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MONICA BACIO, di Lorenzo Fontana. 10: Dialogo coi genitori / 2, La creante

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Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

10. Dialogo coi genitori / 2, La creante

In un batter d’occhio già infilo la stanza
or tutto è cambiato:
rimasta è soltanto la scrivania bianca,
il resto ora segna la vita un po’ stanca
della Creante, ch’or sento di là,
per radio la stessa cantante;
le solite carte sul verde d’appoggio
ch’un tempo ospitava le mani del bridge
e oggi le stesse l’artrite trafigge;
l’armadio a parete stracolmo di stracce,
cartacce ammucchiate, una vecchia ciclette,
le maglie anni ’80 con grandi epaulettes
e questo fu il loco della gran confessione.

Se qui io rimango è per devozione nei vostri confronti.
Col Pater son scontri e progetti finiti
l’amore è così: non sempre canditi
e fiori d’arancio c’è spesso un finale,
uno sgancio.

Che il bimbo piangendo
de drento dicea:
mi trovo in trincea, difender mi devo,
sol dentro di me io trovo sollievo.
E intanto quell’altra: per voi qui rimango,
di già verso il centro sarei io discesa,
a Porta Portese vorrei far la spesa,
ma siete piccini e sento il legame.
Non son disgraziata
col Pater è ciarpame ma a voi ve difendo,
resisto, combatto, e così via dicendo
smontava dei piccoli le fondamenta.
L’azione cruenta allor non sembrava
ma drento sicuro già tutto tremava.
Ancora sospesa nel volo m’avanza,
lasciando la stanza nel lungo couloir
Creante là in fondo, che c’hai da guardar?

T’el voli perfetta, sei un poco streghetta.

Son sol travestita, che volo è una vita,
io vivo nel limbo del bimbo,
rimango in attesa e a volte discendo
per toglier gli ormeggi e far decollare.
Tu stavi a giocare?

Io fo il solitario, mia grande passione
nel mentre mi ascolto una qualche canzone.

Son quelle d’un tempo di quando bambino
cercava il suo sonno de drento
il lettino
e quella cantava la notte, potente
di note melò e voce suadente.
La grassa cantante parlava all’inconscio:
per me che ero Bacio non era un mistero,
che fossi già culo ero certa davvero
e lui se struggeva con queste strofette:
“E va bene ti voglio, ti voglio,
non voglio, che te
puoi amarmi,
toccarmi,
usarmi,
buttarmi,
anche tu, anche tu.”
Creante suonava in ore notturne
con l’alma nell’urne struggeva il presente.
La pace hai scovato, da parte
hai lasciato l’ardore dell’arte
or solo le carte e un po’di tv.

Non è così male l’età ch’ora sale
ho molto vissuto, amato e cantato,
nel buio i pensieri m’aveano arresa
e com’un’infanta restavo li’ sfranta,
lo spirto lattante viaggiava imperante
dal letto in cucina soltanto pappina
di latte e biscotti
e dentro gran botti.

Perciò gl’infanti, quei veri,
divennero seri
i salti lasciati, costretti in adulti precoci
le croci portavano senza pensare
soltanto di te s’avea d’occupare.

Non v’era la scelta,
è stata obbligata
la strada, segnata, di lì mi ha portata,
ma quando ho capito dov’ero finita
me sono rialzata e infin realizzata,
guardando me sola
e me ne dispiaccio, se buio e non sole
io fui per la prole.

Così è giusto fare, son sante parole.
La vita è una sola, perciò va vissuta:
procedere dritti al proprio bisogno,
non perdere mai contatto col sogno,
saper donde vieni e farne tesoro,
combattere il nero e conquistar l’oro.

Non so cosa intendi con questa tua frase.

Bè, nulla di strano, è solo una fase
che è quella che serve a capire chi siamo
se bene indaghiamo da dove veniamo.

Mioddio, proprio no, io
nulla ho indagato,
fu solo del latte con il cioccolato.
Non voglio saperne, non è più il mio stato
che quella che ero la smisi assai in fretta.
Col Pater veloce all’altare scappai
felice la casa paterna lasciai.

E come? Fuggisti da lì perché stavi male?

Lo bevi un cordiale?

Qualcuno con te era stato scortese?

Ho qui dentro il frigo una gran bavarese…

Perfetto, ho capito.

Il bimbo è salito?

È fuori sospeso che gira un po’ in tondo.

Tu digli di entrare.

Non può più sentire
dal muro borghese è saltato di sotto
d’idee e convinzioni ha pagato lo scotto col cuor
travestito or cambia partito.

Salutalo allora.
Mioddio è giunta l’ora del film in tv,
te n’esci da sola? Mi metto in divano.

Sicuro, tranquilla, conosco la strada, decollo a volano.
E dalla finestra veloce mi lancio,
di sotto il cemento, davanti il palazzo,
e sempre sto cazzo a fare da chiglia,
se cado di sotto nessuno mi piglia.

monica bacio

 

 

 

“Monica Bacio è un nome rubato al personaggio di un testo di Michel Marc Bouchard, che io e Valentina Diana mettemmo in scena nel 2007. Un personaggio che è poi diventato una sorta di mio alter ego e che si è “esibito” in alcune occasioni (e grazie ad Elena Russo Arman, per aver coinvolto Monica nelle performances dedicate a Fassbinder, organizzate da Phoebe Zeitgeist a Milano) per poi rimanere in attesa di un’uscita ufficiale. Ora Monica è quasi pronta, nel frattempo le è cresciuta la barba, e si presenta raccontando la storia di un bambino, del bambino che era, e del suo percorso di crescita e di scoperta del mondo. Ho scritto il lamento di Monica in versi, perchè era per me l’unico modo di dire cose non sempre leggere, mantenendo un po’ di distacco, cercando di non abbandonare mai il tono giocoso e ironico.” [dal Foglio di sala de IL LAMENTO, ovvero le lacrime, DI MONICA BACIO, di e con Lorenzo Fontana, andato in scena il 10 aprile 2015 al Cecchi Point di Torino]

Monica Bacio ha una pagina facebook.

Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

1. Intro

2. In lotta per il sé

3. Il corpo che già parla

4. Salite e discese

5. L’anima appesa

6. Cazzi

7. Cazzi e pasticceria

8. L’imbuto

9. Dialogo coi genitori. 1, Il Pater

 

[ Da sempre FN si interroga, nella pratica, sul rapporto fra testo e immagine in rete e su come sia possibile portare in ambito virtuale materiali che vivono all’interno del mondo tangibile; la serie di Monica Bacio, che Lorenzo Fontana pubblicherà per FN nel corso dell’estate 2015, nasce dal progetto di un monologo, che ha già visto una prima messa in scena come studio. Come si porta un monologo in rete? Senza il corpo dell’attore, senza la voce, la scena? Monica Bacio prova a farlo costruendo dei frammenti che combinano testo e immagine (entrambi di Lorenzo Fontana), in un’operazione che ricorda molto da vicino le serie di Francesco Gagliardi (Esercizi, dove gli spartiti di performance sono resi immagine su carta, spediti, fotografati e messi in rete, affidati all’esecuzione di uno spettacolo privato di cui non abbiamo traccia se non ipotetica) o di Giovanni Tola (Kroppslotion, dove l’autobiografia si articola fra testo e immagine, ponendo il proprio corpo come terreno unico della rappresentazione). N. d. D.]

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