Non starò a raccontarvi delle storie

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Paris

Paris, rue de Turenne. 7.9.93

Come succede nei libri andai a Parigi a far fortuna, sull’onda di un’amicizia appena nata ma come fosse da sempre. Lasciai Torino e tutti i rapporti complicati che avevo lì, salivo a Parigi, con l’idea che tutto sarebbe cambiato, e che lì avrei continuato a fare il fotografo e le gallerie mi avrebbero esposto e il futuro, insomma, era segnato. Fu un fallimento assoluto, ma che in qualche modo, in quei due anni e mezzo che stetti lontano, azzerò tutto quello fatto sin lì. Tornai a pezzi. Ma a Parigi abitammo nella più bella casa. Gigante per tre persone, e per i prezzi di Parigi, che neanche voglio tentare di ricordare. E, in una specie di complotto maniacale -di cui io ero di certo il motore, impiegammo settimane e settimane per trasformarla. Sradicammo dalle pareti la tappezzeria, di pesante velluto verde, che rivelò al di sotto le scritte degli operai che avevano installato l’impianto di riscaldamento, lavammo le pareti, scartavetrammo tutte le boiserie, ogni giorno affittavamo una macchina nuova che faceva cose incredibili, gettava vapore, levigava, aspirava, incollava. Fu una fatica bestiale e un sommo divertimento, e la casa alla fine era fantastica. La luce di tutta la città vi entrava come una visitatrice. Fu una casa piena di storie, e di molto divertimento. Ma poi vinsero le fatiche, e un malessere che non mi dava mai tregua da anni iniziava a diventare immobilizzante. Infine tornai.

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