Non starò a raccontarvi delle storie

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MONICA BACIO, di Lorenzo Fontana. 4: Salite e discese.

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Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

4. Salite e discese

Prima ancora del fattaccio
dello squartamento insano, avvenuto accanto all’ano,
io sentia gran tenerezza per la loro scompostezza.
Li sentia lì sulla pancia
come piccoli bottoni
e discendere a fatica, questi piccoli maroni.
M’el parea d’essere il solo
ad avere delle ovaie pur tenendo quel pisello tra le gambe snello snello.
Nlle notti al chiar di luna
ci parlavo una ad una,
prima a quella de sinistra
ch’el viaggiar amava molto:
se rimani un po’ domani,
che la visita mi fanno,
io ti pago una granita
che mi evito la gita nuovamente in ospedale.
Te stai ferma giù nel pellame, giusto il tempo dell’esame, dello tastamento freddo,
e poi dopo torni su
e non ti disturbo più.
Tu che a destra fai la brava
non salir proprio al mattino,
tieni duro laggiù sotto,
se discende pure l’altra, e in due state,
a convincere il dottore ce la fate.
Io non so parlar per voi
non son coglione
qui tastando c’è la sola convinzione.
Sono come san Tommaso ‘sti signori
han bisogno de infilarci tutta mano
per infine decretar che sono sano.

Ma voi sapete che il parlare non fu bastante
a convincere sta palla roteante.
Ora stanno al loro posto
sono state martoriate, punzecchiate e analizzate
da chiunque un po’ tastate,
spinte in sotto e poi strizzate,
gentilmente accarezzate,
messe in pesa, riassestate,
stimolate al movimento,
riposizionate a stento ed infine giù legate, con la corda imbavagliate
e da allor nessun più
mette mano fin laggiu,
che de tutto se pol fare
meno che la smanettare.
C’è rimasta come un’onta,
la ferita più profonda,
che col tempo inver s’è chiusa
ma de pelle sensitiva è rimasta ancora viva.
El tener drentro i coglioni,
voglio dire al posto giusto,
non ha dato al maschio lustro de comportamento altero e fiero.
Sempre lieve il gesto porta,
non da uomo se comporta,
ancor lunga è la sgambata,
procediam con la cantata.

 

Monica Bacio Lorenzo fontana

 

 

“Monica Bacio è un nome rubato al personaggio di un testo di Michel Marc Bouchard, che io e Valentina Diana mettemmo in scena nel 2007. Un personaggio che è poi diventato una sorta di mio alter ego e che si è “esibito” in alcune occasioni (e grazie ad Elena Russo Arman, per aver coinvolto Monica nelle performances dedicate a Fassbinder, organizzate da Phoebe Zeitgeist a Milano) per poi rimanere in attesa di un’uscita ufficiale. Ora Monica è quasi pronta, nel frattempo le è cresciuta la barba, e si presenta raccontando la storia di un bambino, del bambino che era, e del suo percorso di crescita e di scoperta del mondo. Ho scritto il lamento di Monica in versi, perchè era per me l’unico modo di dire cose non sempre leggere, mantenendo un po’ di distacco, cercando di non abbandonare mai il tono giocoso e ironico.” [dal Foglio di sala de IL LAMENTO, ovvero le lacrime, DI MONICA BACIO, di e con Lorenzo Fontana, andato in scena il 10 aprile 2015 al Cecchi Point di Torino]

Monica Bacio ha una pagina facebook.

Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

1. Intro

2. In lotta per il sé

3. Il corpo che già parla

 

[ Da sempre FN si interroga, nella pratica, sul rapporto fra testo e immagine in rete e su come sia possibile portare in ambito virtuale materiali che vivono all’interno del mondo tangibile; la serie di Monica Bacio, che Lorenzo Fontana pubblicherà per FN nel corso dell’estate 2015, nasce dal progetto di un monologo, che ha già visto una prima messa in scena come studio. Come si porta un monologo in rete? Senza il corpo dell’attore, senza la voce, la scena? Monica Bacio prova a farlo costruendo dei frammenti che combinano testo e immagine (entrambi di Lorenzo Fontana), in un’operazione che ricorda molto da vicino le serie di Francesco Gagliardi (Esercizi, dove gli spartiti di performance sono resi immagine su carta, spediti, fotografati e messo in rete, affidati all’esecuzione di uno spettacolo privato di cui non abbiamo traccia se non ipotetica) o di Giovanni Tola (Kroppslotion, dove l’autobiografia si articola fra testo e immagine, ponendo il proprio corpo come terreno unico della rappresentazione). N. d. D.]

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