Non starò a raccontarvi delle storie

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LA GELOSIA DI CHARLUS, parte seconda.

Marcel Proust, di Paola Monasterolo

Quello Strano Signor Proust

a cura di Giuseppe Girimonti Greco

e

Mariolina Bertini

QSSP#3.2: Proust inedito in Italia

La gelosia di Charlus. Parte seconda

[Ci sono occasioni in cui il senso delle cose che si fanno diventa un onore. Come direttore di FN sono onorato di ospitare il post che si presenta qui nella sua seconda parte: un brano di Marcel Proust, inedito in Italia, presentato qui per la prima volta, nella traduzione scintillante di Mariolina Bertini. In coda al testo i riferimenti all’edizione francese da cui il brano s’è tratto.]

[F.N.]

Marcel Proust (prova per una serie)

Intro

Dalla fine degli anni ’60 del secolo passato ad oggi, diverse generazioni di proustiani si sono dedicate con passione allo studio dei carnets e dei cahiers manoscritti che documentano la genesi della Ricerca del tempo perduto dal 1908 al 1917.

Chi voglia farsi un’idea dei risultati del loro immenso lavoro, può consultare gli apparati della Recherche nell’edizione della Pléiade diretta da Jean-Yves Tadié (1987-1989) o i primi volumi dell’edizione completa dei Cahiers in corso di pubblicazione presso Brepols.

Recentemente, proprio una proustiana dell’ultima generazione, Laurence Teyssandier, in una monografia che ricostruisce la genesi del personaggio di Charlus (De Guercy à Charlus, Paris, Champion 2013), si è soffermata su alcune pagine di particolare interesse del Cahier 54, redatte da Proust nel momento drammatico della fuga del suo segretario Alfred Agostinelli.

Di queste pagine, che ricostruiscono “dall’interno” la gelosia del barone di Charlus per Félix (il futuro Morel), il giovane amante che lo ha appena abbandonato, non resterà quasi traccia nella stesura definitiva del romanzo.

Perché? Come sottolinea Teyssandier, perché in questo testo singolare – più che in ogni altro brano edito o inedito del capolavoro proustiano – emergono con chiarezza abbagliante i tratti autobiografici del personaggio di Charlus. Accentuando gli aspetti grotteschi del barone, Proust avrebbe in seguito gradualmente occultato la componente autobiografica di questa figura comica e tragica al tempo stesso; ma l’esistenza di tale componente è fondamentale, e prenderne atto ci aiuta a capire il personaggio di Charlus ben più di tutti gli aneddoti sul suo più celebre modello, il poeta decadente Robert de Montesquiou.

[M. B.]

Nadar. In casa della Principessa di Léon; 1891 (prove per QSSP, 1)

[segue da La gelosia di Charlus, parte prima]

Sì, ma dimenticava che anche Félix (almeno, era molto probabile, in base a quel che gli avevano detto) soffriva dello stesso male. Allora la curiosità di Charlus per queste cose, già dolorosa da quando era stato abbandonato e aveva cominciato ad avere dei sospetti, diveniva ben altrimenti straziante, avendo per oggetto Félix stesso. Il mistero di quello strano desiderio, come gli pareva qualcosa di più essenziale, di quasi sacro, ora che M. de Charlus era costretto a chiedersi se abitava una carne adorata, che diventava per lui fonte di tanto dolore! Perché, in base a quale legge, nel seno di quel giovane apparentemente uguale agli altri esisteva una sorta di scavo, di antro misterioso dove, senza averlo mai rivelato a nessuno, lui se ne stava a suonare il flauto per attirare i ragazzi? Il passato di quel corpo, che M. de Charlus avrebbe voluto avvolgere, rinchiudere, isolare nella sua tenerezza, racchiudeva forse, in mezzo alle relazioni con le donne, il desiderio più profondo, più inconfessato, più irresistibile di prostituirsi a questo o quel ragazzo. M. de Charlus richiamava alla mente quelli che Félix poteva aver conosciuto. Pensava al fattorino del telegrafo – che una volta aveva trovato in cucina, quando credeva fosse andato via da parecchio tempo –, al garzone del lattaio. Gli pareva di vederli accanto al suo giovane amante, come in quelle stampe dove si vedono gli amorini intorno a Cupido. Credeva di vederli accanto all’amato; no, non accanto, qualcosa di più, perché la loro presenza intorno a Félix nel corso della sua vita, i loro accoppiamenti con lui, avevano tratto origine dal desiderio profondo di Félix stesso. Mentre Félix giocava con uno di loro, lasciandosi estenuare dalle sue carezze, rideva in lui una gioia che prolungava quel ragazzino [parole illeggibili] sino in fondo al suo cuore, di modo che era dentro di lui, legato a lui, nell’intimo del suo pensiero, quasi nato da lui come quelle divinità, nate da un dio, che giocano intorno a lui, insieme sue amanti e sue figlie; e Félix, che quei ragazzi li aveva desiderati, cercati, amati, posseduti, era decorato, fiorito delle loro carni rosee come un arbusto  fiorito di rose. Se era così, anche lontano dalle città sarebbe rimasto lo stesso. Sul mare, avrebbe trovato il modo di  fare escursioni sino a tardi con un marinaio; in chiesa, quello di chiudersi con un chierichetto nel confessionale. E forse sarebbe stato ancora meglio che M. de Charlus fosse venuto a sapere che Félix era diventato il segretario di un ricco straniero, che almeno non avrebbe amato. O addirittura che non ne sapesse niente, che ignorasse tutto della residenza di Félix, della sua professione, della sua vita, che lo situasse in quel luogo indefinito che fa soffrire meno l’assente all’idea di quel che vi accade, perché quell’idea resta vaga, indecisa, fluttua tra mille supposizioni che si distruggono reciprocamente, non mettono crudeli radici e finiscono per prospettare qualche possibilità astratta, un puro nulla che addormenta la sofferenza e prepara l’oblio.

