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Libri belli con copertine brutte

[nel 2015 ho scritto più o meno un post al mese per il sito del Rosso Antico, un vermuth. Esperienza felicissima –pagamenti puntuali, interlocutore gentile e attento–, poi conclusasi per il dirottamento altrove degli investimenti pubblicitari. In questi giorni mi sono accorto che tutto il sito, e quindi i miei post, che sino a poco fa si trovavano, è sparito. Naturalmente da allora molto si è perso nei miei computer, ma qualcosa riesco a recuperare e lo metterò qui, dove si parla di libri a partire da un esempio, un pretesto, uno specimen (n.d.d.)]

Di copertine brutte è pieno il mondo, come è normale che sia; il mondo è pieno di brutte case, di brutti film, di brutte cose; e poi ci sono quelle belle, bellissime e meravigliose. Le copertine brutte rendono un cattivo servizio alla loro ragion d’essere: comunicare in un tempo e in uno spazio molto breve alcune informazioni riguardo il testo che il potenziale cliente della casa editrice troverà all’interno. Non si pensi alla copertina come un orpello che nasconda il testo nudo, come qualcosa che si frapponga fra chi scrive e chi legge, nel mondo cartaceo, il testo in sé non è niente, senza una copertina. Nelle case editrici i manoscritti arrivano impaginati con una copertina, magari con solo titolo e nome dell’autore, ma questi due dati saranno composti sulla pagina non come il testo, ma secondo le regole tipografiche di una copertina: caratteri più grandi, magari centrati sulla pagina; anche chi scrive pensa il suo testo in forma di libro. È nella copertina che si realizza l’unione d’intenti fra chi scrive e chi produce: infinite trattative, litigi o magnifiche sorprese si consumano intorno alla scelta di una copertina. Nessuno ha ragione a prescindere, men che meno chi scrive, tutto è un azzardo. Ragione e torto si possono stabilire dopo, quando né chi scrive né chi produce può più far nulla. Di grafici e grafiche incapaci è pieno il mondo, così come possono essere incapaci le persone che scrivono e le persone che li producono e di questi non merita la pena parlare. Ci sono però copertine brutte di libri belli che è molto interessante guardare per capire l’importanza di una copertina ben pensata. Qual è l’intento di una copertina? Semplificando molto: far vendere il libro. La copertina deve quindi trovare un equilibrio fra la forza del testo e il supposto gusto del pubblico: la copertina è il luogo dove queste due cose devono incontrarsi, diciamo che alle volte questi luoghi sono pensati in modo bizzarro.

La copertina è sintesi e allo stesso tempo generatrice di aspettative. Traduce e visualizza le speranze di chi ha scritto e prodotto il testo e crea un’aspettativa in chi lo comprerà.

Le aspettative, infatti, che la copertina crea, influenzano radicalmente la lettura, poiché sempre cerchiamo ciò che ci aspettiamo di trovare.

Sei esempi:

→ The voyage out (1915), di Virginia Woolf è conosciuto in Italia come La crociera, tradotto da oriana Previtali nel 1956 per Rizzoli e poi più volte ristampato, anche in altre traduzioni, ma col medesimo titolo. Nel 1951 però Longanesi aveva pubblicato la traduzione Giorgia Valensin, col titolo Il lungo viaggio, che non sarà più riproposto; la copertina, elegantissima, con titolo e indicazione dell’autrice in un corsivo svolazzante e fotografia ritoccata a mano di un volto di donna truccata e con cappello e veletta, dall’aria decisamente urbana, suggerisce un testo romantico, “per signore”. Cosa avrà pensato delle pagine e pagine del flusso di coscienza woolfiano chi allora avrà comprato il volume?

→ Le regole dell’attrazione, di Bret Easton Ellis, è ora pubblicato da Einaudi, che con copertine paludate e rigorose l’ha collocato nel mercato scintillante dei grandi scrittori. La pulizia delle copertine attuali ci dice che sì, il testo è pieno di sesso, ma è alta letteratura, ha cioè una funzione rassicurante. Quando Pironti lo pubblicò per la prima volta, nel 1988 confezionò una copertina orrenda, un paciugo di caratteri alla rinfusa su un collage di immagini sexy televisive, andando subito al punto: c’è sesso qui dentro, mica letteratura.

→ Il signor Norris se ne va di Christopher Isherwood ebbe un discreto successo quando nel 1948 Mondadori lo pubblicò nella collana, prestigiosa quanto seria, Medusa. Vent’anni dopo ne fece un’edizione economica, nella collana distribuita in edicola, Gli Oscar. Un libro capitale nel descrivere la Berlino del nazismo nascente, impietoso e drammatico –che fa dell’ironia un’arma raggelante- viene accompagnato da un’immagine dipinta a pennello che fa il verso ai fumetti o alle illustrazioni dei rotocalchi: titolo e illustrazione concorrono in modo infallibile a descrivere un testo dai tratti rosa, un dissidio fra amanti.

→ Elio Vittorini è ora conosciuto soprattutto come critico e redattore nell’Einaudi del dopoguerra. Scrittore avverso al regime fascista, ne subì la censura. Uno dei suoi romanzi più famosi, Il garofano rosso, uscì in versione integrale nella Medusa Mondadori nel 1948. Mondadori lo ripubblica dieci anni dopo, nella collana Il bosco. Al critico inflessibile e rude nell’asprezza dei suoi giudizi letterari viene regalata una copertina dal vago sapore western, elegante nella composizione, con riferimenti diretti al cinema popolare, ai romanzi passionali.

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→ La copertina è di nessun interesse, quasi sciatta; tutta tipografica, senza illustrazione se non il brutto logo. La gerarchia delle informazioni è strana: in alto il nome della collana; a seguire verso il basso il nome della traduttrice, molto in evidenza; subito sotto un inconsueto “presenta”; ancora più in basso, oltre la metà della copertina, il titolo, lasciato in lingua originale e infine l’autore: J.D Salinger. Lo scrittore-mito del dopoguerra occidentale. Autore di solo quattro titoli, fra il ’51 e il ’63 e ritiratosi a vita strettamente privata così radicale da alimentare un mito planetario. Pubblicato in Italia esclusivamente da Einaudi. Cosa mi fa pensare che io sia di fronte a un evento mondiale nella storia della letteratura e non invece a una narcisistica esibizione delle doti di una traduttrice?

 

 

→ Sesso, passione, sentimenti, mistero, desiderio, pornografia, nella Londra dei primi anni ’80. Giovani e meno giovani maschi alla ricerca del piacere, dell’amore, della memoria: come dice la bandella di copertina: “Romanzo … che si snoda fra club privati, biblioteche polverose, bar underground e palestre … colpisce per l’erudizione e la carica erotica che traspaiono dalle sue pagine … il miglior libro sulla vita dei gay mai scritto da un inglese”. Sarà stato deluso chi avrà comprato il libro credendo di trovarci un romanzo storico ambientato ai tempi dei romani –se sarà riuscito a superare la grafica raccapricciante.

 

[post precedentemente pubblicato nell’autunno del 2015]

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