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MONICA BACIO, di Lorenzo Fontana. 7: Cazzi e pasticceria

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Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

7. Cazzi e pasticceria

Era in su i ripiani erbosi,
accanto a delle fosse,
che l’ombre erano mosse
e dagli arbusti i fusti faceano capolino.
È lì che come un’esplosione
si dava libertà all’erezione
e il seme sulla terra bruna spargevate,
è lì che vi amavate
ciascuno alla ricerca del sollazzo
del cazzo, è naturale
e il tocco non è stato mai banale.
Aahhh, quanti capelli accarezzati mori biondi rossi ricci
qualcuno già faceva lì i capricci,
chi con timidezza incideva il solco,
pronto alla fuga,
chi come soldatino ritto in riga
-a casa v’è la figa ma qui cambio divisa
e lento e circospetto ricerco un petto assai villoso-.
Ne spuntano nuovi dagli svettanti pini,
ci voglion occhi fini ed allenati
per scorgere nel buio ‘sti affamati.
Cè quello assai deciso,
c’è chi s’immola al gruppo e devien pupazzo
preso e sbattuto ed inculato a turno,
c’è chi sta nel viburno e fè da segretaria.
T’el visto quello là? Si dà dell’aria,
se crede un gran messere, son mesi che nessun gli tasta lo sedere
e giù grandi risate;
ma tu nel buio a cazzo non t’aggiri o meglio per il cazzo fai i tuoi giri
e sul tappeto d’aghi, il piè leggero,
lo spirto alto e fiero,
hai da devenir qualcossa
ricopri l’ossa con pelle assai diversa
e spersa quella che in passato fu timidezza e sguardo basso
te metti l’aria da gradasso addosso,
sei tutto smosso, non t’le ricordi?
come fremevi e non temevi alcuno
sotto la luna stavi e passavi e ripassavi
ed ecco già arriva un fremito de fianco
con l’occhio un poco stanco t’el guardi nello nero accanto
e nella terra lo vedi:
s’è calato,
ignudo e prono,
nel culo qualcuno infila un cono? uno stiletto? come un legnetto acuto?
è nerezza troppo fitta per capir cosa ci ficca
ma qualcuno intorno agisce su quell’ano che gioisce
t’avvicini circospetto, con rispetto e devozione
c’è una tacita intenzione qui nel parco
che la propria intimità va rispettata
devi aspettar l’assenso , hai da cogliere il consenso,
se di gruppo è qui l’intruppo
c’è lo scarto dell’alzata al sopracciglio
che t’el dice: vieni, vieni, mo’ te piglio,
siamo tutti in sospensione, in attesa dell’azione,
non vi sia rumore alcuno che disturbi l’erezione.

Ecco è or, dall’occhio arreso di quel corpo a terra steso,
che me giunge come un messaggio.

monica bacio

Su, dai, vieni che mo’ assaggio,
mentre sono qui a sudare
ho gran voglia di succhiare.

Sei il prescelto, hai fatto bingo

Fuori tutti ch’ora spingo
calo giù con le ginocchia,
uh, la sento una già scrocchia.
Non distrarti e concentrati un pochino
che già inizia col pompino.
Ora a sincrono guidati
siam bendati dalla notte.
Si, lo so, rischiam le botte
ma pel breve godimento
siamo tutti pronti al rischio
basta un fischio ad avvertire
e nell’ombra scomparire.

Ora astuto guardi in giù
quegli occhioni, all’altezza dei maroni,
ti domandano qualcosa.

Devo andare ch’è già tardi e doman io non riposa:
tengo la pasticceria,
di domenica lavoro, ho da preparar di spagna il pane
non po’ star tutta la notte a mo’ di cane.

Oibò scusa, ho già dunque da venire? M’ero perso in fantasie
te di dolci fai il mestiere? Che fortuna, io son arciere.

Bè, avventuroso, sposta un poco sto’ tuo coso.

Che io son goloso assai, la torta Sacher tu la fai?

Si, ma or non è stagione, sparisci tu, coglione…
pardon, è quel tizio là nel fondo,
tiene il vizio di seguirmi solamente per guardare
mentre io mi fo scopare.
Che dicevo? Ah, la Sacher, la facciamo più in in autunno,
su dai vieni, fai veloce, se no qui il cul me coce.

