Non starò a raccontarvi delle storie

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Julian Barnes, L’unica storia. Einaudi 2018

L’unica storia, di Julian Barnes
traduzione dall’inglese di Susanna Basso
Supercoralli Einaudi; Torino, 2018
rilegato, con sovracoperta
237 p.
titolo originale: The Only Story (2018)


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Anni sessanta in una zona suburbana, una quindicina di miglia a sud di Londra, sorge un quartiere residenziale per facoltosi professionisti. Si chiama Village, è fatto di villette separate da siepi di ligustro, di alloro e di faggi. C’è spazio per lunghe passeggiate in macchina, silenzio e ordine. Siamo d’estate, un tempo ozioso, lungo per Paul che ha diciannove anni e alcune decisioni da prendere. Per sfuggire alla noia, su indicazione della madre che spera in frequentazioni vantaggiose, Paul si iscrive al circolo del tennis.
Una decisione così marginale segna per sempre la sua vita. Finisce infatti per giocare un doppio insieme a Susan Mcleod, una donna di quarantotto anni, alta quanto lui, ottima sportiva, abbastanza sfrontata per indossare una abitino bianco bordato di verde. Tra i due l’attrazione è immediata ma non consapevole. Il sesso arriva quasi subito, consumato in macchina, e poi, senza alcun riguardo per le convenienze, direttamente nel letto di Susan che ormai non ha più rapporti con il marito da almeno dieci anni. Tutto alla luce del sole, come se la necessità di vivere la verità dell’amore nel suo “egoismo sommamente giustificabile” nella sua “la smaniosa arroganza, allegra insolenza, placida solennità e bramosia focosa” fossero sufficienti agli occhi del mondo, di un mondo british prima della rivoluzione sessuale, a permettere la sua arditezza.

Julian Barnes scrive un romanzo proprio su questo straordinario misanderstanding nel quale cadono i due amanti, due persone del tutto aliene da qualsiasi grammatica amorosa.
Susan ha avuto un solo rapporto prima di Paul, con Mr E.G., il marito, un uomo sottilmente violento e alcolista; Paul nessuno, a parte una fugacissima relazione con una compagna di scuola. Sono dunque entrambi lontani dal corteggiamento, dalla pratica della seduzione. Senza appigli, privi di passato se non quello che viene dalle parole, i due si tuffano in un fiume che li travolgerà fino alla fine, fino all’alcolismo di lei, fino all’allontanamento fisico di lui, fino al riconoscimento finale che neppure un bacio d’addio sia possibile.

Chi abbia letto Barnes, ritroverà la cura per ogni dettaglio sensibile alla psiche del narratore, ricorderà l’eccentricità di certi suoi personaggi e il sublime incanto di ogni suo paesaggio, sia esso interno o esterno. Inutile segnalare il gusto per la battuta, lo scarto di un comportamento, l’analisi spietata di una società arrivata in fondo al suo ultimo scalino. Qui piuttosto lo scrittore dà prova di una nuova sapienza nell’uso della voce narrante.

Se nella prima parte è un IO forte a fare da narratore, un Paul del tutto fermo nel suo credo: “l’amo e comprendo la verità. Non doveva essere più semplice di così”, nella seconda parte invece quell’io si fa più sfocato, più stanco, come se cominciasse a guardarsi dalla sommità degli anni trascorsi che ormai si fanno quasi rimpianto, e infine, nella terza, l’io di Paul è una terza persona che ricorda all’imperfetto, il tempo della nostalgia e della fine.

Susan è ormai diventata un simulacro, distrutta da una malattia latente che nella convivenza con Paul emerge senza che nessuno possa aiutarla. Susan precipita lontana mentre Paul resta, in fondo, a guardare. Quale è la scoperta che segna l’ultimo atto di quest’amore nato per finire nel corso di un’estate che invece guadagna ogni istante della vita di entrambi? È la scoperta che tutto quello che di Susan aveva affascinato Paul veniva da un altro pezzo della sua vita. Le sue parole, le sue definizioni, la sua carica vitale erano null’altro che il patrimonio tramandato dalla sua vita matrimoniale. Paul si accorge che le espressioni a lui più care sono proprio dell’odioso Mr Mcleod. Susan le ha fatte sue per farle riverberare con il suo vero amore.

Ecco allora che ogni amore non è mai costituito da una materia originale. L’assoluta purezza non appartiene agli amanti. Ogni amore, per quanto unico, è l’eco di mille altri che si sedimentano dentro di noi. Persa l’originale innocenza, Paul può lasciare Susan per sempre nel suo letto di morte senza neppure versare una lacrima.

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Il lavoro dell’amore, a cura di Camilla Valletti
Setacciare in modo del tutto libero dai tempi di uscita o dalle traduzioni in italiano, testi (romanzi, epistolari, diari, raccolte poetiche, monologhi teatrali, sceneggiature) che raccontino l’amore, questo l’intento. Molto facile e molto difficile. Perché l’amore che qui interessa è quello assoluto, travolgente, quello dalla portata talmente rivoluzionaria da modellare il futuro degli amanti e da presumere, per loro, l’esistenza di una speciale preistoria che informi il loro destino. Non seguiremo coppie convenzionali, gestioni di equilibri, ironie alla Bridget Jones o confortevoli nicchie dove far riposare le nostre frustrazioni. Materiale dell’indagine saranno amori dai quali non si esce, amori che non lasciano aperte vie di fuga. Sono storie d’amore uniche, secondo la tesi di base, che qui si riprende senza vergogna dall’ultimo romanzo dello scrittore inglese Julian Barnes, The Only Story che per ognuno di noi esista soltanto una storia d’amore, cioè a dire che, sia essa felice, ricambiata, o viva solo nella nostra mente, ciascuno di noi è contaminato e dominato da un’unica, irripetibile, storia d’amore. Storie ufficiali, segrete, scabrose, inconfessate, rimandate: i luoghi dell’amore capace di incidere per sempre e cambiare la nostra vita, queste studieremo qui.
È una ricerca mossa da criteri del tutto personali, opinabili, certamente; ciò che forse opinabile non è, è la convinzione che al mondo non esita forza più potente dell’amore. Ciò che si prova a dare qui sono dei tasselli, ipotesi per provare a costruire un nuovo discorso sull’amore che sta alla base di ogni umano esperire.

Le illustrazioni:

fotografie di: Panorama de la Gironde et de la Garonne, ou Voyage historique et pittoresque sur les bateaux à vapeur, par Hacinthe Dorgan, M. C., avec croquis et notes de M. Bergues Lagarde; Paris, Librairie de G. A Dentu, 1942: ill. f.t., 1 (fra le pag. 2 e 3) e 2 (fra le pag. 12 e 13)

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