Non starò a raccontarvi delle storie

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natale [1972?]

about

Azzardo una data, decido che qui ho sette anni, ma non ho nessun elemento per esserne sicuro. La foto, della quale ho una stampa recente, forse fatta da mia madre da una diapositiva qualche anno fa, non porta nessuna indicazione, solo l’avvento recente delle foto digitali la rende un po’ vecchia. Io non mi riconosco in nulla; non riconosco il maglione, forse un po’ la posa tendente leggermente a sottrarmi dalla scena. Riconosco benissimo luoghi ed oggetti. Siamo nella casa di montagna, dove andavamo nelle vacanze estive e invernali. Un appartamento grande e molto accogliente, con nove posti letto comodi -noi già si era in sei-. C’era anche un piccolo (ai miei occhi di allora) appartamento continguo, dove venivano ospitati gli zii, che facevano Natale, il pranzo, (la vigilia era dedicata alla famiglia ristretta) con noi. Spunta dal lato destro dell’inquadratura un cuscino, nei colori bruciato e nero, un disegno di spighe, opera dalla madre di mia madre, che mi fece molti maglioni, e anche una coperta. Il divano, che veniva chiamato Bastiano, -il suo nome di fabbrica-, era il regno di nostra madre, che stava seduta in una perenne lettura dei giornali fumando le tantissime Nazionali senza filtro che via via nella giornata riempivano d’una fascinosissima nebbia azzurrina la stanza: era il suo posto, non ci si poteva sedere. I nostri genitori, molto eccentrici e ancora in parte indecifrabili nella loro attitudine genitoriale, spesso destabilizzante, concentravano sul Natale una concentrazione di riti che a me piacevano tantissimo, nei quali la parte un po’ ossessiva della mia personalità sguazzava come pesciolino felice. Il Natale apparteneva alla casa di montagna, una volta lasciata tutto spariva mentre ci avvicinavamo a casa, al mare. Credo anche per i miei il Natale fosse una specie di fortino di loro due soli, lontani dalle fatiche parentali -i rapporti con la famiglia di mio padre essendo tesi, e dove fosse divertente allestire una specie di mondo separato per i loro figli, difeso dalle mura di legno del soggiorno, lontano dalle onde del mare e dal rumore del libeccio fra le foglie delle palme dell’enorme casa di giù.

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