Alfred Agostinelli (a destra) col padre e il fratello (prove per QSSP, 3)

traduzione di Mariolina Bertini da:

Marcel Proust
Cahier 54, Vol. I (Fac-similé) 278 pages, Vol. II (Transcription) 355 pages.

Transcription, notes et index par Francine Goujon, Nathalie Mauriac Dyer et Chizu Nakano ; Introduction, diagramme et analyse par Nathalie Mauriac Dyer.
Brepols Publishers, 2008.
Collection Marcel Proust. Cahiers 1 à 75 de la Bibliothèque nationale de France. (I).
ISBN (ean13): 978-2-503-51673-8

 

Marcel Proust, di Paola Monasterolo

QSSP#3.2: Proust inedito in Italia

La gelosia di Charlus. Parte seconda

Marcel Proust, di Paola Monasterolo

(Una breve, parziale, immersione nel té; la letteratura cambiò per sempre. Il 14 novembre, cent’anni fa. 

Evviva! Cent’anni dalla prima pubblicazione è un bell’anniversario da festeggiare. La Recherche ci ha cambiato tutte e tutti, che la si sia letta o meno, che la si sia annusata e lasciata lì o letta invece dalla prima pagina all’ultima e poi cercato ancora ogni riga scritta dal Marcel mai saziandosene. Senza la Recherche di Proust il critico gastronomico Anton Ego non avrebbe avuto la sua madeleine incarnata in un boccone di Ratatouille.

La Recherche è impossibile da leggere, oggi. La sua mole, le sue frasi che sembrano non finire mai. Eppure, proprio oggi, quando leggerla sembra essere diventato un atto estremo può essere più che mai necessario. La Recherche può essere il baluardo, la fortezza che ciascuno di noi sa che un giorno può alzare per difendere la natura fluida e maestosa del tempo, sbriciolato dalla nostra passione trionfante per la distrazione.

Così, approfittando dei cent’anni, FN apre una nuova rubrica, affidata alle esperte mani di Giuseppe Girimonti Greco e Mariolina Bertini cui si affiancheranno altre mani e altre voci. Una rubrica che ospiterà cose diverse fra loro, pezzi difficili e frammenti d’occasione, materiali recuperati che si pensavano perduti, appunti, giochi, che, sia che noi si sia folli di Proust sia che noi si sia sospettosi e scettici, sappia tenerci nei pressi, tenerci in allerta, a dirci che Alla ricerca del tempo perduto è là, per noi, da cento anni.)

[F.N.]

(Cent’anni fa, ma proprio cent’anni giusti, il 14 novembre 1913, usciva a spese dell’autore il primo volume di un ampio ciclo romanzesco, A la recherche du temps perdu, Alla ricerca del tempo perduto. Quell’autore era Marcel Proust e il titolo di quel primo volume era Du côté de chez Swann, tradotto da Natalia Ginzburg come La strada di Swann [Einaudi, 1946] e da Bruno Schacherl [Sansoni, 1946] (curiosamente) come Casa Swann.

Vari editori avevano garbatamente rifiutato il manoscritto. André Gide, che aveva espresso un parere negativo per conto di un editore prestigioso, non si perdonò mai di aver commesso “il più grande errore della sua vita”, ma il tempo – galantuomo – ha vendicato Proust: se Gide vanta ormai ben pochi lettori, l’autore della Recherche è ancora oggi misteriosamente di moda; misteriosamente perché Quello Strano Signor Proust non è certo uno scrittore ‘semplice’, anzi, la sua scrittura rifugge dalla semplicità.

In tempi di concisioni estreme, di riduzioni di tutto al cicaleccio di twitter, è difficile pensare a un autore più lontano da un mondo che gli avrebbe fatto semplicemente orrore.

Il titolo che è stato scelto per questa nuova rubrica di FN è un omaggio a uno dei più bei libri che siano mai stati scritti sul nostro festeggiato (Céleste Albaret, Monsieur Proust, Paris, Laffont, 1973). Ma sulla ‘stranezza’ del Signor Proust – queer o non queer, questo è il dilemma – ancora molto ci sarebbe da dire… Buona lettura

[Giuseppe Girimonti Greco]

Marcel Proust, di Paola Monasterolo

Quello Strano Signor Proust

a cura di Giuseppe Girimonti Greco

e

Mariolina Bertini

Il ritratto di Proust, logo della serie, è di Paola Monasterolo

 

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