Non starò a raccontarvi delle storie

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La piccola bellezza

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La piccola bellezza

Devo fare una premessa per scusarmi. Il direttore mi tira le orecchie a distanza, per punirmi del mio non riuscire mai a mantenere una scadenza. Giuro che non è mancanza di rispetto nei confronti dei lettori. Fa parte del mio (cattivo) carattere avere seimila pezzi in lavorazione e non chiuderne mai nemmeno uno. Generazioni rovinate dal multitasking.
 Così, mentre fra appunti digitali e non avrei tre diversi temi da esplorare, ancora una volta mi ritrovo a ripiegare su qualcosa di più rapido, ma spero non meno gradito.
Quello di oggi vuole essere un pezzo di sconnessa ma stranamente coerente riflessione su alcune delle caratteristiche che, a mio parere, rendono la Norvegia, in particolare quella del Nord, e i norvegesi, bella/i.

Il titolo, oltre ad essere una moquerie di quel bellissimo qualcosa (non riesco a definirlo solo film, perdonatemi) che ha vinto un Oscar dipingendo il disfacimento dell’Italia, vuole anche essere una chiave di lettura per quello che nei miei occhi è il segreto della bellezza in salsa norvegese, il piccolo, l’understatement, una piccolezza che sia chiaro può pur sempre generare il suo contrario e veri e propri mostri.

Piccolo avviso per i lettori/trici frettolosi/e: se cercate fiordi/salmoni/gamberetti (intesi come animale)/manzi (questi invece intesi come quella forma animale discretamente più evoluta, amante di camicia di flanella e barba incolta) saltate la lettura a pié pari e fate un salto su visitnorway.no. 
Questo mio pezzuccio, questa volta, prova ad andare oltre. Ma tranquilli/e, di gamberi manzi e strapiombi di fiordi possiamo sempre parlare un’altra volta, se vi va. Semmai scrivetemi!

Dunque cosa e perché di ciò che incontro in questo mitologico “grande Nord” me lo fa vedere come bello?

•    Il  tempo.
O meglio, la totale assenza di un concetto del tempo condiviso/standardizzato. Gli italiani sono stereotipicamente noti nel mondo come il popolo dei ritardi. I Norvegesi no, non sono mai in ritardo, ma il motivo è che non hanno mai punti di riferimento temporale fissati. Per provare a descrivere meglio la situazione: il passare del tempo è percepito in Norvegia come un fatto puramente convenzionale, e i norvegesi in genere vi si adattano. Non è come parlare dei 5 minuti italiani che lievitano a sfiorare l’ora, no. Il tempo è relativo ed arbitrario e questo tipo di interpretazione investe quasi ogni aspetto della vita, travolgendo quelli che in Italia sarebbero i pilastri sacri della giornata (tipo ore pasti, il “mai un cappuccino dopo le 10” etc etc). La normalità norvegese è di una cena che può svolgersi in un orario variabile fra le 13 e le 23+. È il paese del viaggio aereo di 20 minuti che diventa di quattro ore, complice il meteo, e quello in bus diventa spesso di due giorni, d’inverno. Al quale il (nord-)norvegese medio reagisce con una invidiabile flessibilità e ad un disarmante “det ordner seg”, traducibile in “tutto si aggiusta”, ovviamente a tempo e ora da definirsi.

•    Il clima e la sua rilevante irrilevanza.
Strettamente connesso al punto precedente, e concettualmente affrontato in maniera molto simile dai norvegesi. Poiché gli agenti atmosferici e le ore di luce (e quindi il tempo) sono totalmente al di fuori dal controllo umano, pur nella loro straordinaria e a volte distruttiva forza (abbiamo un video, lo trovate in coda), il norvegese medio non crede nel clima, e derubrica l’intera questione con il proverbio “det finnes ikke dårlig vær bare dårlig klær”, ovvero “Non esiste il cattivo tempo, solo cattivi vestiti”. L’approccio, come intuite, è estremamente pratico: vuoi sopravvivere da queste parti? Non farti troppe domande, impara a vestirti nel modo corretto.

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Nuvole e sole all’orizzonte, cambia il tempo in 3, 2, 1 …

•    La fiducia
Un punto da prendersi con le pinze, come tutti i precedenti per carità, ma c’è nella popolazione norvegese una disarmante fiducia verso il prossimo, ovviamente più diffusa nelle piccole realtà di provincia rispetto alle poche città. Alle volte al limite del naiv, riflette probabilmente il passato, quella microsocietà in estinzione delle zone più remote della Norvegia, dove la sopravvivenza si fonda/va sul fidarsi ciecamente dell’altro, senza bisogno di argomentazioni. Ci sono peraltro studi in corso per cercare le origini di questo fenomeno, dato che sondaggi intraeuropei confermano che i norvegesi sono il popolo più fiducioso del continente. La mia teoria, semplice semplice, è la mancanza di cattive esperienze: se non ti bruci N volte non smetterai mai di mettere la mano sul fuoco.

