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L’omosessualità taciuta nel parlare de IL CARDELLINO di DONNA TARTT (Nota di Camilla Valletti)

Il cardellino, di Donna Tartt. Rizzoli 2014. Art director: Francesca Leoneschi / theWordofDOT; graphic designer: @Keith Hayes; ritr. fotog. col. dell'autrice: ©Beowulf Sheehan. Prima di sovracoperta (part.), 3


A proposito de Il cardellino, di Donna Tartt (Rizzoli 2014)

Un aspetto non trascurabile

Nota di Camilla Valletti

Donna Tartt è una bella signora che ama portare cravatte rosa e atteggiarsi come George Sand, quando portava abiti maschili. Ha conosciuto un successo planetario con il fluviale Il cardellino: un romanzo amatissimo dai lettori ma molto bistrattato dalla critica più snob. Ci hanno trovato una certa trivialità, una tendenza ad usare in eccesso i colpi di scena, insomma è stata tacciata di Kitsch. Un peccato che di questi tempi non si perdona, pur assumendo la volgarità ben altri volti.

Eppure, tra le molte prose scritte sulle sue spalle (alle sue inconsapevoli spalle), nessuna ha posto l’accento su uno degli elementi che davvero caratterizza il romanzo.

Tutti hanno preferito insistere sul problema del post trauma (con tanto di scontato riferimento all’11 settembre) e sulla ricerca di quel principio filosofico che va tanto di moda chiamato bellezza. Ma, ed è un fatto assolutamente innegabile, questo è anche un romanzo che racconta l’omosessualità oggi, vissuta in molteplici declinazioni.

Dentro al caos emotivo in cui conflagra il giovanissimo Theo, dopo la tragica morte della madre, l’unica famiglia che sembra tenere è quella composta dal vecchio antiquario gay e dalla sua figlioccia, nipote del suo compagno morto prematuramente. È in quell’alveo che Theo ama per la prima volta e si sente davvero accudite. È nella umida casa del Greenwich che il ragazzo trova l’unico padre capace di insegnarli un mestiere. Dal quel padre putativo sarà poi strappato dal padre biologica e trasportato in una Las Vegas terminale, un luogo neutro ai margini del mondo dove regna il deserto indisturbato dal timido avanzare della civiltà. Ed è qui che Theo ha la sua seconda rivelazione omosessuale, l’incontro con Boris, un quattordicenne di origini russe, abbandonato dal padre, che vive in una casa identica alla sua, vuota e bianca, dove nessuno passa mai a raccogliere l’immondizia.

Tra i due l’amore perfetto, complementare, il gettarsi senza spavento nel nulla che li aspetta, tra alcol e droga consumati per allegria, i due costruiscono una relazione destinata a non finire mai. Un amore trasognato, inebetito dallo sballo, carnale ma non così tanto da poterlo dimenticare il giorno dopo. Perché a entrambi resti ancora la voglia di parlare fitto, di illudersi che sia per sempre.

Certo è arduo restituire tutte le trame che sorreggono l’energetica e fantastica capacità di raccontare di questo best seller davvero centrato. Ma è forse necessario ragionare su come e quanto meglio la letteratura sappia anticipare le forme mutate del sociale e dell’amore. Con buona pace dei critici che rincorrono solo ciò che sanno riconoscere.

Il cardellino, di Donna Tartt. Rizzoli 2014. Art director: Francesca Leoneschi / theWordofDOT; graphic designer: @Keith Hayes; ritr. fotog. col. dell'autrice: ©Beowulf Sheehan. Quarta, dorso, prima, risvolto della prima di sovracoperta (part.), 1

Nella sezione Album, archivio visuale di libri cartacei di FN, 48 fotografie de Il cardellino, di Donna Tartt

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