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MONICA BACIO, di Lorenzo Fontana. 8: L’imbuto

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Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

8. L’imbuto

Ma la vera tradizione è il gruppone nel vapore.
Si sta lì nel turco bagno adagiati sui mosaici:
chi le chiappe tiene a nudo,
chi col telo per pudore,
chi cammina lentamente e fendendo sto nebbione
cerca un cazzo in erezione.
Ogni ingresso che qui avviene è un evento:
s’apre uno spiraglio atteso, entra l’aria,
qualcun proteso per veder meglio l’arrivo
ma lo schivo serra veloce
o mioddio il caldo è atroce
là, nel fondo, s’intravede un miraggio d’acqua fredda.

Che m’aiuta ad arrivarci? Ho paura de cascarci su sto pavimento turco.

Prego, s’alzi, tenga un braccio.

Piano piano ce la faccio, non son più quel ragazzaccio d’una volta.

Non si deve preoccupare, non abbiam fretta d’andare.

Questo dice lei così, perchè ancor ha giovinezza
e poi tiene la destrezza,
ma per me che vecchio sono
tanti sono i desideri e ben poco il tempo ancora.

Su, su, su, non è ancor l’ora.

Ecco, l’acqua si ghiacciata che rimetta un poco in sesto sta pression precipitata.
Lei lo vede, anche la pelle s’è lanciata giù di sotto,
dell’età pago lo scotto.

 

No, lei non deve ora crucciarsi,
in sto loco non esiste coprifoco per nessuno.
Qui ciascuno trova un posto,
nella nudità del corpo siamo tutti ugual de carne.
Certo alcuni un po’ più in forma
ma non ha da disperare
siamo qui sol per giocare,
se succhiare poi riusciamo siam contenti.
mal che vada ci si unge con gli unguenti.

E in silenzio, nella nebbia, qui si passan le giornate,
con le membra rilassate,
fuori tutte le tossine con la pelle messa a mollo,
si ritorna come in Grecia, quando prenderlo nel culo era cosa assai normale, di Platon piu non c’e’ traccia.

Oh, non vado manco a caccia
sono qua che rilassato osservo e appagato mi bevo un buon Martini.
Qui drento son bambini che poco sanno de quello ch’è passato nel nostro cuor straziato
ne’ corpi rinnegati, sbattuti, dimenticati,
or se metton nella rete e spediscono cazzi a rate.
Caro, ha sete? Lo gradisce un po’ di Vov?

Grazie no, un istante e me ne vo

In quel mercato non mi trovo,
è giusto e sano che l’ano là mettano in mostra
è il loro tempo
ma a me costa rinunciare al mistero dell’incontro:
se del cazzo una figura preparata con gran cura mi spedisci
la sorpresa mi sparisce, mi capisce?
Senza dire poi dei furbi che con scatti farabutti
fanno belli anche i piu’ brutti.

E’ risaputo, è la natura dello scambio
la simulazione lì è regina.

Je sais, ma vede piccina, qui invece è la realtà, vero è che mai non c’è garanzia di sazietà.
I cazzi qui sa sa son vari,
non sempre trovi il giusto e vai a pari.
Ma è meglio, è come nella vita,
a volte non si riesce nell’affare
a volte mo’ te tocca rosicare.
Nel mercato detto “on line” non ci so stare
preferisco qui venire a cazzeggiare.
Or vado, che il Martini è un poco stinto,
lei resta qui, fa un giro in labirinto?

A dire il vero m’è presa un po’ di noia.
Come il Martini s’è stinta anche la foia,
or l’accompagno all’aria
torna verso casa?

Non so, per ora esco all’ aperto
non voglio troppo programmare
che da un momento all’altro potrei anche crepare.

Orsù, non sia si’ pessimista.

Che dice? Per nulla io lo sono-
Lo vede? La vita è come stare in un cono capovolto.

In un imbuto.

