Non starò a raccontarvi delle storie

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MARCEL PROUST, A Céleste. Versione di Ezio Sinigaglia

 Per Quello Strano Sig. Proust

PROUST_MONASTEROLO_FN

FN presenta

Le Matinées del Sig. Proust

(Variazioni d’autore)

a cura di Giuseppe Girimonti Greco e Ezio Sinigaglia

[Le Matinées del Sig. Proust sono un gioco, un gioco che qui comincia -su proposta di Giuseppe Girimonti Greco- e ancora non sappiamo quando finirà. Ci sarà un testo dato, di Proust, naturalmente, e delle variazioni, dei rifacimenti, delle riscritture. Testi brevi, scherzosi e ipotesi funamboliche o pacate. Ogni volta sarà chiamato un diverso interprete, che scriverà la sua. Noi, affacciati sull’arena, seguiremo il volo dei funamboli sotto la tenda]

1 di 4:  A Céleste. Versione di Ezio Sinigaglia

celeste albaret

A Céleste

 

Filante e aitante, snella e bella,

or d’umor negro ed or allegro,

con Gotha e teppa pappa e ciccia,

acre nel dire e alacre nel

render fiel per miel a Marcel,

arguta, aggraziata, fidata,

para-nipote è a un para-papa.

 

[Grande, fine, belle, un peu maigre, / Tantôt lasse, tantôt allègre, / Charmant les princes et la pègre, / Lançant à Marcel un mot aigre, / Rendant pour le miel le vinaigre, / Spirituelle, agile, intègre / C’est la presque nièce de Nègre]

celeste_albaret

Nota del Traduttore

Le poesie di Proust sono piccole cose – piccolissime a volte – di un grande. Il traduttore non si può dimenticare del secondo termine di questo ossimoro: se non fossero opera di un grande, non gli capiterebbe mai di tradurle. Il vero rischio è dimenticarsi del primo termine e trattare queste piccole cose come se fossero cose grandi. Da parte mia mi sono accostato alle quattro che ho scelto – A Céleste, Pederastia, Paulus Potter e Senza titolo (a Reynaldo Hahn) – più come un complice o un compagno di giochi che come il discepolo o l’idolatra che sono stato nei miei giovani anni. Il movente ludico è quello prevalente, ed è la freschezza del gioco l’elemento che va conservato. Ciò non toglie che vi siano problemi tecnici da affrontare e infedeltà da consumare, come in ogni traduzione da lingua a lingua e, soprattutto, da verso a verso.

Il testo base del corpus poetico di Proust è: M.P., Poèmes, Paris, Gallimard, presentés et annotés par Claude Francis et Fernand Gontier, Gallimard, Paris, 1982, «Cahiers Marcel Proust», Nouvelle série, 10 (su quest’edizione si fondano le due edizioni italiane: M.P, Poesie, trad. di Franco Fortini, Torino, Einaudi, 1983 [poi 1989] e M.P., Poesie, trad. e cura di Luciana Frezza, Introduzione di Luigi De Nardis, Milano, Feltrinelli, 1993 [poi 2008]).

A Céleste: Le sette rime in -ègre o -aigre dell’originale sono indubbiamente un gioco virtuosistico. Ma si tratta di un virtuosismo familiare, affettuoso, bonariamente ironico, a misura del rapporto dell’autore con la dedicataria-governante. Poiché i tentativi di riprodurre in italiano la stessa rima (o rime assonanzate con questa) danno luogo a goffe contorsioni, ho preferito ricorrere a un gioco diverso nella forma ma simile nella sostanza, con rime e assonanze anche raddoppiate all’interno di ogni singolo verso. Un virtuosismo casalingo, alla buona, come nell’originale. Purtroppo Proust non poteva prevedere che la dedicataria gli avrebbe a sua volta dedicato uno dei libri più belli che siano mai stati scritti su di lui. Anche il traduttore deve perciò fingere di non saperlo: di modo che la sproporzione fra i doni resta abissale. L’ultimo verso, del tutto incomprensibile in francese per il lettore italiano, resta (volutamente) piuttosto misterioso anche nella traduzione: occorre sapere che il fratello di Céleste Albaret aveva sposato la nipote di monsignor Nègre, arcivescovo di Tours. Il fratello era dunque nipote acquisito dell’alto prelato, cosicché Céleste, forzando un po’ le cose a scopo canzonatorio, diventa una sua “quasi-” o “para-nipote”.

celeste albaret

 

Le Matinées del Sig. Proust

(Variazioni d’autore)

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