•    Il senso civico semi-nazionalistico
Poco da dire su un piccolo disarmante dettaglio della popolazione norvegese: la maggior parte di coloro che ho incontrato finora è autonoma, indipendente, moderna, antitradizionalista, e magari pure un po’ sovversiva. Detto tutto ciò prova a pungolarli e verrà fuori un senso di appartenenza non per la comunità locale, il campanile che è tanto caro a noi italini, ma piuttosto all’idea di Norvegia come terra natia e casa. Il norvegese pensa alle conseguenze delle sue scelte non soltanto per il suo clan, ma per un gruppo sociale più vasto che potremmo definire “collettività”. Pur inseguendo il suo piccolo interesse privato, nelle scelte macro, di sistema, il principio ispiratore resta quello del pensare all’interesse di tutti. Il tutto mischiato con una buona dose di nazionalismo che fa tenerezza nella sua bontà d’animo e che si esprime al suo massimo il 17 di maggio, festa nazionale.

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In questo giorno felice buona parte dei norvegesi si riversa per le strade in vestiti tradizionali, rigorosamente dietro alla banda di paese e con una bandierina norvegese in mano, salutando tutti e tutte le persone che incontra per la sua strada con un sorridente “Buon compleanno”. Bandiere e bandierine norvegesi ovunque, un sacco di torte e caffé e chiacchierate con vicini/parenti e amici, forse a ricordare che proprio quello è il senso dello stare assieme come nazione.

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•    La schizofrenia sociale
Ovvero di un fenomeno che come italiano di sangue ho vissuto molto male nei miei primi anni nel Nord del mondo. Se volessimo arbitrariamente separare in livelli le sfere sociali in cui l’essere umano si muove nella sua vita quotidiana, avremmo un livello dei rapporti interpersonali, uno dei rapporti di lavoro, altri livelli per famiglia, diversi tipi di amici etc etc. Insomma, come essere umano mi muovo attraverso ruoli diversi su più palcoscenici, ma come frutto della mia socializzazione italiana questi ruoli che ricopro sono interconnessi. L’io c’è sempre. Non puoi distruggere un ruolo senza tangere totalmente un altro, su un piano diverso. A meno di essere in Norvegia, dove con mio sommo stupore se do in un contesto professionale del cretino ad un collega questi scinderà la valutazione pratica sul suo operato (purché giustamente motivata) dal livello del nostro rapporto interpersonale. In altre parole: amici come prima. Ora, provate voi a dire ad un collega che “hai fatto un grossa cazzata” e poi ditemi se non temete quel sapore di mandorle amare nel caffé dopo.
Allo stesso modo, molti troppi norvegesi sembrano funzionare per compartimenti stagni. Perforare la quarta parete, sconfinare fra diversi ambiti della loro vita può essere un po’ complicato. Ma vuoi mettere il piacere di poter dire “scemo” in ufficio? :P

•    La luce
Concludo con ciò che le mia parole non sono in grado di descrivere. Forse sono un incapace. O forse certi fenomeni non sono fatti per essere spiegati. Solo contemplati, con un turbinio di emozioni.
Estate come inverno.
C’è qualcosa della luce norvegese che non si riesce ad afferrare. Fortunamente le macchine fotografiche lo fanno al posto mio.

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Il mare d’inverno, occhio ché qui il vento trascina eccome

 

 

Qua una panoramica dal Keiservarden, la montagnuola che sovrasta la città di Bodø. 15 marzo ore 14.52.

E qui il video

(Autoprodotto, ergo ci si scusa anticipatamente per la qualità. Video dall’ufficio registrato il 7 di Febbraio, in occasione del passaggio della perturbazione Ole sopra Bodø. Notare i cavalloni sullo sfondo, i pezzi di tetto che prendono il volo e la facilità con cui le persone attraversano la strada. Il tutto in un momento di relativa calma, prima che il vento tornasse a soffiare sopra i 150 km/h)

(nota del direttore: ammetto che il video mi ha lasciato un po’ perplesso, sembra tutto così silenzioso e calmo, poi vedevo quelle cose sullo sfondo e non sapevo riportarle a niente che io conoscessi. “Notare i cavalloni sullo sfondo” scrive Sigismondi. Cavalloni? Allora da bravo direttore gli ho scritto e gli ho chiesto e lui mi ha confermato: quello è il mare. AAAAAAAAAAAHHHHHH!)

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Bodø- di Emanuele Sigismondi.

Scrivo con l’anima e la vita sospesa nel nord estremo del mondo, fra Bodø e Sørkjosen, città capoluogo di provincia la prima, con poco meno di 50 mila abitanti, e microscopico paesino perso fra i fiordi e i ghiacci della contea di Troms il secondo, con la folle cifra di 853 abitanti, animali domestici esclusi dal computo.

1.  Intro

2. La tempesta perfetta

3. Papperkaker!

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