Si certo, s’ella così lo vol vedere
ma il cono fa più chic, mi dà piacere,
sapesse quante volte l’ho messo nel sedere.
E dunque, sto cono capovolto, che quando ancora in giovanile età ci stai dentro e allarghi assai le braccia
dei bordi non v’è traccia.
e le pareti son distanti.
man mano poi ch’avanzi le sponde fansi avanti,
son sempre più vicine
e piccoline le azioni che puoi fare,
non ti puoi più sbracciare,
finche’ raggiungi il punto che le membra,
che pria facevi vorticare,
or solo in su o in giù le puoi posizionare
e sempre più t’infili dentro in punta
mentre inizia il rovescio della conta.
Ma c’è una cosa che da codesto stare è unica e vitale:
la visuale.
Quand’eri in su, bambino, quelle pareti invero non vedevi
e in alto senza limiti vivevi
e se lo sguardo sovra te puntavi
gli spazi erano aperti, non v’erano legami nè confini,
tutto l’era uguale al tutto,
com’un infinito vago e in divenire
dovevi esser tu a definire.
Io ora invece, da quaggiù, dal basso di sta’ punta capovolta,
mi guardo in su e il pezzo dello cielo che ho voluto
lo riconosco:
è chiuso da quel cerchio che in genere sta in basso.
Lo guardo e lo riguardo,
è quella la mia circonferenza,
e più nel mio tragitto l’ho allargata
più ampia una visual de ciel m’è data.
Per tutti cangia, e’ legge di natura:
al buco del tuo cono sei tu che dai misura.
Qualcuno per rispetto
lo serra stretto stretto
e’ ver che farlo ampio
richiede grande intento,
a volte si fa a stento,
ma poi il godere è immenso
non so se coglie il senso.

Un poco si, mi pare lei filosofo di vita

E sa, quando finisce la partita non resta che il pensiero un lontan ricordo di ciò che ero.

Lei mi pare ancora in forma

Venga , mi segua, che la porto in riva.

monica bacio

 

 

“Monica Bacio è un nome rubato al personaggio di un testo di Michel Marc Bouchard, che io e Valentina Diana mettemmo in scena nel 2007. Un personaggio che è poi diventato una sorta di mio alter ego e che si è “esibito” in alcune occasioni (e grazie ad Elena Russo Arman, per aver coinvolto Monica nelle performances dedicate a Fassbinder, organizzate da Phoebe Zeitgeist a Milano) per poi rimanere in attesa di un’uscita ufficiale. Ora Monica è quasi pronta, nel frattempo le è cresciuta la barba, e si presenta raccontando la storia di un bambino, del bambino che era, e del suo percorso di crescita e di scoperta del mondo. Ho scritto il lamento di Monica in versi, perchè era per me l’unico modo di dire cose non sempre leggere, mantenendo un po’ di distacco, cercando di non abbandonare mai il tono giocoso e ironico.” [dal Foglio di sala de IL LAMENTO, ovvero le lacrime, DI MONICA BACIO, di e con Lorenzo Fontana, andato in scena il 10 aprile 2015 al Cecchi Point di Torino]

Monica Bacio ha una pagina facebook.

Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

1. Intro

2. In lotta per il sé

3. Il corpo che già parla

4. Salite e discese

5. L’anima appesa

6. Cazzi

7. Cazzi e pasticceria

 

[ Da sempre FN si interroga, nella pratica, sul rapporto fra testo e immagine in rete e su come sia possibile portare in ambito virtuale materiali che vivono all’interno del mondo tangibile; la serie di Monica Bacio, che Lorenzo Fontana pubblicherà per FN nel corso dell’estate 2015, nasce dal progetto di un monologo, che ha già visto una prima messa in scena come studio. Come si porta un monologo in rete? Senza il corpo dell’attore, senza la voce, la scena? Monica Bacio prova a farlo costruendo dei frammenti che combinano testo e immagine (entrambi di Lorenzo Fontana), in un’operazione che ricorda molto da vicino le serie di Francesco Gagliardi (Esercizi, dove gli spartiti di performance sono resi immagine su carta, spediti, fotografati e messi in rete, affidati all’esecuzione di uno spettacolo privato di cui non abbiamo traccia se non ipotetica) o di Giovanni Tola (Kroppslotion, dove l’autobiografia si articola fra testo e immagine, ponendo il proprio corpo come terreno unico della rappresentazione). N. d. D.]

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