Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

28: YASUNARI KAWABATA / Il lago

kawabata

 

Yasunari Kawabata, IL LAGO. Guanda 1983. Prosa contemporanea 28.

Yasunari Kawabata, Il lago, Guanda, Milano 1983. 187 pp.; 20 cm x 12 cm; (Prosa contemporanea 28)
Titolo originale: Mizuumi
Traduzione di Lydia Origlia
Brossura con bandelle
Alla copertina: Chiki, A caccia di lucciole, 1795 circa.
Stampa: novembre 1983
Stampatore: Consorzio Artigiano “L.V.G.”, Azzate (Varese)
Copyright by Hite Kawabata, 1954
© 1983 Ugo Guanda Editore S.p.A, via Daniele Manin 13, Milano
Lire: 10.000
Copia in ottimo stato.

[M. M.]

 

marchio_guanda

Alla bandella di copertina:

D Siamo nel Giappone del dopoguerra, lo stesso paese che abbiamo conosciuto nei film di Ozu e di Naruse: un paese di rovine che solo un grande amore della realtà avrebbe potuto ricostruire. Nel Lago, Yasunari Kawabata non disdegna né la realtà né il realismo, lascia che il suo genio sprofondi nella fatalità che tocca tutti i giapponesi e tutti i suoi personaggi. Pure, Kawabata elegantemente si sottrae alla morsa. Prima intravvediamo la sua volontà di non appartarsi, la sua scelta antiaristocratica. L’eroe non potrebbe essere più comune. Ginpei Momoi sembra addirittura un individuo afflitto dal male moderno, la nevrosi: uno lontano come tutti gli altri dalla gloria dei sensi. Poco a poco, però, ci si accorge che l’autore non si accontenta delle apparenze. Il puro e semplice aneddoto, la storia di un fallimento esistenziale e di un devastante senso di sé, della propria “bruttezza” e insufficienza, sarebbero bastati ai registi della “realtà”, per quanto struggente fosse il loro sentimento delle rovine e della inevitabile metamorfosi. Ma non bastano a Kawabata. Che cosa è che spinge Momoi a inseguire tutte le donne che incontra? e perché pensa che al termine dell’inseguimento non può esserci altro che la morte? e perché sono proprio i suoi piedi deformi a spingerlo verso la bellezza dell’universo? La risposta a tutte queste domande forse è sepolta in fondo al lago che ha segnato l’infanzia del protagonista: il lago nel quale è affogato il padre, nel quale fu gettato quell’orribile topo, dove trascorre e si perde per sempre la ricerca del padre, della madre, del figlio. È il lago che custodisce il segreto di un indistricabile teorema psicoanalitico; il lago simbolico, insomma, che scopriamo situato nel punto opposto a quello, realistico, di ogni partenza.

 

 

Alla bandella della quarta di copertina:

Premio Nobel 1968, Yasunari Kawabata nacque a Osaka nel 1899 e morì suicida a Tokyo nel 1972. Della sua opera, permeata da un profondo spirito lirico ed evocativo, da uno stile limpido e da un erotismo estetizzante, sono da ricordare La danzatrice d’izu (1926), Il paese delle nevi (1937), considerato il suo capolavoro, Mille gru (1951), Il suono della montagna (1954), Belle addormentate (1961) e Koto (1962), il suo ultimo romanzo.

 

 

 

Prosa contemporanea, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post