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MONICA BACIO, di Lorenzo Fontana. 5: L’anima appesa

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Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

5. L’anima appesa

Ecco or l’ovaia è scesa
ma ancor l’anima è li appesa.
Con il corpo sì diverso
Lo se chiede se va perso qualchecosa,
se il color non è più il rosa,
se dovria pensar ad altro,
divenire un poco scaltro
ed allontanar l’istinto che lo porta in ogni dove
ad immaginar alcove
solo pien di maschi sorridenti
dallo sguardo di vincenti,
ma non di guerre e di battaglie, con le armi in vil schermaglie,
hanno conquistato lor terre immense e rigogliose,
ma nella testa e dentro il core.
Or la vita ha più sapore
senza indugio e con coraggio
posson dire: vado, assaggio
e per te, in quel dì di maggio,
si son messi i cromosomi incastrati per benino
dunque è inutile spostare, per cercar di rimediare,
se non è nell’apparenza
della figa puoi far senza
e già intuisci dai discorsi
come è meglio ora porsi,
che in convalescenza, de’ passar l’estate,
non si danno per scontate le presenze e ancor gli esempi
degli umani che, in lontani andati tempi,
han lottato e dichiarato che pel loro caro amato
son disposti anco a morire.
Tu li guardi e nello sguardo percepisci il lor soffrire
ma a te par tutto normale
sol del bisturi t’è fé il male
ma dovria restar nel sogno
la beltà c’ognor agogno.
Or racconto spudorato quell’inconscio sciagurato
nelle notti arriva tosto e riprende il proprio posto
nelle fantasie nascoste dove sono già riposte
quelle immagini vietate nel contempo tanto amate
e lui spera in ogni notte che ne arrivino di nuove
e il pisello allor se smove
ecco dunque inizia il sueño

Son da solo inginocchiato
mi circonda solo il buio
c’è silenzio, solo quiete.
Poi nel nero ecco sento un movimento
o qualcosa de presenza,
ho una strana sensazione
e un inizio d’erezione
c’è un pericolo nell’aria?
Non me viene de fuggire
solamente d’aspettare e dal buio ecco, appare
un gran cazzo, solo quello,
non vi scorgo l’uomo snello,
solamente il suo pisello,
che nell’ombra svetta immenso,
io non penso, son tutto corpo
sento che mi parla un porco e mi dice
prendi, succhia,
vero non l’hai fatto mai
ma che è bello già lo sai
non fé in tempo a aprir la bocca
ch’ecco un altro in là mi tocca.

monica bacio lorenzo fontana

 

 

 

“Monica Bacio è un nome rubato al personaggio di un testo di Michel Marc Bouchard, che io e Valentina Diana mettemmo in scena nel 2007. Un personaggio che è poi diventato una sorta di mio alter ego e che si è “esibito” in alcune occasioni (e grazie ad Elena Russo Arman, per aver coinvolto Monica nelle performances dedicate a Fassbinder, organizzate da Phoebe Zeitgeist a Milano) per poi rimanere in attesa di un’uscita ufficiale. Ora Monica è quasi pronta, nel frattempo le è cresciuta la barba, e si presenta raccontando la storia di un bambino, del bambino che era, e del suo percorso di crescita e di scoperta del mondo. Ho scritto il lamento di Monica in versi, perchè era per me l’unico modo di dire cose non sempre leggere, mantenendo un po’ di distacco, cercando di non abbandonare mai il tono giocoso e ironico.” [dal Foglio di sala de IL LAMENTO, ovvero le lacrime, DI MONICA BACIO, di e con Lorenzo Fontana, andato in scena il 10 aprile 2015 al Cecchi Point di Torino]

Monica Bacio ha una pagina facebook.

Monica Bacio

frammenti per un monologo

di Lorenzo Fontana

1. Intro

2. In lotta per il sé

3. Il corpo che già parla

4. Salite e discese

 

[ Da sempre FN si interroga, nella pratica, sul rapporto fra testo e immagine in rete e su come sia possibile portare in ambito virtuale materiali che vivono all’interno del mondo tangibile; la serie di Monica Bacio, che Lorenzo Fontana pubblicherà per FN nel corso dell’estate 2015, nasce dal progetto di un monologo, che ha già visto una prima messa in scena come studio. Come si porta un monologo in rete? Senza il corpo dell’attore, senza la voce, la scena? Monica Bacio prova a farlo costruendo dei frammenti che combinano testo e immagine (entrambi di Lorenzo Fontana), in un’operazione che ricorda molto da vicino le serie di Francesco Gagliardi (Esercizi, dove gli spartiti di performance sono resi immagine su carta, spediti, fotografati e messo in rete, affidati all’esecuzione di uno spettacolo privato di cui non abbiamo traccia se non ipotetica) o di Giovanni Tola (Kroppslotion, dove l’autobiografia si articola fra testo e immagine, ponendo il proprio corpo come terreno unico della rappresentazione). N. d. D.]

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