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30: JULIO CORTÁZAR / Qualcuno che passa di qui

cortazar

 

Julio Cortázar, QUALCUNO CHE PASSSA DI QUI. Guanda 1984. Prosa contemporanea 30.

Julio Cortázar, Qualcuno che passa di qui, Guanda, Milano 1984. 136 pp.; 20 cm x 12 cm; (Prosa contemporanea 30)

Titolo originale: Alguien que anda por ahí

Traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini

Brossura con bandelle

Alla copertina: Salvador Dalí, Ragazza alla finestra, 1925

Stampa: gennaio 1984

Stampatore: Edigraf s.n.c. S. Giuliano Milanese

Copyright by Julio Cortázar, 1977

© 1983 Ugo Guanda Editore S.p.A, via Daniele Manin 13, Milano

Lire: 12.000

Copia in ottimo stato.

[M. M.]

 

 

marchio_guanda

Alla bandella di copertina:

In «Cambiamento di luci», una ragazza si innamora di un attore radiofonico, per la sua voce. I due si conoscono e cominciano ad amarsi. Poco a poco, l’elemento in più rispet­to all’inizio, l’immagine del corpo reale, co­mincia a sfaldarsi, a perdere la sua fittizia consistenza. Ciò che contava davvero era la non immagine, l’assenza. È anche così che può finire un amore… In «Alisei», ancora la fine di un amore. Ma questa volta non assi­stiamo alla sua nascita. Solo l’atto conclusivo. Mauricio e Vera sono sposati da vent’anni. Per dare nuovo sapore alla loro storia decido­no di volare in Kenya viaggiando su due aerei diversi ma approdando allo stesso albergo – dove dormiranno in due stanze. Qui, ciascu­no vivrà una sua storia, con nuovi partners. Al ritorno, questa volta sullo stesso aereo, si racconteranno tutto. Ma a raccontare vera­mente ciò che accadrà non sono Mauricio e Vera, bensì i loro due partners che, strano a dirsi, avevano lo stesso programma… In «Apocalisse a Solentiname» il protagonista del racconto è lo stesso autore, Julio Cortázar – in visita nell’ormai leggendaria isola in cui un suo amico, il poeta, prete e guerrigliero Ernesto Cardenal insegna ai bambini e ai con­tadini. Cortázar scatta delle diapositive di alcuni quadri naïf e, più tardi, proiettandosele i nella sua casa di Parigi vedrà apparire, al posto di quella soavità, immagini atroci della violenza latino-americana…

Sono alcune delle undici storie che il grande scrittore argentino ci racconta in questo nuo- 1 vo libro, con il suo stile che potremmo defi­nire «sostantivale», tutto ellissi, tutto cancel­lazione del verbo e, quindi, tutto velocità, ful­mineità. Del resto, l’essere fulmineo è, forse, la caratteristica essenziale, almeno sul piano dello stile, di quella letteratura fantastica di cui Cortázar è uno dei maestri e di cui si torna a parlare con rinnovato interesse, anche criti­co e teorico. Si direbbe che il fantastico nasca, in genere, là dove viene meno la credulità dell’ascoltatore rispetto a colui che racconta una storia, là dove diminuisce il sentimento della realtà. Pure, sembra dirci Cortázar, non è detto che il fantastico segnali una insuffi- ! cienza. Potrebbe essere il contrario. Solo che per essere ancora creduti, o per credere, biso­gna accelerare il tempo, trasformare il «ro­manzo» in «racconto», accorciare la distanza tra la vita quotidiana, da cui partono le storie, e quel flash psichico nel quale si concludono i quelle di Cortázar.

 

Alla bandella della quarta di copertina:

Julio Cortázar è nato a Bruxelles nel 1914 da genitori argentini. In Argentina ha vissuto fino a trentotto anni, lavorando prima come insegnante nelle scuole medie, poi come do- cente di francese all’università di Cuyo. Suc­cessivamente si è trasferito a Parigi, dove vive tuttora, svolgendo l’attività di interprete per l’Unesco. Tra i suoi libri, accolti in lutto il mondo con grande favore di critica e di pub­blico, ricordiamo: Bestiario, 1951; Las armas secretas (Le armi segrete), 1959; Rayuela (Il gioco del mondo), 1963; 62 Modelo para ar­mar (Componibile 62), 1969; Libro de Ma­nuel (Libro di Manuel), 1973; Octaedro (Ot­taedro), 1974; Queremos tanto a Glenda (Tanto amore per Glenda), 1980, presentato in questa collana; Des horas, 1983.

 

 

 

 

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