuna correlazione fra i due fatti.
    Fenomeno che merita una menzione nella categoria è quello dell’adventkran, ovvero la corona dell’avvento, decorazione di origine tedesca molto sentita per marcare le settimane che mancano a Natale: ogni domenica d’avvento viene accesa una candela. Så koselig! :P
  • Sempre per restare in tema luminoso, se non si può fare con le candele allora tocca all’elettricità. Stelle di carta illuminate dall’interno appese ad ogni finestra, candelabri ad arco sul davanzale della finestra. Accesi 24/24, molti a LED, tanti ad incadescenza. Ancora una volta, le feste sono la gioia dei vigili del fuoco.
  • I “julekalender”, calendario di Natale. Provengono dalla Germania, ma credo solo in Norvegia si trasformino in una manifestazione quasi psicotica del bisogno di contare il tempo che passa. Non esiste associazione / azienda / negozio / gruppo di amici che non ne organizzi uno, quasi sempre in un formato lotteria / festaiolo. I norvegesi sono in fondo dei giocherelloni, e amano le competizioni. Il calendario di Natale è una scusa per garreggiare fra colleghi e vincere piccoli premi, oltre che un’ovvia maniera per raccogliere sodli per iniziative di beneficienza.
  • Julebord, letteralmente la tavolata di Natale, ovvero la cena dei non ricordi. Non ho altro modo per descrivere la variazione nordica di quella che sarebbe una comune cena aziendale nell’europa del Sud. Un gruppo di persone, spesso colleghi, si riunisce fra metà novembre e metà dicembre (intorno al 15 dicembre normalmente non si organizzano più), per celebrare in compagnia. L’aspetto peculiare e talora comico è che in questa occasione la tradizione impone cibo natalizio, decisamente grasso, e bottiglia di akevitt[2] sul tavolo. Il passo verso l’esagerazione è breve, e il racconto del Dr. Jeckill e Mr. Hyde diviene realtà. Questi circa 20 giorni in cui a turno le varie compagnie organizzano questo genere di feste sono notti di rumori molesti, persone che si addormentano abbracciate ad un cespuglio, punti di sutura nelle posizioni più improbabili, ed assoluta riservatezza su ciò che non è accaduto. Perché questo è il succo, ciò che avviene durante una Julebord è un segreto ben più impenetrabile dei misteri di Fatima.
  • La luce, può sembrare banale, ma è la presenza, o assenza a seconda dei punti vista, più notevole del nord Europa. L’ora blu, il periodo scuro, tanti nomi per quella che si traduce in uno spettacolo per ogni amante della fotografia, possibilmente armato di cavalletto.
  • Il cibo di Natale: i norvegesi non ritengono di aver festeggiato Natale senza i propri piatti tipici. L’uno o l’altro saranno la sera del 24 di dicembre sulla tavola di quasi ogni famiglia norvegese. Parlo delle ribbe/juleribbe, intera plancia di costine di maiale cotte al forno cotenna inclusa, e delle pinnekjøtt, costine di pecora salate ed essiccate, poi fatte rinvenire e cucinate in un modo particolare, con bastoncini di betulla al fondo di una grossa pentola per far sì che l’effetto sia simile a quello di una cottura al vapore. Il tutto servito in compagnia dell’immancabile kålrabistappe, puré di patate e rutabaga.
  • L’albero di Natale: c’è, sempre ed ovunque, quasi sempre vero e rigorosamente segato nelle settimane precedenti alle feste, per poi essere depositato al freddo della terrazza per poi essere trasportato in casa e decorato un paio di giorni prima del 24 dicembre. Assolutamente non in vaso, viene curiosamente spesso decorato con bandierine norvegesi, una tradizione che si dice risalga agli anni di dominazione straniera.
  • La data: il Natale si festeggia il 24 dicembre. Punto. La scaletta prevede per i credenti o amanti dell’atmosfera una cerimonia in chiesa in orario variabile fra le 11 e le 15, e una cena con tutta la famiglia intorno alle 18.00. Segue l’apertura dei regali, rigorosamente accumulati ai piedi dell’albero. Piccolo dettaglio, tutti i regali si aprono in questa occasione, anche se ricevuti con settimane di anticipo da amici/colleghi, vengono depositati tutti sotto l’albero in attesa.
  • Viaggiare, e raccogliersi. I norvegesi sono in fondo eredi dei vichingi, e le famiglie sono sparpagliate a distanze spesso enormi. Questo è l’unico momento dell’anno in cui quasi tutti si riuniscono con i propri cari, attraverso un viaggio spesso molto lungo. Si creano strane compagnie di perfetti sconosciuti viaggiatori, momentanei alleati e amici nel lungo percorso verso i mille posti che sono casa. E in tutto questo, mi piace vantarmi pensando che con il mio lavoro cerco di contribuire.

Buone feste a tutte/i!

[1] Sul termine koselig, cugino scandinavo dell’inglese cozy, bisognerebbe scrivere un saggio. Perché più che un semplice “confortevole” o “piacevole” è uno stile di vita: è la rappresentazione mitizzata di tutto ciò che c’è di bello nella vita, dal calore crepitante del fuoco nel caminetto al piacere più sociale del rivedere un volto amico dopo qualche tempo. Difficilmente traducibile, tornerà sicuramente nei prossimi appuntamenti.

[2] Sulla storia della quale esistono giustamente libri, per semplificazione diremo che si tratta di un mosto di patate fermentate e spezie locali come il comino che poi viene distillato a 40 gradi e fatto invecchiare in botti di quercia. La versione più particolare e forse pregiata è la cosiddetta Linjeakevitt, l’acquavite della linea, chiamata così perché l’invecchiamento in botti avviene su una nave mercantile che si fa il viaggio di andata e ritorno fino in Australia, attraversando per l’appunto la linea dell’Equatore.

 

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