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Matteo B. Bianchi / TU CHER DALLE STELLE. Playground 2013 (Recensione di Paolo Armelli)

 

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Tu Cher dalle stelle. Una favola di Natale
di Matteo B. Bianchi
per l’edizione 2013, illustrazione in copertina di Emiliano Ponzi

pag.: 47, brossura; 7€
©2006 Playground, Roma (Gruppo Fandango)

Paolo Armelli, recensioni fuori tempo, 3

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Si possono fare molti discorsi profondi elaborati, è vero, sul Natale: la religione, la rinascita, la famiglia, la solidarietà, i buoni sentimenti. Ma a ben guardare e valutando oggettivamente il numero di ore che passiamo in fila nei negozi stracolmi di gente e resi invivibili da riscaldamenti tropicali, il Natale può essere riassunto in una parola: regali. E sono i regali a muovere un’industria festiva che si basa sulle nostre aspettative e sui nostri desideri. Ecco perché Tu Cher dalle stelle, breve e inconsueta di Natale scritta da Matteo B. Bianchi per la casa editrice Playground, pare un capolavoro di sintesi riguardo a questo cortocircuito di sogni consumistici.

Perché, a pensarci bene, i regali che vogliamo, gli oggetti che desideriamo nel bene o nel male ci definiscono. Da questo punto di vista Tu Cher dalle stelle è un’importante e curiosa storia di identità, di genere. In effetti al centro c’è “l’innocenza di un bambino travisata da un mondo adulto tanto cinico da corrompere persino il mito natalizio“. Infatti Luca, che ha sette anni circa, va in seconda elementare, odia il calcio e ama Maria De Filippi, è piuttosto frustato dal fatto che Babbo Natale negli anni continui a portargli i regali sbagliati: i guanti di Spiderman al posto dei braccialetti delle Winx, una bicicletta al posto di Barbie Capelli Magici… Luca prova a dare la colpa al fatto che il grassone dalla barba bianca è ormai un vegliardo, ma quando cerca di lamentarsi con la madre non ottiene soddisfazione (“Sua madre guarda fissa verso la strada, ma intanto scuote la testa“).

Quest’anno però il regalo in questione è troppo importante: dei pattini bianchi lunghi fino al ginocchio. Babbo Natale non può sbagliare e per questo il bimbo decide di rivolgersi a qualcun altro: “c’è un video (…) con una signora dai capelli lunghi e delle specie di cannucce infilate in testa. È una con dei poteri, tipo supereroe, perché appare e scompare in un raggio di luce.” È Cher. Luca decide subito di fidarsi di lei, che solo lei può capirlo e infatti le scrive una lettera (indirizzata a “Signora Cher, America”) chiedendole i pattini che puntualmente ritrova sotto l’albero il giorno di Natale.

A parte i risvolti fantasiosi e un po’ camp della storia (Cher dice che consegna i regali ai bambini che hanno bisogno perché “un giorno parteciperai a una grande marcia… e canterai le mie canzoni (…) voi mi regalerete l’eternità“), Matteo B. Bianchi, autore televisivo e scrittore di libri fondamento come Generations of Love, riesce a cogliere un punto fondamentale e spinoso delle discriminazioni di genere, a volte crudelmente inconsapevoli: “Ecco: come facciano i grandi a sapere se una cosa è da femmina o da maschio è un mistero che Luca non è ancora ridicolo a capire. Chi glielo dirà a loro? Dove l’avranno imparato? Perché lui non vede dove sta la differenza e loro invece la capiscono così fortemente?“. La sessualizzazione oppositiva dei giocattoli o dei doni è uno dei fattori che più precocemente mettono a disagio le persone in cerca di un’identità sessuale propria. Lo dimostra la reazione di panico e rabbia dei genitori di Luca alla vista dei pattini. Se la prendono con Cher, chiedendo come sia possibile, e lei, pacifica, indicando il proprio aspetto: “Io ho più di sessant’anni. Ti sembra possibile questo?”

La questione si riduce ancora una volta al distorto concetto di “normalità”, di decoro, di consuetudine. Non sta bene che i bimbi giochino con le bambole e le bimbe coi camion perché non è normale. Ci voleva allora questa fiaba, genere che per sua stessa natura sovverte i valori di realtà per raccontare l’opaco della realtà stessa, per aprire gli occhi su un argomento spesso considerato troppo ovvio. Fatevi un bel regalo leggendola. Alla fine anche il Presepe, vedrete, starà meglio con sparsa sopra una nevicata di glitter.

Paolo Armelli, recensioni fuori tempo, 3

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