Bè, giusto è per il pasticcere, d’aver cotto un po’ il sedere.

Tu già sai che la battuta in sti posti è da evitare,
qui se viene per sfondare,
su, concentrati per bene, ritto tieni forte il pene
ecco, già stai per venire
e col suono gutturale dai l’annuncio
per permettergli lo sgancio,
ma, au contraire, lui s’avvinghia, forte.

Alle corte, che in arrivo è già il mio seme!
Ma lui niente, preme preme,
ecco, a terra son finito ed è tutto fuoriuscito:
niuna goccia vien sprecata
già in unica golata il gioco è fatto,
ma che: sei matto?

Te lo dissi, son pasticcere, ho passione per le creme.

Che follia, or lui non teme,
non gli preme la salute
che persone poco astute, che peccato,
questo gran divertimento va sprecato,
tu saluti con il mento.

Massì, ora anch’io mo’ lascio i pini, vado verso i pasticcini.

Manco ascolti e già fingi d’esser sordo,
or dell’auto torni a bordo
s’ode già cantare il tordo e quel nero della notte un po’ si stinge.
Una brezza s’alza
e il corpo sazio ed appagato se move come comandato,
il giro della chiave, l’accensione,
il piè leggero spinge piano la frizione.
Ingrana ora la retro
e sol per un secondo lo sguardo nella sterpaglia in fronte
punta, coi fari semiaccesi , com’occhi arresi al sonno che giunge a far da scudo
e ancor sotto le fronde appare il pasticcere prono e nudo,
la schiena inarcata come una sfoglia
c’ha ancora voglia.
Il culo in su come un candito
un po’ sfiorito, data l’ora
l’erba già odora di mattina
qualcuno gli si avvicina e gli s’infila in bocca,
l’ora per lui ancor non scocca
orsù, si ricomincia
sotto a chi tocca.

monica bacio

 

“Monica Bacio è un nome rubato al personaggio di un testo di Michel Marc Bouchard, che io e Valentina Diana mettemmo in scena nel 2007. Un personaggio che è poi diventato una sorta di mio alter ego e che si è “esibito” in alcune occasioni (e grazie ad Elena Russo Arman, per aver coinvolto Monica nelle performances dedicate a Fassbinder, organizzate da Phoebe Zeitgeist a Milano) per poi rimanere in attesa di un’uscita ufficiale. Ora Monica è quasi pronta, nel frattempo le è cresciuta la barba, e si presenta raccontando la storia di un bambino, del bambino che era, e del suo percorso di crescita e di scoperta del mondo. Ho scritto il lamento di Monica in versi, perchè era per me l’unico modo di dire cose non sempre leggere, mantenendo un po’ di distacco, cercando di non abbandonare mai il tono giocoso e ironico.” [dal Foglio di sala de IL LAMENTO, ovvero le lacrime, DI MONICA BACIO, di e con Lorenzo Fontana, andato in scena il 10 aprile 2015 al Cecchi Point di Torino]

Monica Bacio ha una pagina facebook.

Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

1. Intro

2. In lotta per il sé

3. Il corpo che già parla

4. Salite e discese

5. L’anima appesa

6. Cazzi

 

[ Da sempre FN si interroga, nella pratica, sul rapporto fra testo e immagine in rete e su come sia possibile portare in ambito virtuale materiali che vivono all’interno del mondo tangibile; la serie di Monica Bacio, che Lorenzo Fontana pubblicherà per FN nel corso dell’estate 2015, nasce dal progetto di un monologo, che ha già visto una prima messa in scena come studio. Come si porta un monologo in rete? Senza il corpo dell’attore, senza la voce, la scena? Monica Bacio prova a farlo costruendo dei frammenti che combinano testo e immagine (entrambi di Lorenzo Fontana), in un’operazione che ricorda molto da vicino le serie di Francesco Gagliardi (Esercizi, dove gli spartiti di performance sono resi immagine su carta, spediti, fotografati e messi in rete, affidati all’esecuzione di uno spettacolo privato di cui non abbiamo traccia se non ipotetica) o di Giovanni Tola (Kroppslotion, dove l’autobiografia si articola fra testo e immagine, ponendo il proprio corpo come terreno unico della rappresentazione). N. d. D.]

Monica Bacio, gli ultimi post.
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